Google+

.:| BLOG .|. GALLERY .|. INTERVISTE .|. CONCORSI .|. CATALOGHI .|. MONO |:. .: :.


venerdì 30 dicembre 2011

Inaugurata la rassegna “IncontrArte”

E’ a Potenza che mercoledì 28 dicembre si è svolta presso la redazione della rivista “In Arte Multiversi”, l’inaugurazione della 1ª Rassegna Nazionale d’Arte dal titolo “IncontrArte”, una mostra collettiva che raccoglie le opere di 15 artisti operanti su tutto il territorio italiano, selezionati attraverso un concorso indetto agli inizi di dicembre. Elevata è stata l’affluenza di pubblico nel corso della serata di vernissage, per un fruttuoso incontro e confronto tra la rivista, gli artisti e i lettori.
Molto apprezzate da parte dei visitatori sono state tutte le opere in esposizione, nella loro varietà di stili e tecniche.
I 15 artisti in mostra sono i lucani Irene Albano di Marconia (MT), Francesca Asquino di Melfi (PZ), Carlo Battista di Baragiano (PZ), Antonella Malvasi di Marconia (MT), Sante Muro di Satriano di Lucania (PZ), Pierpaolo Telesca di Potenza, a cui si aggiungono Antonio Caramia di Grottaglie (TA), Cesare Cassone di Bari, Pasquale Ciao di Eboli (SA), Stella D'Amico di Avellino, Erika e Jessica Dardano di Lombardore (TO), Enzo Magazzini di Cecina (LI), Fausto Nazer di Venasca (CN), Loredana Salzano di Lipari (ME).
Attraverso il suo allestimento “IncontrArte” si articola come un racconto, che, pur spaziando il suo linguaggio dall'informale al figurativo, individua il suo filo conduttore in una armoniosa unità, che trova il suo protagonista nell’uomo. Ciò avviene sia nelle opere in cui esso - direttamente o indirettamente rappresentato - compare nella maniera di un interessante realismo sia quando invece è traslato da un linguaggio astratto ed informale, che, parlando della terra, della geometria e del paesaggio, fa emergere comunque una dimensione umana.
La rassegna sarà visitabile con ingresso libero fino al prossimo 27 gennaio, tutti i giorni, tranne festivi e prefestivi, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 21.00. In virtù della larga partecipazione sia da parte degli artisti che del pubblico, la redazione di “In Arte” ha deciso di ripetere l’iniziativa con un’altra mostra collettiva annunciata per il mese di febbraio, dedicata questa volta allo specifico campo artistico della fotografia. Tuttavia l’obiettivo rimarrà il medesimo, e cioè di stimolare la conoscenza e al tempo stesso le emozioni.


 www.in-arte.org
info  informazioni@in-arte.org

giovedì 22 dicembre 2011

Un'intervista a... CATERINA ZACCHETTI

Dopo aver vissuto qualche anno girando la Spagna, arricchita da questa esperienza, ha deciso che era tempo di tornare in Italia ed è a Milano che Caterina Zacchetti  ha messo in piedi il suo laboratorio, dove con la discreta compagnia del suo gatto e circondata dalle sue piante, crea magnifiche sculture.
Grazie alla creatività di Caterina Zacchetti prendono vita donne dalle forme sinuose e generose, donne fertili, abbondanti, ben piantate sulle loro gambe, sicuramente donne forti ma anche morbide e rassicuranti.
Guardando le tue sculture viene quasi  l’impulso, la voglia, di toccarle, questo mi ha riportato alla mente che nella mia città, esiste un museo molto particolare, unico in Italia nel suo genere, è un museo tattile.
Per un’artista come te che con le mani e la materia ha un rapporto molto speciale, azzarderei  intimo, sarebbe  interessante sapere come viene avvertita una sua scultura da una persona che “vede” solo attraverso le proprie mani?
Mi piacerebbe molto sapere come viene sentita una mia scultura da chi non la può vedere. E' sicuramente tutto un altro modo di percepire le cose. Anch'io mentre modello le figure in argilla, soprattutto nella fase conclusiva, chiudo gli occhi e faccio correre le mani bagnate sull'intera superficie della scultura. Mi serve appunto per vedere in un modo diverso, perchè guardando la scultura solo con gli occhi, ci si abitua ad essa e non si riescono più a scorgerne i difetti. Invece con il solo tatto la percepisci in un altro modo, la senti. Mi rendo conto se le curve sono uniformi. Mi piace far scivolare le mani aperte sulle gambe e sulla schiena e sentire queste forme morbide che scorrono via tra le dita. Mi piace che la gente tocchi le mie figure, sono sempre dispiaciuta quando di fronte ad una scultura mi dicono non toccare. Vorrei sentirla. A volte non vista mi lancio in una furtiva carezza. Sento il materiale, mi immedesimo nelle sensazioni dello scultore creatore.

Le tue sculture rappresentano soprattutto donne, come riesci a dare puntualmente una nuova interpretazione dello  stesso soggetto?
Il merito è appunto del soggetto. Una donna quando è naturale, è bella e interessante in ogni suo atteggiamento, quando siede pensierosa e mentre guarda l'orizzonte sognando. Ha sempre quel non so che di misterioso, è come un gatto che senza accorgersene è elegante, dolce e sensuale allo stesso tempo.
Una donna che ama le donne … questo ti fa onore, perché purtroppo tra noi  del gentil sesso solitamente non c’è molta complicità e solidarietà, ne convieni?
E' vero c'è molta rivalità, forse è dovuta anche alla società in cui viviamo in cui conta troppo l'apparenza e tutta una serie di valori lontani dalla fratellanza. Nell'arte cerco di mettere il meglio e trasmettere altre emozioni. Le mie donne non sono lo stereotipo della femmina da televisione ma piuttosto veneri morbide e materne che richiamano l'onirico.

Molte delle tue creazioni sono in terracotta, la forma finale che dovrà assumere la materia  immagino la stabilisci sin dall’inizio, ma mi chiedevo se a volte,  lasciandoti guidare dalla consistenza e dalle sensazioni che provi mentre la plasmi  può capitare che decidi di apportare dei cambiamenti rispetto al progetto iniziale o addirittura stravolgerlo completamente.
Capita spesso! In realtà quasi tutte le mie sculture partono da una serie di disegni preparatori, ma a volte durante la fase di realizzazione qualcosa cambia, piccoli dettagli o interi stravolgimenti dell'idea principale. In questo modo non sempre ho un'idea precisa di quale sarà il risultato e rimango con la curiosità fino alla fine.
Tu lavori anche con i bambini, per loro organizzi corsi di creatività e di modellato con l'argilla. Sei soddisfatta di come rispondono ai tuoi stimoli?
Sono sempre molto soddisfatta quando lavoro con i bambini. Sono una fonte inesauribile di energia e creatività libera da condizionamenti. I bambini creano senza porsi problemi su come sarà il risultato, quello che gli viene in mente lo fanno, non hanno paura dei giudizi altrui e non hanno ancora la sensazione di dover primeggiare sugli altri, per cui spesso fanno lavori fantastici, proprio perchè naturali e spontanei.
Progetti a breve scadenza?
Continuare a realizzare sculture e fare esposizioni. Viaggiare. Mi piacerebbe andare a Faenza e frequentare qualche bel corso di ceramica, ci son sempre tante cose nuove da imparare...

Caterina Zacchetti nasce a Milano nel 1979, diplomata al Liceo artistico U.Boccioni a Milano, si laurea all'Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Scultura e consegue una borsa di studio presso l'Academia de Bellas Artes Miguel Hernandez, ad Altea, Spagna. Si trasferisce a Formentera, poi a Barcellona.
Nel 2009 torna in Italia ed apre il suo studio a Milano dove vive e lavora.
Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero, quest’anno le sue opere sono state esposte in importanti fiere in Olanda quali la AAF Amsterdam e la Open Art Fair Utrecht.

http://www.caterinazacchetti.com


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

---

martedì 20 dicembre 2011

NATURALMENTE... Stefano Ballantini

Al Casale La Sterpaia sino al 10 Gennaio, all'interno della Tenuta di San Rossore, è ospitata "Naturalmente",  mostra del noto e apprezzato pittore livornese Stefano Ballantini a cura di Massimiliano Sbrana.

Le nature morte chiudono nel loro sottile richiamo cubista la libertà delle multicolori tovaglie che vivono su vari piani e prospettive in un gioco elegante di decorazioni, di vasi e ciotole. Le darsene e i notturni appaiono reinventati da una memoria diversa che è depositaria più di un futuro limpido che di un passato tenebroso, una pittura tendente all'astrazione più che alla ricognizione particolare di una realtà che tende ormai a farsi cogliere maggiormente nella sua ambiguità poetica che nella sua spigolosità naturalistica. La fuga dal reale non si è del tutto verificata, anzi, ma si è trattenuta in trasparenze di luce, in tenerezza di visione capace di trasfigurare il vero esteriore in un'altra e più lirica realtà: i volti non hanno più fratture rigide tra colore e colore, i quali si dividono per continuità e accostamenti, volti che rispondono a psicologie precise e dolenti attraverso il gioco pensoso degli occhi. Nelle sue opere la materia si distende per fare emergere dalle nature morte uno stupore d'innocenza e di verità che liberano i vari contenuti da qualsiasi peso di quotidianità per elevarli al piano nobile di un'affascinante metafisica.

Opere di Stefano Ballantini sono presenti in diverse collezioni private ed anche esposte in permanenza presso il GAMeC CentroArteModerna di Pisa.

La Sterpaia
Tenuta di San Rossore
Pisa
tel. 050/533601 fax. 050/526779
http://www.casalelasterpaia.it/
info: mostre@centroartemoderna.com

mercoledì 14 dicembre 2011

THROUGH MY WINDOW: fotografie di AHAE

Il Museo Nazionale Alinari della Fotografia ospita a Firenze, sino all’8 gennaio 2012, Through my window, la prima mostra italiana del fotografo coreano Ahae. Il progetto, a cui l’artista sta lavorando da due anni, dalla scorsa primavera sta girando il mondo: da New York a Mosca, da Praga a Londra.
La mostra italiana, curata da Keith H. Yoo, propone 40 fotografie selezionate tra gli oltre un milione di scatti che Ahae ha fatto negli ultimi due anni dalla stessa finestra del suo studio, nella Corea del Sud, dove vive e lavora. Grazie alla sua sensibilità artistica per la luce, i colori e i dettagli, Ahae riesce a immortalare i paesaggi e la natura nel susseguirsi delle stagioni: attimi che potrebbero non ripetersi mai più. Ci guida alla scoperta dei momenti più intimi del mondo naturale, per poi lasciarci come osservatori a gustare l’armonia dell’insieme. Dalle prime luci dell’alba fino all’ultimo bagliore del giorno, Ahae ci trasporta attraverso la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno, dondolandoci sull’altalena dell’avvicendarsi delle stagioni e delle loro atmosfere e seguendo i movimenti del sole e della luna.
Con le sue immagini, Ahae fa rivivere il mondo naturale in tutta la sua grandiosa bellezza. E immortalando il trascorrere del tempo e i cambiamenti nella natura che lo circonda, il fotografo vuole anche lanciare un messaggio forte sulla responsabilità che dobbiamo assumerci nei confronti del mondo in cui viviamo. Impegnato fin dagli anni Settanta nella tutela dell’ambiente, con i suoi scatti scandaglia la natura in cui è immerso, ricordandoci che il mondo che abbiamo ereditato è splendido ma anche in pericolo e che dobbiamo fare quanto è in nostro potere per salvaguardarlo.
Milan Knížák, ex Direttore Generale della Galleria Nazionale di Praga, che lo ha ospitato nel mese di agosto, ha scritto: “…quando guardo le fotografie di Ahae ho la sensazione di vedere un intero mondo, sebbene disabitato dall’uomo. Le fotografie di Ahae sono un omaggio alla natura, ma non contengono slogan ecologisti provocatori o vuoti. Si limitano a mostrare il mondo com’è nella realtà: fragile e grandioso, umile e coraggioso, sempre sublime”.
Per non alterare lo scenario naturale che si palesa al di là della sua finestra, Ahae non si concede il lusso del condizionatore nello studio, neppure durante la torrida e afosa estate coreana. Con la finestra aperta è esposto ai venti freddi e pungenti dell’inverno così come al sole rovente e alle zanzare dell’estate. Ogni scatto è un’esperienza unica. Raramente fa ricorso al treppiede, anche quando utilizza le macchine più ingombranti e gli obiettivi più lunghi, e non si avvale mai di luci artificiali. Il risultato è un’immagine “biologica” degli scenari naturali che si susseguono al di fuori della finestra: fotografie che offrono viste molto dirette e genuine valorizzate dalla luce naturale.
Imprenditore, inventore, ambientalista e fotografo, il coreano Ahae nasce nel 1941 a Kyoto, in Giappone, dove la sua famiglia era stata costretta a trasferirsi durante il dominio coloniale giapponese. Alla fine della Seconda guerra mondiale rientra in patria, la penisola sudcoreana, dove trascorre la maggior parte della vita. A 35 anni fonda la sua prima azienda.
Ambientalista da sempre, Ahae ha fatto tutto il possibile perché le sue attività imprenditoriali non fossero in conflitto con la sua attenzione per la conservazione della purezza dalla natura.
Negli anni Settanta Ahae si affaccia al mondo della fotografia, collezionando macchine fotografiche e scattando istantanee, ma è solo in tempi recenti che ha potuto dedicarsi del tutto a questa attività. Negli ultimi due anni, da una stessa finestra del suo studio, nella Corea del Sud ha scattato oltre un milione di fotografie, immortalando gli innumerevoli episodi che avvenivano davanti a lui e dando vita al progetto Through my window.
www.ahae.com 

MNAF  - Museo Nazionale Alinari della Fotografia
piazza S. M. Novella 14a r
Firenze
mnaf@alinari.it
Orario: tutti i giorni compresi festivi 10,00 – 19,30, chiuso mercoledì 

Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia: www.alinarifondazione.it

lunedì 12 dicembre 2011

La rivista In Arte indice il concorso di arte contemporanea “IncontrArte”

La rivista lucana specialistica “In Arte Multiversi” indice il I concorso di arte contemporanea dal titolo “IncontrArte”, rivolto agli artisti che operano nei campi della pittura, scultura, installazione, fotografia, arte digitale e grafica. E’ possibile partecipare iscrivendosi alle selezioni entro il prossimo 15 dicembre. Successivamente il comitato artistico e organizzativo, costituito dai componenti della redazione di “In Arte”, selezionerà 15 opere, che saranno esposte all’interno di una mostra della durata di un mese presso la sede di “In Arte”, nel centro storico di Potenza.
L’evento “IncontrArte” nasce allo scopo di promuovere un incontro/confronto tra le diverse realtà artistiche della regione Basilicata e non solo e di creare attorno ad esse un laboratorio progettuale di idee. Si tratta in qualche modo, inoltre, di un tentativo originale di documentare lo stato dell’arte contemporanea e di dare visibilità sia agli artisti già affermati che a quelli emergenti, solitamente esclusi dai circuiti tradizionali.
La mostra collettiva legata al concorso si svolgerà dal 23 dicembre 2011 al 20 gennaio 2012 e sarà visitabile tutti i giorni tranne festivi e prefestivi dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.


info
eventi@in-arte.org
informazioni@in-arte.org
www.in-arte.org

mercoledì 7 dicembre 2011

Un’intervista a… EZIA DI CAPUA

Sabato 10 Dicembre nella Sala Consiliare del Comune di Lerici, verrà presentato il suo libro “La Misura dell’Amore”, che Ezia Di Capua dedica alla mamma Carla Gallerini ad un anno e mezzo dalla sua scomparsa.
Descrivere la persona e la personalità di Ezia Di Capua non è semplice perché come uno scrigno racchiude in sè tante anime ma tutte espressione di un’unica donna, un po’ come un diamante ha mille sfaccettature, solo per citarne alcune,  Ezia Di Capua  è  pittrice, gallerista, insegnante, mamma, moglie e come se non bastasse ora anche scrittrice.
Come fai a dedicarti a tutte queste attività, dove trovi tanta energia?
In me c’è un’energia naturale creativa che si rinnova ogni giorno senza che io lo chieda. E’ un dono prezioso, che si è rivelato già nella mia infanzia, un dono che ho riconosciuto, coltivato e utilizzato per impreziosire le mie doti naturali. Dormo pochissimo e spesso di notte nascono i miei progetti migliori. Amo il disegno per me linguaggio interiore, amo modellare la materia, inventare, utilizzare materiali di riciclo e dare loro nuova funzione, amo misurarmi con il canto lirico che apre il mio cuore ed eleva lo spirito, amo formare i giovani e trasferire a loro le mie conoscenze,  insieme alla  gioia di vivere, di creare e di fare.
Lo scrivere mi emoziona, mi esalta, mi commuove e mi appaga, mi dona un senso di  pace simile all’incanto.   
“La Misura dell’Amore” è un vero e proprio atto d’amore verso tua madre, infatti il libro racconta la sua vita. Che mamma e che donna è stata Carla Gallerini?
Carla Gallerini è stata una donna speciale, fiera, ribelle, forte, coraggiosa ed essenzialmente sola. Così avrebbe voluto essere ricordata. Amava esporsi, lottare contro corrente, mettersi in gioco e non la turbavano le sconfitte. Impegnata politicamente ma, libera, indipendente sempre. Ha impegnato tutta se stessa per valorizzare  San Terenzo e il suo territorio. Più volte non ha trovato sostegno proprio tra la sua gente ma lei è sempre andata avanti con i suoi ideali e con i suoi obiettivi.
Avrebbe voluto che le somigliassi di più ma io non sono una donna che batte i pugni sul tavolo. Ho ricevuto un’educazione rigida, priva di coccole e vezzi. Figlia unica educata all’indipendenza sono cresciuta con un forte senso del dovere e della famiglia, colma di tutti quei forti valori che rendono una persona integra, pronta ad elaborare contemporaneamente  più progetti ma sempre in equilibrio con le sue competenze.
Capace di scelte difficili, di cambiamenti radicali ho lasciato la professione di ostetrica per dedicarmi all’insegnamento.
Tua mamma ti ha trasmesso l’amore e l’attaccamento verso la vostra terra, tu hai simbolicamente raccolto il testimone e con la medesima passione ti adoperi per promuoverne arte,  cultura e tradizioni. Quanto contano per te le tue radici?
E’ importante per me che il progetto per cui tanto io e mamma abbiamo lavorato insieme, Sala CarGià, continui vivere, perché era il suo desiderio primario.
Continuerò la sua opera, promuoverò stagioni e stagioni in arte e cultura, valorizzerò in Suo nome il territorio ma, dedicherò il mio lavoro solo a lei, le mie radici affondano in lei.
Il territorio non si dovrà dimenticare  di Carla Gallerini.
Il più bel ricordo che hai di tua madre?
Spesso cantava, amava la vita, le cose belle la musica, la poesia e l’arte.
Aveva un sorriso immenso, travolgente e una sottile ironia con la quale prendeva in giro il mondo e anche se stessa.
La ricordo spesso così, mentre danza  guardando il suo mare.   
Rimpiangi qualcosa che avresti voluto condividere con tua mamma ma che per la sua prematura scomparsa non hai potuto?
Avrei forse potuto darle ragione più spesso. Ma si sa, due caratteri forti, amano spesso confrontarsi, a prescindere dall’importanza del tema. 
Quale messaggio ti piacerebbe che il libro trasmettesse a chi lo legge?
Non temo di rendermi impopolare, ho scritto il libro senza pormi il problema.
In pochi mesi ho tracciato il profilo biografico di mia madre, narrando le varie fasi della sua vita cercando di essere più oggettiva possibile, perciò il libro contiene, episodi idilliaci ma  anche episodi scomodi per mamma e anche episodi scomodi per il paese.
E’ un libro verità, alla verità non si può sfuggire, … "La verità Vi renderà liberi" ( Giovanni)



LA MISURA DELL'AMORE
EZIA DI CAPUA
Edizioni Cinque Terre



Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

---

martedì 6 dicembre 2011

intimaterra - Alberto Martini

Si inaugura Sabato 10 Dicembre 2011 alle ore 17,00  presso gli spazi espositivi della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea CentroArteModerna di Pisa, a cura di Massimiliano Sbrana,  la mostra di Alberto Martini " intimaTerra".

Alberto Martini è nato ad Asciano Pisano nel 1954; di professione neuropsichiatra dell'infanzia, da sempre, seguendo le orme paterne (figlio di ULIANO MARTNI), ha coltivato l'interesse per le arti figurative.
Dedicatosi dapprima all'acquerello ha successivamente sperimentato altri linguaggi pittorici dal pastello alla tecnica mista su carta, prediligendo soggetti legati al paesaggio naturale del pisano, segnato dalla discreta presenza umana.
Con queste ultime opere, scrive Massimilano Sbrana, Alberto Martini offre una testimonianza di luoghi nascosti, vivificati dalla luce, sopravvissuti al tempo, talvolta scomparsi o in procinto di essere spazzati via, portatori di un significato recondito che può essere preso a metafora della condizione umana.

info www.Centroartemoderna.com
tel  050542630
mostre@centroartemoderna.com

dal 10 al 21 dicembre 2011
ingresso libero

lunedì 5 dicembre 2011

Libriamoci 2011 - Mostra d'illustrazione

Dal 3 dicembre, alla Galleria degli Antichi forni di Macerata, ha preso il via la diciottesima edizione di Libriamoci - Mostra  Internazionale di Illustrazione, quest’anno dedicata al talento dell’illustratrice italiana Pia Valentinis.
In esposizione numerose opere dell’artista che accompagneranno i visitatori in un viaggio ricco di storie, fatto di illustrazioni che ricalcano lo stile sensibilmente ironico ed elegante nella composizione, dall’incisività del segno, dal sapiente uso sia del colore che del bianco e nero e dallo straordinario tratto poetico.
Pia Valentinis, una vecchia conoscenza per Macerata data la sua assidua frequentazione al master Ars in fabula, è nata ad Udine, ma è cagliaritana d’adozione. Dopo essersi diplomata all’Istituto d’arte di Udine, ha partecipato a vari stage (Atelier des Enfants del Centro Pompidou, Stepan Zavrel, Sergio Toppi, Emanuele Luzzati) e nella sua carriera ha illustrato libri per bambini con case editrici nazionali (Arka, C’era una volta, Fatatrac, Giunti, Sonda, Einaudi ragazzi, Fabbri, Nuove edizioni Romane) e internazionali (Gakken, Grimm Press, Grandir).
Ha esposto i suoi lavori in numerose mostre, collettive e personali, e conduce laboratori di arte visiva per bambini. Ha vinto la XXI edizione del Premio Andersen, il maggior riconoscimento italiano dedicato ai libri per ragazzi, nella categoria Miglior illustratore.

Alla mostra, che rimarrà aperta fino al prossimo 20 dicembre, quest’anno si affiancheranno diverse attività laboratoriali dedicate al mestiere dell’illustratore e ai vari mezzi espressivi della creatività. Previste visite guidate su prenotazione per le scuole. Gli alunni potranno così partecipare ad un breve laboratorio preparatorio alla visita ed al concetto di illustrazione e avranno modo di comprendere il mestiere dell’illustratore.

Tra le novità Libriamoci 2011 ci sono gli appuntamenti al Tavolo d'autore, una serie di incontri pomeridiani di presentazione delle ultime uscite editoriali di illustratori ed autori della nutrita squadra Ars in  Fabula e l'Angolo d'artista con iniziative creative e la possibilità di realizzare, con matite e pennelli, cartoline di Natale personalizzate.

Info: www.fabbricadellefavole.com
tel 0733 231740

giovedì 1 dicembre 2011

NATALE IN SALA CARGIA’ CON L’IMMAGINE SACRA

Si Inaugurerà Venerdì 2 dicembre alle ore 10 in Sala CarGià, nell’ambito della Stagione in Arte dedicata a Carla Gallerini-Promozione Arte e Cultura 2011, la mostra di icone e arte sacra di Lucia Della Scala. La mostra  che ha titolo "Il Natale attraverso l’immagine Sacra" ha avuto il patrocinio della ProLoco di San Terenzo e del Comune di Lerici, ed è stata inserita nel calendario degli Eventi del Comune Lerici.
L’artista che  ha trovato ispirazione nel periodo natalizio, illustrerà  attraverso le  opere il suo complesso cammino artistico .
Lucia Della Scala, ha un curriculum nutrito, si forma al liceo artistico di Carrara e all’Accademia delle belle arti di Carrara . Qui si diploma  con il massimo dei voti in "Discipline pittoriche" e in "Arti visive e discipline dello spettacolo" - indirizzo pittura. Ha conseguito il diploma di  iconografia nel corso tenuto dal Maestro iconografo Trebbi a Pisa, ha seguito il Master di Arte Sacra contemporanea al Museo Stauros e ancora il Master di Arte Sacra a Foligno Scopoli. E’stata allieva di Pietro Colombani a Sarzana E’ docente dei corsi di  Iconografia che si svolgono in Sala CarGià.
Le opere ci raccontano di un percorso artistico convinto, orientato nella ricerca  del Sacro, del bello, del bene e del divino.
Ezia Di Capua, direttrice della Galleria è fiera di poter ospitare nuovamente la Della Scala che già nell’agosto scorso ha mostrato con successo in Sala CarGià le sue opere presentate dalle recensioni della Prof.ssa Elisabetta Costi e Mario Orlandi. Nell’occasione ottimi i commenti del critico d’arte prof Giuseppe Luigi Coluccia e straordinaria l’affluenza di pubblico.


Sala CarGià - Galleria d’Arte
Via Trogu,54
San Terenzo – Sp

2-3-4 dicembre
8-9-10-11 dicembre
16-17-18  dicembre –  rispettando il seguente orario: 10:00 – 12:00 – 15:30 – 18:30 . Ingresso Libero.
info: http://salacargia.blogspot.com

mercoledì 30 novembre 2011

20 anni di ATLANTIDE

L'agenzia Atlantide Phototravel, specializzata in reportage di viaggio, compie vent’anni. Era il 1991 quando i tre fotografi fiorentini Stefano Amantini, Massimo Borchi e Guido Cozzi l’hanno fondata. E da allora ha collaborato con le maggiori testate del settore, italiane e internazionali: da Stern al New York Times, dal National Geographic al Sunday Times Travel, da Rutas del Mundo a GEO Saison, da Gente Viaggi a Bell’Italia, da Panorama Travel a D - La Repubblica delle Donne.
E il primo dicembre la Tethys Gallery di Firenze, nuova creazione del trio di fotografi, festeggia la ricorrenza con la mostra ATLANTIDE 20 anni che, oltre a celebrare questa data, vuole ripercorrere l’avventura  professionale di Amantini, Borchi e Cozzi, attraverso una spettacolare installazione: una cascata di circa 600 doppie pagine e copertine di riviste di viaggio, italiane e straniere, per raccontare il loro percorso intorno al mondo attraverso le testate che li hanno pubblicati. E a fianco delle pagine patinate, per vedere il percorso personale di ognuno, ci saranno i loro scatti più significativi, otto per ciascuno, scelti per l’occasione proprio da loro, per ricordare i momenti più importanti di questa ventennale avventura.
Oggi Atlantide Phototravel ha un archivio digitalizzato di oltre 240.000 foto, fatte in 135 paesi diversi, è all'avanguardia nella proposta di immagini per l'editoria specializzata e realizza servizi fotografici, progetti di libri e collezioni di immagini per i nuovi supporti tecnologici, ma vent’anni fa, all’inizio di tutto, c’è stata solo un’idea. Amantini, Borchi e Cozzi erano nati e cresciuti in una città, Firenze, completamente fuori dal mercato delle riviste di viaggio e dell’editoria specializzata in reportage, e volevano dimostrare che anche da lì si poteva partire per creare un punto di riferimento nel settore, semplicemente unendo le forze e con tanto coraggio. Così, chiesto un piccolo prestito in banca, sono partiti in macchina per le maggiori città europee dove si trovavano le più importanti riviste e hanno dato il via all’avventura di Atlantide. Avventura che li ha portati, negli anni successivi, ad attraversare il mondo in lungo e in largo, dal massiccio dell’Air alle saline di Bilma, nel deserto del Tenerè, percorso da Stefano Amantini con una piccola carovana touaregh che migrava in autunno per andare a prendere il sale; alla Cina del 1994, dove Massimo Borchi si è trovato di fronte alla metropoli in crescita di Shangai, alla più piccola città di Guilin sino e selvaggia regione dello Yunnan; sino alle isole Vanuatu, un piccolo arcipelago a nord est della nuova Caledonia, nell’Oceano Pacifico che invece è il ricordo più caro a Guido Cozzi, solo per citare alcuni dei loro innumerevoli viaggi.
La mostra ATLANTIDE 20 anni rimarrà aperta fino al 5 febbraio 2012.



tethys gallery
FINE ART PHOTOGRAPHY
Via Maggio 58r
Firenze
www.tethysgallery.com

1 dicembre 2011 – 5 febbraio 2012
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle19.00 – il sabato dale 15.00 alle 19.00

martedì 29 novembre 2011

MONDRIAN - L’ARMONIA PERFETTA

A cura di Fabiana Mendia, giornalista e critica d’arte, il progetto “Arte in diretta” che si snoda in una serie di incontri mirati a raccontare artisti ed opere d’arte attraverso testi, immagini e filmati.
Giovedì 1 dicembre, in occasione della mostra MONDRIAN - L’ARMONIA PERFETTA Fabiana Mendia terrà la lezione - Piet Mondrian: piani, linee e colori puri creano "deserti di poesia e di bellezza" -  presso la Sala Verdi del Complesso del Vittoriano.

Come spiega lei stessa, uno degli obbiettivi primari di Piet Mondrian era di abolire il tragico e l’accidentale dalla vita attraverso la ricerca di un equilibrio tra linee rette e colori puri.
L’idea di eliminazione ricorda Shopenhauer mentre la sua attesa di uno stato estetico è influenzata da Schiller. Le concezioni di Mondrian sulla creazione dell’arte sono mistiche e si soffermano particolarmente sull’intuizione e sul rifiuto dell’osservazione sul passato e sulla visione superficiale della natura. L’artista olandese (Amersfoort 1872-New York 1944), figlio di un calvinista ortodosso, direttore della scuola primaria calvinista, auspica a una forma di contemplazione pura, intuitiva, lontana dalle limitazioni imposte dal tempo e dallo spazio. Nel 1908 dipinge “Albero rosso” in cui emerge il processo mentale e formale che lo porterà all’astrazione, interpretata da Mondrian come una scelta non di stilizzazione di motivi naturali, ma di rappresentazione dei rapporti tra le cose e il mondo, così come vengono elaborati dalla memoria dell’artista. L’ondulazione della chioma dell’albero è da Mondrian dipinto come un movimento vitalistico, cioè “tragico”, mancando di rigore e razionalità.
Il Neoplasticismo punta sulla fine dell’antico e rappresenta la scissione tra quello che è stato e quello che verrà, è assoluto e definitivo. Mondrian inaugura un genere di produzione artistica fondata sull’esattezza della ragione, il rigore progettuale e l’impegno intellettuale.


Complesso del Vittoriano
Via San pietro in Carcere, s.n.c.
Sala Verdi - Ala Brasini 2°piano
Roma

Ingresso Libero
Prenotazioni: 06-6780664
www.arteindiretta.it
Giovedì 1 dicembre alle ore 18.00
La lezione dura un’ora e trenta minuti circa

lunedì 28 novembre 2011

Libri d'autore con Leone Piccioni

Una duplice uscita per Leone Piccioni, critico letterario e uno degli ultimi testimoni della grande stagione novecentesca, amico e compagno di strada di poeti e critici come Mario Luzi, Giorgio Caproni e Carlo Bo.  Studioso nato alla scuola di De Robertis, curatore del primo Meridiano Ungaretti, Leone Piccioni ha la dote di saper coniugare la più sottile analisi filologica con impressioni e fatti biografici, raccontati con una lingua sempre attenta alla comunicazione. Attenzione che deriva a Piccioni dall’aver affiancato alla sua attività saggistica, il lavoro in Rai – ne è stato vicedirettore dal ‘69 al ‘91- dove curò la trasmissione L’Approdo letterario a cui collaborarono intellettuali come Carlo Betocchi e Riccardo Bacchelli, e al cui archivio dobbiamo molto della memoria storica del novecento.

Leone Piccioni con Ungaretti
"Memoriette", raccoglie in forma di brevi racconti e apologhi alcuni scritti recenti. Nelle raffinate piccole edizioni Pananti, dunque, le allegre memorie disegnano ritratti fulminanti di personaggi sconosciuti  ma anche di nomi leggendari del secolo trascorso, da De Gasperi a Ungaretti, da Burri a Gadda.  A Gadda è dedicata una sezione, dove l’identikit del Gran Lombardo è tracciata attraverso battute e episodi che rivelano la sua costante paradossalità. Uno spirito umoristico ma anche morale percorre tutto il libretto. Da non perdere la carrellata dei sacerdoti di provincia e dei loro interlocutori, perlopiù atei incalliti della campagna toscana che rivelano, attraverso una battuta, un litigioso ma fervido dialogo con Dio.

"Vecchie carte e nuove schede" raccoglie, invece, sessant'anni di letture, giudizi ritratti, ricordi, da Gadda a Landolfi, da Bontempelli a Delfini, da Lisi a Moravia, fino ai nuovi narratori e narratrici contemporanei - Daniele Del Giudice, Cristina Comencini, Margaret Mazzantini. Piccioni raccoglie con la consueta misura e il senso innato dell'eleganza alcune voci dalla sua critica giovanile, al solito sobria acuta precisa, e le mescola con articoli recenti, come quello che commenta il passaggio dalla sua storica edizione ungarettiana del 1969 all'ultima di Carlo Ossola nei "Meridiani" della Mondadori. E’ lo sguardo lungo di chi sa quanto autentico e stupendo sia stato quel sogno di letteratura, arte e di critica. Sullo sfondo è Firenze, la città da amare e sempre da rimpiangere, come un amore mai completamente vissuto.


Memoriette, Pananti, 2011 (Pag. 42 stampato in 300 esemplari)
Vecchie carte e nuove schede 1950- 2010, Nicomp Saggi (Pag. 224)

Il Silenzio di Marco Paoli

"Silenzio" è il titolo del nuovo progetto fotografico di Marco Paoli, pubblicato da Giunti Editore, introdotto da un testo di Giuliana Scimè, storica e critica della fotografia, firma del Corriere della Sera. In occasione dell’uscita del volume, Ex3 Centro d’arte contemporanea, Firenze, ospita fino all’8 gennaio 2012, una selezione di venti immagini.
Marco Paoli, fotografo fiorentino, con un passato legato al teatro e al mondo della sperimentazione artistica, ha già pubblicato con Giunti nel 2010 la raccolta Ballads, una serie di lavori, frutto di procedimenti di sovrapposizioni multiple di immagini, sia  scattate in giro per il mondo sia di suoi dipinti realizzati con stratificazioni di cere di natura diversa, sulle quali poi l’artista ha agito con un delicato e attento montaggio digitale. Fotografie che avevano la densità materica e cromatica della pittura.
In Silenzio l’artista continua il suo viaggio nei più disparati angoli del mondo, dall’Asia alle Americhe, all’Europa, ma a differenza di Ballads, il procedimento fotografico non ha alterato ne’ trasformato l’immagine iniziale. In questa serie si predilige il bianco e nero, lasciando spazio  all'incanto della natura e a quello della spiritualità. Dal mare nostro Mediterraneo, in cui la linea tra acqua e cielo si confonde, ai paesaggi pluviali della foresta amazzonica, dalle pagode dorate della Birmania ai cieli africani e al verde urbano di Central Park sono tutti luoghi di calma e armonia, di solitudine e di silenzio. Un giardino dell'Eden, insieme grandioso e intimo. Un Eden che, come scrive Giuliana Scimè, “Paoli va cercando e ritrova in ogni luogo, e cattura nelle sue immagini” e che “non è un luogo, immaginato o scoperto per l’incanto della natura, piuttosto è il sapore della spiritualità.” Sono fotografie che non strepitano, che contemplano i ritmi della natura e la geografia dei volti della gente che l’artista ha incontrato e che ci invitano in modo sottile a riflettere su noi stessi.


EX3 - Centro per l’Arte Contemporanea
Viale Giannotti 81/83/85
50126 Firenze

25 novembre 2011 – 8 gennaio 2012
Orario di apertura: dal mercoledì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.00 - venerdì fino alle 22
Chiuso il lunedì e il martedì
Info:  www.ex3.it

giovedì 24 novembre 2011

Carl Andre al Museion di Bolzano

Una mostra di Carl Andre nel 2011 vuole essere innanzi tutto un tentativo per rispondere con la sua opera alla sua stessa domanda: ‘che cosa è successo all’oggetto d’arte?’, ma anche una proposta per indicare il suo percorso artistico come una possibile e significativa via nell’era della comunicazione virtuale e di massa, come affermazione di un’arte che vuole cambiare il mondo, propugnando una relazione reale con esso” così Letizia Ragaglia, direttrice di Museion e anche curatrice della mostra insieme a Roland Mönig, spiega questa esclusiva mostra antologica dedicata a un grande Maestro dell’arte contemporanea.

Padre fondatore della Minimal Art, leggenda vivente, con le sue opere radicali Carl Andre ha rivoluzionato il concetto di scultura e influito fortemente sullo sviluppo dell’arte del XX secolo. A pochi mesi dal conferimento del prestigioso premio della Roswitha Haftmann Stiftung, il Museion di Bolzano dedica a questo importante artista americano la prima celebrazione museale in assoluto per l’Italia.
Più di venti sculture, opere di medie e piccole dimensioni dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi provenienti da collezioni pubbliche e private verranno presentate al piano terra e al quarto piano di Museion. Tra le famose installazioni di grande formato anche Wirbelsäule (colonna vertebrale) opera realizzata nel 1984 a Basilea, raramente esposta, che verrà presentata nello spazio pubblico davanti al museo. Particolare attenzione verrà dedicata ai Poems, opere testuali poco conosciute, ma di importanza fondamentale per il pensiero e l’arte di Carl Andre. In mostra anche una selezione di libri d’artista, tra cui quello dedicato alla città natale di Andre, “Quincy Book”, 1973.
Usare i materiali come tagli inferti allo spazio piuttosto che tagliare nello spazio i materiali” – la frase dell’artista riassume la svolta compiuta nel 1959, quando Andre smette di scolpire e rivoluziona così il concetto di scultura stessa. L’artista respinge l’idea di dover sgrossare e modellare, unire le singole componenti di un’opera incollando o saldando; le sue sculture sono forme semplici, ottenute dall'accostamento di unità geometriche elementari.
I materiali vengono utilizzati senza manipolazioni, hanno le dimensioni e qualità previste dall’industria o artigianato - acciaio, rame o alluminio, pietra arenaria calcarea, gasbeton o grafite. Un’immanente materialità caratterizza le sue opere, che non hanno alcun intento narrativo o allusivo, ma dichiarano semplicemente se stesse come oggetti, per un’arte come fatto fisico, che non pretende di essere altro.
Dalla scultura come forma alla scultura come struttura per approdare alla scultura come luogo”: è entrata ormai nei manuali di storia dell’arte la descrizione che l’artista ha fornito sull’evoluzione del proprio lavoro. Le sculture di Carl Andre non sono un oggetto da contemplare, ma un luogo in cui stare, muoversi e fare esperienza, in una relazione di contatto fisico. È un’arte che non colpisce e può passare inosservata, pur intrattendendo una relazione fondamentale con l’ambiente in cui si trova. Al pianoterra di Museion il visitatore si trova inevitabilmente a camminare sulle 225 lastre in acciaio di 15x15 Napoli Square, 2010 e a girare intorno alle tre piramidi in legno di noce africana Glärnisch, Urn e Star, 2001. Al quarto piano percorre i 23 metri di lunghezza delle 46 unità di Roaring Forties, Madrid, 1988 o si muove tra le curve di 7 Part Sort, London, 1972.
In quanto luogo, i lavori a pavimento mettono irrimediabilmente in crisi il concetto di un unico punto di vista proprio della modernitá: la loro fruizione muta la percezione dello spazio in cui si trovano ed in cui si trova l’osservatore.



CARL ANDRE
Sino al  08.01.2012
Orari: martedì – domenica ore 10.00 – 18.00, giovedì ore 10.00 – 22.00.

Museion, museo d’arte moderna e contemporanea
Via Dante 6
Bolzano.
www.museion.it

martedì 22 novembre 2011

Un'intervista a… SEBASTIANO BRANCATO

Esistono artisti che hanno il dono di dipingere vere e proprie poesie e condurti dentro viaggi fantastici.
Sebastiano Brancato rientra sicuramente tra questi, i suoi quadri naif dai colori vivaci ritraggono uomini semplici e autentici dai grandi occhi e dalle grandi mani, uomini che sembrano personaggi appena usciti da una fiaba.
Le sue tele trasmettono delicatezza e sensibilità, è come se Sebastiano Brancato avesse la capacità di vedere e raccontarci il suo mondo attraverso gli occhi puri e curiosi di un bambino, che riesce ancora a stupirsi e a stupire.

Guardando i suoi quadri e conoscendo un po’ la sua storia, ho l’impressione che siano quasi degli autoritratti che raccontino di lei e della sua vita. Mi sbaglio? No, in un certo senso è così.  In loro riconosco soprattutto il mio attaccamento alla natura, l’amore per  la mia terra e per il lavoro.
La sua non è stata un’infanzia molto felice, purtroppo ha perso il papà che era molto piccolo ed è cresciuto in collegio, ma nonostante ciò i suoi dipinti trasmettono un profondo senso di serenità. Si può dire che la passione per la pittura l’ha aiutata a superare questa fase delicata della sua vita?
Sicuramente la passione per il disegno e la pittura mi è stata di grande aiuto ma anche il mio carattere tranquillo e socievole è stato fondamentale.
Nei suoi quadri i soggetti sono soprattutto maschili, uomini dai grandi occhi e grandi mani. Perché? Ritraggo spesso contadini, persone segnate dalla fatica, le mani e gli occhi stanno proprio a rappresentare questo, il segno marcato che ti lascia un duro lavoro.
Quando ha scoperto il suo talento per la pittura? Quando facendo una prova su un cartoncino, un bravo pittore vedendolo mi disse che era molto bello e mi incoraggiò a continuare.
Oltre ad essere un apprezzato pittore lei è anche uno dei pochi maestri artigiani custodi di un’arte antichissima: la lavorazione del papiro.  Me ne vuol parlare?
Con molto piacere … A Siracusa lungo il fiume Ciane, cresce spontaneamente il papiro ed è un’antica  tradizione locale ricavare la carta da questa pianta con la stessa tecnica che usavano gli egizi circa cinquemila anni fa.
Quando ero ancora agli inizi, trovai lavoro da un artigiano che lavorava il papiro, io mi occupavo di dipingere i fogli di carta finiti, ma ero pagato davvero poco, così cominciai ad osservare attentamente le tecniche di lavorazione sino a che non fui in grado di realizzare da solo la carta papiro, quindi mi licenziai e mi misi in proprio fino a diventarne il maggior produttore.
Mi vergogno ad ammetterlo, ma ignoravo che in Italia si lavorasse il papiro. Siete in molti a Siracusa specializzati in questa professione?
In passato eravamo diversi, oggi siamo rimasti solo in due, io e un ragazzo a cui ho insegnato personalmente questo mestiere che richiede molta passione, ma fortunatamente lui ce l’ha, tant’è  che ha realizzato un bellissimo vivaio dove i papiri crescono rigogliosi ed io ora mi rifornisco proprio da lui. Siracusa è l'unico posto in Europa dove il papiro cresce spontaneamente, il fiume Ciane ne è pieno, solamente che essendo diventato riserva naturale, lì non lo si può più raccogliere.
Tengo molto che si rammenti che la carta Papiro è la prima carta fatta al mondo e io per realizzarla uso lo stesso metodo utilizzato sin dal tempo dei faraoni.


Sebastiano Brancato nasce a Siracusa nel 1955, dove tuttora vive e lavora.
I suoi dipinti sono stati oggetto di numerose personali e collettive nella sua regione come in tutta Italia e sì è aggiudicato più volte il primo premio in diversi concorsi di pittura.
A partire dal 26 novembre, sarà possibile ammirare una sua mostra personale ospitata al Palazzo Del Governo di Siracusa sino al 4 dicembre.


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

...

lunedì 21 novembre 2011

THE TASTE OF COLOR

E’ a cura di Cristina Madini The taste of color, collettiva che palpita di  vibrante energia con la quale la  Galleria RossoCinabro mostra il ruolo centrale ed espressivo che la tavolozza di un artista gioca nella creazione di un dipinto. Esprimendo  le loro ispirazioni personali in una varietà di stili, questa mostra presenta un gruppo  di pittori uniti nella  comprensione della relazione intima tra colore ed emozione.
Processi creativi difficili da sintetizzare in poche parole, sempre di per sé riduttive per queste dimensioni creative ed estetiche fluide e profonde, vaste e in continuo divenire. E', quello di questi artisti, soprattutto un penser couleur. Pensare colore, ossia percepire delle situazioni visive, non tanto la struttura, gli spazi, quanto piuttosto il grumo emotivo che ne è protagonista primario attraverso il colore.
Possiamo ricorrere al repertorio dei modi della pittura novecentesca per indicare l'ascendente diretto di questi lavori, oltre che nella vicenda dell'informale, nell'espressionismo, nelle chiare suggestioni di qualità simbolica o d'aroma metafisico, tutto vale ben più che pura risultante espressiva.
Non è nella ricerca di una collocazione entro i canoni linguistici del contemporaneo che la motivazione di questi lavori va ricercata, ma piuttosto in una sorta di purezza germinale, in un'autenticità precedente ogni nominazione. In fondo, anche la purezza espressiva è stata uno dei miti più tenaci del secolo artistico precedente.
Opere di: Marcella Biondo, Enzo Cammareri, Aldemì, Gianpiero De Gruttola, Rosalorenza, Carlotta Schiavio.


RossoCinabro
Via Raffaele Cadorna, 28
Roma (Centro Storico)
dal 21 novembre al 3 dicembre 2011
Ingresso libero. Apertura dal lunedì al sabato dalle 11:00 alle 19:30 Orario continuato. www.rossocinabro.com  

venerdì 18 novembre 2011

LEONARD FREED. Io amo l’Italia

In questo periodo la Fondazione Stelline di Milano ospita la mostra di Leonard Freed (New York, 1929 – 2006) dal titolo "Io amo l’Italia". L’esposizione rientra nel calendario ufficiale nazionale delle iniziative per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che hanno ottenuto la concessione del logo, in quanto costituisce un variegato ed esauriente ritratto della società italiana dalla metà del Novecento a questo secolo.
Cento immagini, tra vintage e modern print, ricostruiscono una sorta di diario degli oltre quarantacinque soggiorni compiuti dal fotografo in Italia, terra con la quale intrattenne un rapporto che lui stesso definì “una storia d’amore”.
La mostra, curata da Enrica Viganò, è organizzata dalla Fondazione Stelline, in collaborazione con l’associazione Admira+, con il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Milano, della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano.
La selezione di scatti di Leonard Freed – dal 1972 membro della Magnum, la celebre agenzia fotografica - spazia dagli esordi fino alla maturità, abbracciando le numerose tappe della sua prestigiosa carriera.
Il percorso espositivo milanese, attraverso immagini analogiche rigorosamente in bianco e nero, consente di cogliere il lato più dolce e commovente di Freed, capace di ritrarre la nostra società senza usare stereotipi, con scenari che descrivono uno spaccato umano nel quale sono evidenti le influenze maturate grazie agli incontri che il fotoreportage ha reso possibili.
Quando fra il 1952 e il 1958, mosso dall’interesse per l’arte, compie i suoi primi viaggi in Europa, Freed scopre la passione per la fotografia - che inizialmente costituisce solo un espediente per procurarsi da vivere - e viene conquistato dall’Italia, un Paese con il quale l’artista entra in contatto dapprima nella Little Italy di New York e che diventa presto un luogo di ricerca interiore e, contemporaneamente, un campo di osservazione in cui “il passato è sempre presente non solo nei luoghi ma nella vita quotidiana delle gente”.
Molto più che per l’arte, l’architettura o il paesaggio, l’amore di Freed è per gli italiani. È affascinato dalla vita della gente comune, dal calore e dalla spontaneità di una componente umana - sia essa rappresentata da lavoratori siciliani, soldati seduti su un ponte a Firenze o aristocratici veneziani e romani - che nelle sue fotografie non manca mai. Sebbene il punto di vista non sia mai politico, ma riveli l’acutezza nel cogliere diverse condizioni socio-economiche, i soggetti delle sue opere sono spesso ritratti in prossimità di elementi, in perfetto equilibrio fra loro, che sostengono il movimento e ne svelano la storia - come negli scatti di nobili in posa accanto alle immagini dei loro antenati.
La ricerca di Leonard Freed, sensibile all’antropologia culturale e all’indagine etnografica, scaturisce dalla necessità di ritrovare il senso delle proprie origini attraverso lo studio di comunità tradizionali, pur percependo una profonda distanza con la cultura ebraica della sua famiglia.
Come sostenne lo stesso artista: “Sono come uno studente curioso, che vuole imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione. Poi quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere sempre molto amichevole e neutrale.”
E ancora: “Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema.”
Accompagna la mostra un catalogo Admira Edizioni.



Fondazione Stelline
corso Magenta, 61
Milano

20 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012
Orari: martedì – domenica 10 – 20 (chiuso lunedì)
info: www.stelline.it

mercoledì 16 novembre 2011

Risorgere dal terremoto dell’Aquila con i libri

La casa editrice Textus, finalmente, torna a nuova vita.
Dopo il terremoto dell'Aquila del 2009 che l'ha coinvolta duramente, tra le vittime infatti figura Lucilla Muzi responsabile editoriale di Textus, la cui sede si trovava nel centro storico della città, la casa editrice ha deciso di non interrompere la sua attività, e anzi di scommettere sul futuro, in attesa di poter tornare nel capoluogo abruzzese. Textus ha avviato un'operazione di rinnovamento della programmazione editoriale, investendo in nuove collane di respiro nazionale e internazionale.

Per inaugurare questa ‘rinascita’ dalle macerie di una città devastata, Texuts ha voluto ripubblicare un testo importante del Novecento: “Cristo fra i muratori” di Pietro di Donato – 326 pagine, con la prefazione di Fausto Bertinotti -  un romanzo che, pubblicato per la prima volta in America nel 1939, è uno dei primi grandi racconti sull’immigrazione della letteratura italo-americana e anche uno dei primi a parlare delle morti sul lavoro. Romanzo proletario scritto da un proletario, fu ispirato dalla morte del padre dello scrittore, un operaio edile, morto sul cantiere il Venerdì Santo del 1923.

Textus riparte con tre collane strettamente legate al presente e al mercato internazionale: nuovi autori, dunque, ma anche autori importanti e grandi classici stranieri mai tradotti, individuati dagli intellettuali direttori delle tre collane: “I romanzi della realtà”, diretta da Walter Siti, “Marakanda” diretta da Alberto Manguel e “Filosofia al presente”, diretta da Rocco Ronchi.
Textus è stata fondata all’Aquila nel 1996. Nel 2003 è stata rilevata da Edoardo Caroccia, che ne è, tutt’oggi, il direttore.

NOSTALGIA CANAGLIA: quando le canzoni diventano “da guardare”

Una giovane generazione pittorica che si cimenta con i segni musicali del passato.
La mostra NOSTALGIA CANAGLIA, curata da David Vecchiato e Luca Scornaienchi, è un omaggio alla musica POP italiana da parte degli esponenti delle nuove correnti POP dell’arte visiva contemporanea.
l brani di Giuni Russo, Donatella Rettore, Loredana Bertè, Toto Cutugno e tantissimi altri autori che il popolo indie, garage, hip hop e alternative ha sempre ascoltato di nascosto e disprezzato in pubblico, troveranno la loro massima espressione artistica nelle diciassette opere in esposizione.
Nessuna caricatura o satira, ma pura ispirazione alle melodie che hanno fatto il POP italiano che ha segnato la storia della musica italiana. Un viaggio a ritroso nel tempo nelle cover che hanno segnato la colonna sonora delle ultime 30 stagioni estive. Un tributo alla melodia che passa attraverso il segno vivo, influenzando artisti e audience.
In mostra opere originali di: Nicola Alessandrini, Birò, Cesko, Allegra Corbo, Alberto Corradi, Diavù, Max Frezzato, Francesca Ghermandi, Massimo Giacon, Ale Giorgini, Miss Miza, Ombrascura, Marilina Ricciardi, Andrea Scoppetta, Flavia Sorrentino, Tokidoki, Daniela Volpari.

La mostra è stata ideata nell’ambito della V edizione de “LE STRADE DEL PAESAGGIO”.


Museo delle Arti e dei Mestieri della Provincia di Cosenza
Corso Telesio, 17
Cosenza

dal 19 novembre all'11 dicembre
Tutti i giorni (escluso il lunedì)
10.00/13.00 – 15.00/19.00
Info: info@lestradedelpaesaggio.com                                                                         

Evento in collaborazione con Mondo POP International Gallery, ( Roma )
http://www.mondopop.it/

giovedì 10 novembre 2011

Bric News all'EX3 di Firenze

Oggi alle 18, per il ciclo Bric News. Arte contemporanea da Brasile, Russia, India e Cina, a cura di Lorenzo Giusti, il Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze presenta sino, due nuovi eventi: una mostra personale dei fotografi cinesi Birdhead - nome d’arte della coppia formata da Song Tao e Ji Weiyu -  dal titolo New Village, e la proiezione del video Vot, dell’artista russo Victor Alimpiev.

 BIRDHEAD
BRIC è un acronimo utilizzato in economia per riferirsi congiuntamente a quattro paesi - Brasile, Russia, India e Cina - il cui il PIL pro-capite, negli ultimi dieci anni, è cresciuto esponenzialmente. Il termine è apparso per la prima volta nel 2001 in una relazione della banca d’investimento Goldman Sachs, la quale spiegava come i quattro paesi si troveranno presto a dominare l’economia mondiale.
A dieci anni di distanza dal conio del termine e dalla relativa messa a fuoco di questa nuova realtà economica, il Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze dedica ai paesi dell’area BRIC una serie di eventi (mostre e proiezioni) volti a illustrare, attraverso il lavoro di alcuni artisti nati nel corso degli anni Settanta e già conosciuti internazionalmente, le tensioni emotive a cui le giovani generazioni brasiliane, russe, indiane e cinesi sono sottoposte in virtù del radicale cambio di ruolo e di prospettiva dei rispettivi paesi.

VICTOR ALIMPIEV
I paesi BRIC condividono una grande popolazione, un immenso territorio e abbondanti risorse naturali. Ma al di là di queste specifiche caratteristiche, profonde differenze storiche, culturali, religiose e sociali li separano. Tra punti di contatto ed elementi distintivi, le opere degli artisti coinvolti nel progetto “Bric News” riflettono sull’incidenza dello sviluppo economico, urbano e tecnologico nella costruzione di nuove identità, sia singole che collettive, oltre che sui radicali cambiamenti nella percezione delle diverse singolarità indotti dalla globalizzazione.


EX3 - Centro per l’Arte Contemporanea
Viale Giannotti 81/83/85 - 50126 Firenze
Orario di apertura: dal mercoledì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.00 - venerdì fino alle 22
Chiuso il lunedì e il martedì
 www.ex3.it

UBIQUA

Le Biciclette Art Gallery inagura venerdì 11 novembre "UBIQUA"; per la prima volta a Palermo un’ ampia selezione di quadri, disegni e quaderni inediti dell’artista Monica Carrozzoni Malpighi.
Sarà inoltre proiettato il video The Poor Man's Follies, docu-trip realizzato da Istituto Micropunta,  fondato dalla stessa Monica Carrozzoni Malpighi insieme a Fabrizio Vegliona.

“Alla ricerca del collegamento transculturale. Per la comprensione del singolo e della comunità, per procacciarsi cibo, per sbarazzarsi umanamente dei nemici. Attraverso il viaggio onirico, in un contemporaneo che straborda di parole, dove il significato di queste viene capovolto e piegato dall'uomo mediatico, la ricerca di un antropologico potere non alfabetizzato, simboli, segni, visi, immagini della giungla urbana dinamica. Un viaggio nello spirito dimenticato degli uomini, contenitore psichico universale.”
Monica Carrozzoni Malpighi

I quadri di Monica Carrozzoni Malpighi sono generati da un impulso profondo e informe, un colore, un movimento, il ricordo di un sogno. La sua pittura nasce dal bisogno di ricongiungere la coscienza con le forze creative. Ne scaturisce un regno di forme fluttuanti, dove l’esperienza visiva diventa psichica.
I suoi soggetti parlano di qualcosa che è contenuto dentro un’altra cosa, un gioco di insiemi e sotto insiemi, colorati e multiformi che si intrecciano e si intersecano rimanendo livelli distinti.
Colori accesi e luminosi, caldi e rassicuranti, accostati tra loro sapientemente, come in una formula chimica, sono in contrapposizione con le forme nude e stranianti delle figure. Un seducente inganno che fa ironicamente riflettere sulla necessità di trascendere l’apparenza, andare aldilà di ciò che si vede. La pennellata sembra muoversi in bilico tra l’aspetto esteriore della vita e i suoi flussi più segreti, tra la scienza e la magia. Le figure rimangono isolate nello spazio, non ancorate a nulla, sospese nel vuoto. Un vuoto che ricorda quello della fisica quantistica, pensato come uno spazio ricco di energia fluttuante generata dal continuo scontro di particelle di materia e antimateria.
Teste, volti, corpi incompleti che implorano di ritrovare la loro parte mancante, ma anche archetipi di una giungla tecnologica, monitor di computer, scale, grattacieli, elementi ricorrenti che insieme compongono un universo misterioso, che parla del presente ma allo stesso tempo di qualcosa di antico e universale. Una dimensione temporale ubiqua. I volti che si generano sembrano sussurrare un messaggio: liberarsi da tutto ciò che ci immobilizza per tirare fuori le cose che non sai di avere, la potenza che c’è dentro ogni uomo.


Inaugurazione 11 novembre 2011 ore 20,00
Le Biciclette Art Gallery
Palermo - Via XX Settembre 11
www.bicicletteartgallery.com

12 novembre – 28 gennaio 2012
Orari: dal giovedì al sabato 18.00-22.00

martedì 8 novembre 2011

Un’intervista a... ”PV” Pietro Vanessi

Arte per me vuol dire saper comunicare, il linguaggio è il mezzo espressivo che si è scelto per trasmettere il proprio messaggio, che è e rimane, il fine ultimo.
Faccio questa premessa perché quando ho chiesto a PV se mi concedeva un’intervista per Art Open Space, lì per lì non mi ha risposto con un sì o un no, ma inaspettatamente mi ha chiesto “… dici che è arte, la mia ?
PV è un vignettista che colpisce per il suo tratto deciso, pulito e morbido e  l’uso di colori vivi e brillanti. Il suo umorismo sottile lo affida ai suoi personaggi a dir poco originali e nella satira, anche quando il soggetto è un …organo genitale, riesce a non scadere mai nella volgarità.
La sua “risposta” mi ha spiazzata e incuriosita a tal punto che la mia intervista ho deciso di iniziarla proprio così…

Se stenti a considerare le tue vignette un’espressione artistica, allora secondo te cosa sono? Intuizioni, sberleffi, aforismi mascherati, riflessioni col sorriso, insomma… un’Arte con la “a” minuscola in quanto è fatta di artigianato, passione e piccoli trucchi. L’Arte, quella vera è altro, secondo me.
Nei tuoi disegni c’è più passione o tecnica? Entrambi: senza l’una perderebbe il senso d’esistere dell’altra.
I tuoi soggetti sono molto originali e sicuramente non convenzionali; la morte, il fallo maschile, un guru zen...cosa o chi te li ha ispirati? Se ci penso bene sono tutti prolungamenti o interpretazioni del vivere: il fallo, che io chiamo amichevolmente Picio è legato alla nascita e alla sessualità, la parte più irriverente e boccaccesca di me; le vignette di attualità sono il vivere quotidiano, le incazzature della politica e lo sdegno per certe cose che accadono sotto gli occhi di tutti… poi c’è l’Idiota Zen, un guru sui generis che parla di filosofia applicata al quotidiano o a un ideale “altrove” che non è qui e ora.
Per ultima la Morte Nasona, il personaggio più cinico e snob dei tre, implacabile e beffarda come la vita stessa…
C’è tra i tuoi personaggi uno al quale sei più affezionato? L’Idiota Zen perché ha la leggerezza che vorrei avere io a 60 anni. Il Picio, invece, perché è come mi sento a volte io oggi: monello, infantile e giocherellone…
E uno che può considerarsi un tuo alter ego? Tutti, in un modo o nell’altro sono “figli” di padre certo. In questo caso funziona al contrario.
Anche nelle vita ti contraddistingue l’ironia delle tue vignette? Sono un Pesci, sensibile e umorale. Passo da momenti di simpatia travolgente a giornate di depressione sconfinata. Non sono uno così facile da prendere… ma quei pochi amici che ho, mi conoscono bene e lo sanno.
Una curiosità …. le tue vignette nascono prima dalla battuta o dal soggetto? Dalla battuta. Al 90%... Il disegno è la parte che mi rilassa di più ed è sempre in funzione della prima.
In ambito professionale, c’è un collega che stimi in modo particolare? Altan una spanna su tutti e poi invidio una serie di singoli elementi: la fluidità del tratto di Makkox, la poesia di Biani, l’irriverenza pecoreccia di certe vignette di Vauro, l’uso oculato delle parole di Ellekappa, certe soluzioni grafiche di Bucchi.
Matita per sempre o anche computer? Il disegno è rigorosamente a pennarello nero su carta. I testi e i colori sono al computer. Adoro la carta e amo il computer, quindi per non scontentare nessuno li ho fatti andare d’amore e d’accordo……
Più o meno tutti abbiamo un sogno nel cassetto, c’è qualcosa in particolare che vorresti ti riservasse il futuro? Una salute di ferro e una montagna di soldi guadagnati in modo pulito.
Che dici, l’ho sparata grossa? Va beh, abbassando il tiro direi: vivere dignitosamente di questa passione, pubblicare 2 libri all’anno sia in Italia che in Spagna, Germania, Francia, Inghilterra con una tiratura extra per il mercato asiatico e le americhe.
Nulla è impossibile, no?


PV sta per Pietro Vanessi, classe ’64 nato a Verona e dal 2001 vive e lavora a Roma, professionista nel campo della comunicazione che dopo una pausa di alcuni anni che l’ha visto dedicarsi esclusivamente  all’attività di creativo pubblicitario, riscopre con entusiasmo la sua natura di disegnatore grazie al blog su cui pubblica le sue vignette satiriche e riflessioni sarcastiche su vari temi del nostro vivere quotidiano, dalla  filosofia, al sociale, dalla cronaca alla vita di coppia, visti sempre sotto un’ottica agro-dolce.
Disegna per varie riviste tra cui  “Cuore” e diversi quotidiani nazionali e locali (Mamma, Il Misfatto, Il Vernacoliere, Il Ruvido ecc). Ha partecipato alla trasmissione televisiva Spettacolando” su RAI2 e ha al suo attivo diverse mostre personali.

Il sito di PV: http://www.unavignettadipv.it/


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

...

lunedì 7 novembre 2011

Adriana Rigonat e Rosalba Ruzzier “ACCENNI D’OMBRE”


Inserita nel Progetto "DONNE IN ARTE" con il patrocinio della Provincia di Pisa e del Comune di Pisa, si inaugura sabato 12 novembre  alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea CentroArteModerna di Pisa la mostra BI-personale "ACCENNI D’OMBRE" delle note artiste triestine Adriana Rigonat e Rosalba Ruzzier, a cura di Massimiliano Sbrana e Isabella Bembo.
Anche nella più felice delle favole un’ombra aleggia sempre sullo sfondo… Nell’eccezionalità del nostro quotidiano mille nuvole grigie passano infinite volte ad oscurare il cielo. Sono parole, sguardi, sensazioni, emozioni, esperienze, ricordi che proiettano lungo i nostri giorni ombre più o meno spesse, più o meno nere. Più forte brilla il sole più intensa sarà l’ombra proiettata sulla parete, più facile per noi vederla, più facile per noi rischiararla. Ma vi sono ombre fluide, annacquate in infiniti toni di grigio che per i più spesso sono appena percettibili e solo per pochi rimangono tracce leggibili di ricordi e pensieri.
ADRIANA RIGONAT
Il tempo gioca a loro favore assottigliandole fino a farle quasi scomparire .  Non sono tagli netti senza sbavature, forme distinte chiaramente percettibili, sono tracce di figure, di parole, di numeri, di colori che sembrano sparsi e incoerenti senza ordine apparente.
Adriana Rrigonat e Rosalba Ruzzier, ognuna con la propria espressività, creano all’occasione di questa mostra comune un dialogo tra queste ombre leggere, smorzate, evanescenti. Le raccolgono per noi tra le nostre storie i nostri pensieri e una vicino all’altra ci narrano queste nuove storie, dove s’intrecciano gli accenti di tante piccole zone senza  luce che il caso, la coincidenza, il fato o il credo ha riportato in superficie come foglie lungo un fiume.
Un’alchimia dell’invisibile si esprime in segni tracciati su un foglio, piccoli segni per noi riconoscibili, ma solo nell’unità del dipinto resi nuovamente leggibili.
Quadro dopo quadro la narrazione s’intreccia in un rincorrersi di ricordi che ripercorrono le tappe della vita e della storia. Vi è questo buio, questo dolore, quest’ombra sullo fondo che fanno capolino tra il susseguirsi dei giorni e che all’improvviso vengono nuovamente rischiarati, restaurati come i colori spenti di un dipinto antico, riportati in superficie con uno slancio semplice che la Vita porta intrinsecamente in sè. 
ROSALBA RUZZIER

Rosalba Ruzzier, nata a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, opera a Trieste. Dopo aver frequentato diverse scuole, tra le quali la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, inizia a esporre nel 1983. Sue opere sono state esposte al salone degli Artisti Indipendenti, Grand Palais, Parigi, 2008 e sono presenti in numerose collezioni private in Austria, Australia, Croazia, Slovenia, Francia, Stati Uniti d’America.
I lavori presentati costituiscono una rassegna d’opere realizzate con pastelli ad olio e acrilici su carta incollata su tela. Accenni di un passato personale si amplificano per raccontare, in un susseguirsi di elementi ritrovati, l’espressione di un dolore universale, legato alla guerra, alle incomprensioni, alle difficoltà, ai legami spezzati. Utilizzando numeri, lettere, linee inizia a raccontare eventi che, immutati, si ripetono all’infinito e che ancora oggi continuano. Il suo narrare rimane volutamente frammentato per permetterci di fermarci a pensare e rileggere la storia con un possibile lieto fine.

Adriana Rigonat, nata a Trieste, dove lavora, inizia a esprimersi pittoricamente nel 1999 dopo aver  frequentato i corsi di importanti Maestri. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia, in Austria, in Slovenia.
Le opere presentate sono parte di un ciclo realizzato con tecnica mista su supporto cartaceo. La tematica predominante è legata  al ricordo dell’infanzia, tappa iniziale e fondamentale della vita, di cui traspaiono, in controluce, figure, alberi, animali, ombre,  che con la loro semplice essenzialità connotano ben l’universo infantile ma divengono anche, quasi in uno specchio d’Alice, le chiavi di lettura di tutto quel mondo nascosto e inconscio che popola sogni, dubbi di una nostra memoria troppo spesso volutamente dimenticata e che qui ritrovano voce.


ACCENNI D’OMBRE / Adriana Rigonat e Rosalba Ruzzier
Dal 12 al 23 Novembre  2011
CentroArteModerna
 Lungarno Mediceo,26 -  Pisa
 http://www.centroartemoderna.com/ - tel. 050542630
Orari: 10-12,30/16,00-19,00
Domenica 17,00-19,30
chiuso lunedì mattina
Ingresso libero


A Roma con “BE”

“BE”, questo è il nome della collettiva con cui Rosso Cinanbro festeggerà lunedì 7 novembre il suo secondo compleanno. 
Lo  spazio capitolino,  diretto da Cristina Madini, nato per promuovere l’arte italiana, ospiterà per l’occasione questa collettiva di artisti  che con le loro opere rappresentano generazioni e correnti differenti.
RossoCinabro  non vuole essere rappresentativa di una tendenza,  non mira a divenire il tempio dell’astratto o del figurativo, punta sulla qualità, su quello che resterà sempre. 
Crede nel ritorno dell’artista solitario, dell’uomo mistico e visionario, che produce in solitudine nel suo atelier, che con le sue scelte interpreta le emozioni di noi tutti.
Questi artisti sanno dipingere, sanno scolpire, sanno creare ed esprimono quello che la loro sensibilità ha scelto di raccontare.  Le loro opere percorrono luoghi reali o codificati come spazio estraneo alle condizioni fisiche, alle dimensioni conosciute; spesso hanno attitudini di fuga, forse verso quella dimensione (mai definita) dove vivono le emozioni, una casa dove tutti abitiamo senza saperlo, senza vederla.
Il loro mondo trasparente si dissolve tra gli enigmi di codici  espressi nella cultura di questo nuovo millennio. Tutti  vogliono  superare la comprensione dell'esistenza e subentrare nelle sfere più  profonde la conoscenza invisibile.
"Be" è il tentativo di porre nuove frontiere  ai quesiti, dove lo spettatore trova gli spunti necessari per identificarsi nella rete delle comunicazioni contemporanee.
Insieme agli artisti di Galleria saranno esposte le opere di: Monica Bertoli, Martina Buzio, Giosi Costan, Patricia Glauser, Hkosmoh, Armando Novelli, Silvia Piampiano, Giuseppe Rossi.


ROSSO CINANBRO
Via Raffaele Cadorna, 28 Roma (Centro Storico)
dal 7 al 18 novembre 2011. Ingresso libero.
Apertura dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:30 Orario continuato.
 http://www.rossocinabro.com/
Infoline: 06-60658125

STELLA D’AMICO SI AGGIUDICA IL PREMIO ENOGENIUS 2011

Si è chiusa a Barile la terza edizione del “Premio Enogenius”, concorso nazionale di pittura incentrato sul tema “Italia patria del vino”, promosso dalla locale Pro Loco per celebrare il vino Aglianico e il periodo della vendemmia nel Vulture. Alle cerimonia di premiazione dei vincitori, avvenuta all’interno di Palazzo Frusci, hanno partecipato il presidente della Pro Loco di Barile, Daniele Bracuto, il presidente dell’Associazione Orme, Francesco Mastrorizzi, e il vicesindaco di Barile, Antonio Murano.
Il primo premio è stato assegnato, da parte della giuria presieduta dal critico d’arte e curatore Antonello Tolve, all’artista campana Stella D’Amico di Avellino, in concorso con l’opera dal titolo “Tradizioni e radici di un paese”, “per l'armonia compositiva, per la scelta del soggetto che rispecchia appieno il genius loci e per una dimensione cromatica vivace, croccante ed erotica”, come si legge nelle motivazioni ufficiali.
Seconda classificata è risultata Stefania Rossi di Campobasso, con l’opera “Colori e odori del vino”, “per l'eleganza e per la luminosa parabola linguistica, che crea una fragile e pungente fabula de lineis et coloribus”. Terzo classificato Antonio Civitarese di Canosa Sannita (CH), con l’opera intitolata “Segni e colori del vigneto”, “per la costruzione e la presentazione dell'opera e per un intelligente utilizzo di livelli idiomatici spontanei e, nel contempo, programmati”.
La giuria, tra cui Fabrizio Caputo, ideatore del premio, dal collezionista d’arte Aldo Colella, dal professore Francesco D’Angola  e dall’artista Antonella Malvasi, ha voluto attribuire due menzioni speciali a Marisa Collovà di Montemiletto (AV), con l’opera “Tracce di vita”, “per la fluidità creativa e per la capacità di attraversare, con sicurezza e disinvoltura, i vari campi e i vari linguaggi dell'arte”, e a Salvatore Malvasi di Barile (PZ), con il dipinto “Colore diVino”, “per la potenza espressiva della composizione”.
Premiata, inoltre, con il premio della giuria popolare, Eleonora De Giuseppe di Tricase (LE), grazie alle preferenze lasciate dai visitatori della mostra durante i dieci giorni di apertura. A Stefania Rossi è andato anche il riconoscimento speciale da parte della redazione della rivista specialistica “In Arte Multiversi”, rappresentata dall’editore Angelo Telesca e dal caporedattore Giuseppe Nolè, “per la scelta di un'immagine evocativa, per i colori decisi, ma sobri e per l’ottima tecnica, che rendono la visione del quadro un momento di contemplazione”.
La manifestazione ha ottenuto grande riscontro al di fuori dei confini lucani, con adesioni giunte da diverse regioni d’Italia, a partire dalla Lombardia per arrivare alla Sicilia. Viva la soddisfazione manifestata durante la serata conclusiva da tutta l’organizzazione per l’ottima riuscita dell’evento, che ha raggiunto l’obiettivo di partenza di promuovere a livello nazionale il territorio del Vulture e di dare visibilità alle sue ricchezze.

giovedì 27 ottobre 2011

GENE GNOCCHI - L'invenzione del balcone

Da oggi è presente in libreria l’ultimo libro di Gene Gnocchi in cui si pratica un genere non molto frequentato: la satira letteraria, se pur, come si conviene al suo stile, surreale e dark. Come avrebbe detto uno scrittore padano, limitrofo e somigliante a Gnocchi, Antonio Delfini, il tema è ‘il bluff artistico in quanto atteggiamento’. E così sfilano tutti, protagonisti di una battuta o di un intero capitolo, i miti della moderna società letteraria, da Erri de Luca a Michela Murgia, da Margareth Mazzantini a Fabio Volo, Da Giorgio Faletti a Andrea Camilleri. Gli editori. Le più note firme del giornalismo italiano. Il Gruppo ’63 e i suoi remakes. Italo Calvino e Alberto Arbasino. Tutti dentro un grande tic mediatico, dal quale non riescono a liberarsi.
Intorno a loro  un mondo già finito, dove un certo Hannibal Lecter, che ha fatto del cannibalismo del pensionato una carta per vincere le elezioni, aspetta l’immunità parlamentare per poter governare. In uno stile da farsa, da opera buffa, procedono i protagonisti – tutti rigorosamente non inventati – per raccontare una loro storia alla rovescia. Camillo Valbusa, una specie di protagonista-venditore ambulante di siero antivipera, ha un figlio che picchia i compagni a scuola e non ha il telefonino per andare su YouTube. I genitori provvederanno spaventati all’idea di non aver insegnato niente di buono alle generazioni future. L’invenzione del balcone è una perfetta parodia del romanzo post-moderno e anche post-mortem (dell’autore che muore in corso d’opera): frammenti di diario,  lettere all’editore, o meglio sugli editori, carteggi ritrovati,  interviste postume. Insomma, Gene Gnocchi, ridendo e scherzando, prende tutti i luoghi comuni della cultura moderna e li fa a pezzetti, mette in corto circuito le leggende metropolitane – dal copia copia di Albano e Michael Jackson a quello di Umberto Galimberti. Nel farlo, mette in scena un mondo di povera gente, pensionati disperati, solitudini inconsolabili, amori finiti, amori mai trovati, disoccupati e cassaintegrati, mentre il mondo dei capitani d’industria è impegnato sul set di un porno e Emma  Marcegaglia discute con i sindacati del settore. Lo fa con modi della black humor tradizionale: descrive minuziosamente ogni passaggio,  scompone e ricompone il reale fino a farlo sembrare un fatto assurdo e così ancora più reale. Ma se il vero antagonista dell’autore è il mondo letterario, cos’è infine questa requsitoria, se non la traccia fortissima di un amore infranto? Allora L’invenzione del balcone mostra il suo lato più tenero, quello del lettore innamorato che vuole essere risarcito delle sue delusioni.
Gene Gnocchi è nato a Fidenza nel 1955. Comico, attore, conduttore, autore televisivo e teatrale. Per Bompiani ha pubblicato Il mondo senza un filo di grasso (2004). Scrive sempre pentendosi e non si è mai imbattuto in felicità altrui. Risulta molto più giovanile dal vero.

In Arte Exhibit e le “meraviglie negate” di Rosa Lamberta

Ritornano le esposizioni di pittura presso la sede della rivista “In Arte Multiversi”, grazie al progetto “In Arte Exhibit”, che proporrà dal 28 ottobre al 17 novembre la personale dell’artista lucana Rosa Lamberta, dal titolo “Le meraviglie negate”. Il vernissage è previsto per venerdì 28 ottobre alle ore 18.30, con l’intervento della curatrice Angela Delle Donne e la partecipazione dell’artista.
L'INFERNO E LA BELLEZZA
Rosa Lamberta è nata a Sant’Arcangelo (PZ), ma ha trascorso i primi vent’anni della sua vita in Germania, per poi far ritorno alle sue radici. Pittrice autodidatta, di sé racconta: “A sei anni ho preso coscienza dell’arte; a nove ho deciso di fare la pittrice; a 11 anni la visione di Guernica mi ha profondamente turbata. A trent’anni ho aperto il mio atelier.” La prima mostra personale, nel paese natio, risale al 1994, quando il suo fare arte si esprime soprattutto attraverso ritratti ad acquerello di piccole dimensioni. Negli anni le mostre si moltiplicano, come anche le partecipazioni a collettive, dentro e fuori regione. Abbandona l’acquerello per sperimentare su tele più grandi, attraverso l’olio e l’acrilico mescolati alla grafite, riempiendo la superficie di colori forti, intensi, primeggianti.
Tra le produzioni più recenti troviamo un ciclo ispirato all’archeologia lucana, fonte iconografica per dipinti in cui vasi, statuette bronzee, teste scultoree, riprodotti fedelmente, sono al centro della scena e sovrastano la stratificazione dei colori. Significativo è anche il ciclo dedicato all'infanzia dei nostri giorni, protagonista principale della mostra di Potenza. Catturati dalla realtà, volti, sguardi e pose di fanciulli vanno a riempire l’immaginario dell’artista e sono messi a confronto, non senza amarezza, con il mondo odierno, che essi dovranno ereditare. Un mondo fatto di fardelli, di assenze e di meraviglie negate. L’eredità che, invece, la Lamberta vuole lasciare alle nuove generazioni è il colore, dono disincantato, ma carico di emozione.

 
Rosa Lamberta. Le meraviglie negate
“In Arte Multiversi”,
Largo Carlo Pisacane 15, Potenza
dal 28 ottobre al 17 novembre 2011
Inaugurazione: 28 ottobre 2011, ore 18.30
Orari: tutti i giorni ore 10.00-13.00, 17.00-22.00
Ingresso: libero

giovedì 20 ottobre 2011

I vincitori del "Premio di Letteratura per ragazzi Laura Orvieto"

Laura Orvieto
Nella Sala dei Dugento di Palazzo Vecchio, alle ore 17, con la cerimonia di consegna del premio di letteratura per ragazzi, si chiude domani la tre giorni di eventi organizzati dal Gabinetto Vieusseux e da Giunti per commemorare Laura Orvieto, nel centenario dell’uscita del suo libro più famoso, ‘Le storie della Storia del mondo’. Nato nel 1953, alla morte della scrittrice, il premio ritorna oggi dopo 10 anni di interruzione, diviso in due diverse sezioni: una destinata ad un’opera per bambini tra i 6 e gli 11 anni e una per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni. La giuria, presieduta da Umberto Margiotta dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è composta da Emma Beseghi dell’Università di Bologna, anche Presidente dell’International Board on Books for Young People, da Agata Diakoviez, Presidente dell’Associazione Librerie Indipendenti per ragazzi, da Rosa Maria Di Giorgi, Assessore all’Educazione del Comune di Firenze e da Roberta Turchi dell’Università di Firenze. Saranno loro, domani in Palazzo Vecchio, a proclamare i due vincitori del rinato premio: per la prima sezione Daniela Palumbo con Le valigie di Auschwitz, edito da Piemme, e per la seconda Giorgio Di Vita con Il bambino delle ombre, pubblicato da Giunti. La serata sarà condotta da Paolo Fallai, vincitore anche lui del premio nel 1996, e vedrà  la partecipazione di Lucia Poli, che leggerà per l’occasione alcuni brani della Orvieto tratti dalle  Storie della Storia delle Mondo e da Leo e Lia. La serata si chiuderà in musica con i ragazzi della band della scuola secondaria di primo grado Machiavelli, che fa parte dell’Istituto comprensivo Oltrarno, dirigente la professoressa Sonia Salsi.
Oggi intanto, nelle sale dell’Archivio Storico del Comune di Firenze, si è inaugurata la mostra documentaria e fotografica dedicata a Laura Orvieto Insegnare… narrando storie, che resterà aperta fino al 20 novembre (da lunedì a venerdì, ore 9-13). La mostra, curata da Caterina Del Vivo, attraverso materiali per lo più inediti, renderà conto del percorso formativo, letterario e biografico della scrittrice a partire dall’infanzia milanese, la collaborazione con Rosa Errera, pioniera dei primi doposcuola per bambini poveri, l’arrivo a Firenze e le amicizie femminili - da Eleonora Duse a Amelia Rosselli - le persecuzioni razziali e il ritorno a scrivere dopo la guerra. Manoscritti, in parte rimasti inediti, molte fotografie dei figli di Laura, i “veri” Leo e Lia ritratti nella vita quotidiana di bambini all’inizio del ‘900, disegni (in particolare uno con dedica regalato da Pellizza da Volpedo per le nozze), dipinti, stampe, cover originali di alcune delle tante edizioni nelle molte lingue in cui è stato tradotto che riscrivono una storia emblematica e, in parte, dimenticata.

Informazioni:
http://www.vieusseux.fi.it/ - http://www.premiolauraorvieto.it/
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...