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mercoledì 30 novembre 2011

20 anni di ATLANTIDE

L'agenzia Atlantide Phototravel, specializzata in reportage di viaggio, compie vent’anni. Era il 1991 quando i tre fotografi fiorentini Stefano Amantini, Massimo Borchi e Guido Cozzi l’hanno fondata. E da allora ha collaborato con le maggiori testate del settore, italiane e internazionali: da Stern al New York Times, dal National Geographic al Sunday Times Travel, da Rutas del Mundo a GEO Saison, da Gente Viaggi a Bell’Italia, da Panorama Travel a D - La Repubblica delle Donne.
E il primo dicembre la Tethys Gallery di Firenze, nuova creazione del trio di fotografi, festeggia la ricorrenza con la mostra ATLANTIDE 20 anni che, oltre a celebrare questa data, vuole ripercorrere l’avventura  professionale di Amantini, Borchi e Cozzi, attraverso una spettacolare installazione: una cascata di circa 600 doppie pagine e copertine di riviste di viaggio, italiane e straniere, per raccontare il loro percorso intorno al mondo attraverso le testate che li hanno pubblicati. E a fianco delle pagine patinate, per vedere il percorso personale di ognuno, ci saranno i loro scatti più significativi, otto per ciascuno, scelti per l’occasione proprio da loro, per ricordare i momenti più importanti di questa ventennale avventura.
Oggi Atlantide Phototravel ha un archivio digitalizzato di oltre 240.000 foto, fatte in 135 paesi diversi, è all'avanguardia nella proposta di immagini per l'editoria specializzata e realizza servizi fotografici, progetti di libri e collezioni di immagini per i nuovi supporti tecnologici, ma vent’anni fa, all’inizio di tutto, c’è stata solo un’idea. Amantini, Borchi e Cozzi erano nati e cresciuti in una città, Firenze, completamente fuori dal mercato delle riviste di viaggio e dell’editoria specializzata in reportage, e volevano dimostrare che anche da lì si poteva partire per creare un punto di riferimento nel settore, semplicemente unendo le forze e con tanto coraggio. Così, chiesto un piccolo prestito in banca, sono partiti in macchina per le maggiori città europee dove si trovavano le più importanti riviste e hanno dato il via all’avventura di Atlantide. Avventura che li ha portati, negli anni successivi, ad attraversare il mondo in lungo e in largo, dal massiccio dell’Air alle saline di Bilma, nel deserto del Tenerè, percorso da Stefano Amantini con una piccola carovana touaregh che migrava in autunno per andare a prendere il sale; alla Cina del 1994, dove Massimo Borchi si è trovato di fronte alla metropoli in crescita di Shangai, alla più piccola città di Guilin sino e selvaggia regione dello Yunnan; sino alle isole Vanuatu, un piccolo arcipelago a nord est della nuova Caledonia, nell’Oceano Pacifico che invece è il ricordo più caro a Guido Cozzi, solo per citare alcuni dei loro innumerevoli viaggi.
La mostra ATLANTIDE 20 anni rimarrà aperta fino al 5 febbraio 2012.



tethys gallery
FINE ART PHOTOGRAPHY
Via Maggio 58r
Firenze
www.tethysgallery.com

1 dicembre 2011 – 5 febbraio 2012
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle19.00 – il sabato dale 15.00 alle 19.00

martedì 29 novembre 2011

MONDRIAN - L’ARMONIA PERFETTA

A cura di Fabiana Mendia, giornalista e critica d’arte, il progetto “Arte in diretta” che si snoda in una serie di incontri mirati a raccontare artisti ed opere d’arte attraverso testi, immagini e filmati.
Giovedì 1 dicembre, in occasione della mostra MONDRIAN - L’ARMONIA PERFETTA Fabiana Mendia terrà la lezione - Piet Mondrian: piani, linee e colori puri creano "deserti di poesia e di bellezza" -  presso la Sala Verdi del Complesso del Vittoriano.

Come spiega lei stessa, uno degli obbiettivi primari di Piet Mondrian era di abolire il tragico e l’accidentale dalla vita attraverso la ricerca di un equilibrio tra linee rette e colori puri.
L’idea di eliminazione ricorda Shopenhauer mentre la sua attesa di uno stato estetico è influenzata da Schiller. Le concezioni di Mondrian sulla creazione dell’arte sono mistiche e si soffermano particolarmente sull’intuizione e sul rifiuto dell’osservazione sul passato e sulla visione superficiale della natura. L’artista olandese (Amersfoort 1872-New York 1944), figlio di un calvinista ortodosso, direttore della scuola primaria calvinista, auspica a una forma di contemplazione pura, intuitiva, lontana dalle limitazioni imposte dal tempo e dallo spazio. Nel 1908 dipinge “Albero rosso” in cui emerge il processo mentale e formale che lo porterà all’astrazione, interpretata da Mondrian come una scelta non di stilizzazione di motivi naturali, ma di rappresentazione dei rapporti tra le cose e il mondo, così come vengono elaborati dalla memoria dell’artista. L’ondulazione della chioma dell’albero è da Mondrian dipinto come un movimento vitalistico, cioè “tragico”, mancando di rigore e razionalità.
Il Neoplasticismo punta sulla fine dell’antico e rappresenta la scissione tra quello che è stato e quello che verrà, è assoluto e definitivo. Mondrian inaugura un genere di produzione artistica fondata sull’esattezza della ragione, il rigore progettuale e l’impegno intellettuale.


Complesso del Vittoriano
Via San pietro in Carcere, s.n.c.
Sala Verdi - Ala Brasini 2°piano
Roma

Ingresso Libero
Prenotazioni: 06-6780664
www.arteindiretta.it
Giovedì 1 dicembre alle ore 18.00
La lezione dura un’ora e trenta minuti circa

lunedì 28 novembre 2011

Libri d'autore con Leone Piccioni

Una duplice uscita per Leone Piccioni, critico letterario e uno degli ultimi testimoni della grande stagione novecentesca, amico e compagno di strada di poeti e critici come Mario Luzi, Giorgio Caproni e Carlo Bo.  Studioso nato alla scuola di De Robertis, curatore del primo Meridiano Ungaretti, Leone Piccioni ha la dote di saper coniugare la più sottile analisi filologica con impressioni e fatti biografici, raccontati con una lingua sempre attenta alla comunicazione. Attenzione che deriva a Piccioni dall’aver affiancato alla sua attività saggistica, il lavoro in Rai – ne è stato vicedirettore dal ‘69 al ‘91- dove curò la trasmissione L’Approdo letterario a cui collaborarono intellettuali come Carlo Betocchi e Riccardo Bacchelli, e al cui archivio dobbiamo molto della memoria storica del novecento.

Leone Piccioni con Ungaretti
"Memoriette", raccoglie in forma di brevi racconti e apologhi alcuni scritti recenti. Nelle raffinate piccole edizioni Pananti, dunque, le allegre memorie disegnano ritratti fulminanti di personaggi sconosciuti  ma anche di nomi leggendari del secolo trascorso, da De Gasperi a Ungaretti, da Burri a Gadda.  A Gadda è dedicata una sezione, dove l’identikit del Gran Lombardo è tracciata attraverso battute e episodi che rivelano la sua costante paradossalità. Uno spirito umoristico ma anche morale percorre tutto il libretto. Da non perdere la carrellata dei sacerdoti di provincia e dei loro interlocutori, perlopiù atei incalliti della campagna toscana che rivelano, attraverso una battuta, un litigioso ma fervido dialogo con Dio.

"Vecchie carte e nuove schede" raccoglie, invece, sessant'anni di letture, giudizi ritratti, ricordi, da Gadda a Landolfi, da Bontempelli a Delfini, da Lisi a Moravia, fino ai nuovi narratori e narratrici contemporanei - Daniele Del Giudice, Cristina Comencini, Margaret Mazzantini. Piccioni raccoglie con la consueta misura e il senso innato dell'eleganza alcune voci dalla sua critica giovanile, al solito sobria acuta precisa, e le mescola con articoli recenti, come quello che commenta il passaggio dalla sua storica edizione ungarettiana del 1969 all'ultima di Carlo Ossola nei "Meridiani" della Mondadori. E’ lo sguardo lungo di chi sa quanto autentico e stupendo sia stato quel sogno di letteratura, arte e di critica. Sullo sfondo è Firenze, la città da amare e sempre da rimpiangere, come un amore mai completamente vissuto.


Memoriette, Pananti, 2011 (Pag. 42 stampato in 300 esemplari)
Vecchie carte e nuove schede 1950- 2010, Nicomp Saggi (Pag. 224)

Il Silenzio di Marco Paoli

"Silenzio" è il titolo del nuovo progetto fotografico di Marco Paoli, pubblicato da Giunti Editore, introdotto da un testo di Giuliana Scimè, storica e critica della fotografia, firma del Corriere della Sera. In occasione dell’uscita del volume, Ex3 Centro d’arte contemporanea, Firenze, ospita fino all’8 gennaio 2012, una selezione di venti immagini.
Marco Paoli, fotografo fiorentino, con un passato legato al teatro e al mondo della sperimentazione artistica, ha già pubblicato con Giunti nel 2010 la raccolta Ballads, una serie di lavori, frutto di procedimenti di sovrapposizioni multiple di immagini, sia  scattate in giro per il mondo sia di suoi dipinti realizzati con stratificazioni di cere di natura diversa, sulle quali poi l’artista ha agito con un delicato e attento montaggio digitale. Fotografie che avevano la densità materica e cromatica della pittura.
In Silenzio l’artista continua il suo viaggio nei più disparati angoli del mondo, dall’Asia alle Americhe, all’Europa, ma a differenza di Ballads, il procedimento fotografico non ha alterato ne’ trasformato l’immagine iniziale. In questa serie si predilige il bianco e nero, lasciando spazio  all'incanto della natura e a quello della spiritualità. Dal mare nostro Mediterraneo, in cui la linea tra acqua e cielo si confonde, ai paesaggi pluviali della foresta amazzonica, dalle pagode dorate della Birmania ai cieli africani e al verde urbano di Central Park sono tutti luoghi di calma e armonia, di solitudine e di silenzio. Un giardino dell'Eden, insieme grandioso e intimo. Un Eden che, come scrive Giuliana Scimè, “Paoli va cercando e ritrova in ogni luogo, e cattura nelle sue immagini” e che “non è un luogo, immaginato o scoperto per l’incanto della natura, piuttosto è il sapore della spiritualità.” Sono fotografie che non strepitano, che contemplano i ritmi della natura e la geografia dei volti della gente che l’artista ha incontrato e che ci invitano in modo sottile a riflettere su noi stessi.


EX3 - Centro per l’Arte Contemporanea
Viale Giannotti 81/83/85
50126 Firenze

25 novembre 2011 – 8 gennaio 2012
Orario di apertura: dal mercoledì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.00 - venerdì fino alle 22
Chiuso il lunedì e il martedì
Info:  www.ex3.it

giovedì 24 novembre 2011

Carl Andre al Museion di Bolzano

Una mostra di Carl Andre nel 2011 vuole essere innanzi tutto un tentativo per rispondere con la sua opera alla sua stessa domanda: ‘che cosa è successo all’oggetto d’arte?’, ma anche una proposta per indicare il suo percorso artistico come una possibile e significativa via nell’era della comunicazione virtuale e di massa, come affermazione di un’arte che vuole cambiare il mondo, propugnando una relazione reale con esso” così Letizia Ragaglia, direttrice di Museion e anche curatrice della mostra insieme a Roland Mönig, spiega questa esclusiva mostra antologica dedicata a un grande Maestro dell’arte contemporanea.

Padre fondatore della Minimal Art, leggenda vivente, con le sue opere radicali Carl Andre ha rivoluzionato il concetto di scultura e influito fortemente sullo sviluppo dell’arte del XX secolo. A pochi mesi dal conferimento del prestigioso premio della Roswitha Haftmann Stiftung, il Museion di Bolzano dedica a questo importante artista americano la prima celebrazione museale in assoluto per l’Italia.
Più di venti sculture, opere di medie e piccole dimensioni dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi provenienti da collezioni pubbliche e private verranno presentate al piano terra e al quarto piano di Museion. Tra le famose installazioni di grande formato anche Wirbelsäule (colonna vertebrale) opera realizzata nel 1984 a Basilea, raramente esposta, che verrà presentata nello spazio pubblico davanti al museo. Particolare attenzione verrà dedicata ai Poems, opere testuali poco conosciute, ma di importanza fondamentale per il pensiero e l’arte di Carl Andre. In mostra anche una selezione di libri d’artista, tra cui quello dedicato alla città natale di Andre, “Quincy Book”, 1973.
Usare i materiali come tagli inferti allo spazio piuttosto che tagliare nello spazio i materiali” – la frase dell’artista riassume la svolta compiuta nel 1959, quando Andre smette di scolpire e rivoluziona così il concetto di scultura stessa. L’artista respinge l’idea di dover sgrossare e modellare, unire le singole componenti di un’opera incollando o saldando; le sue sculture sono forme semplici, ottenute dall'accostamento di unità geometriche elementari.
I materiali vengono utilizzati senza manipolazioni, hanno le dimensioni e qualità previste dall’industria o artigianato - acciaio, rame o alluminio, pietra arenaria calcarea, gasbeton o grafite. Un’immanente materialità caratterizza le sue opere, che non hanno alcun intento narrativo o allusivo, ma dichiarano semplicemente se stesse come oggetti, per un’arte come fatto fisico, che non pretende di essere altro.
Dalla scultura come forma alla scultura come struttura per approdare alla scultura come luogo”: è entrata ormai nei manuali di storia dell’arte la descrizione che l’artista ha fornito sull’evoluzione del proprio lavoro. Le sculture di Carl Andre non sono un oggetto da contemplare, ma un luogo in cui stare, muoversi e fare esperienza, in una relazione di contatto fisico. È un’arte che non colpisce e può passare inosservata, pur intrattendendo una relazione fondamentale con l’ambiente in cui si trova. Al pianoterra di Museion il visitatore si trova inevitabilmente a camminare sulle 225 lastre in acciaio di 15x15 Napoli Square, 2010 e a girare intorno alle tre piramidi in legno di noce africana Glärnisch, Urn e Star, 2001. Al quarto piano percorre i 23 metri di lunghezza delle 46 unità di Roaring Forties, Madrid, 1988 o si muove tra le curve di 7 Part Sort, London, 1972.
In quanto luogo, i lavori a pavimento mettono irrimediabilmente in crisi il concetto di un unico punto di vista proprio della modernitá: la loro fruizione muta la percezione dello spazio in cui si trovano ed in cui si trova l’osservatore.



CARL ANDRE
Sino al  08.01.2012
Orari: martedì – domenica ore 10.00 – 18.00, giovedì ore 10.00 – 22.00.

Museion, museo d’arte moderna e contemporanea
Via Dante 6
Bolzano.
www.museion.it

martedì 22 novembre 2011

Un'intervista a… SEBASTIANO BRANCATO

Esistono artisti che hanno il dono di dipingere vere e proprie poesie e condurti dentro viaggi fantastici.
Sebastiano Brancato rientra sicuramente tra questi, i suoi quadri naif dai colori vivaci ritraggono uomini semplici e autentici dai grandi occhi e dalle grandi mani, uomini che sembrano personaggi appena usciti da una fiaba.
Le sue tele trasmettono delicatezza e sensibilità, è come se Sebastiano Brancato avesse la capacità di vedere e raccontarci il suo mondo attraverso gli occhi puri e curiosi di un bambino, che riesce ancora a stupirsi e a stupire.

Guardando i suoi quadri e conoscendo un po’ la sua storia, ho l’impressione che siano quasi degli autoritratti che raccontino di lei e della sua vita. Mi sbaglio? No, in un certo senso è così.  In loro riconosco soprattutto il mio attaccamento alla natura, l’amore per  la mia terra e per il lavoro.
La sua non è stata un’infanzia molto felice, purtroppo ha perso il papà che era molto piccolo ed è cresciuto in collegio, ma nonostante ciò i suoi dipinti trasmettono un profondo senso di serenità. Si può dire che la passione per la pittura l’ha aiutata a superare questa fase delicata della sua vita?
Sicuramente la passione per il disegno e la pittura mi è stata di grande aiuto ma anche il mio carattere tranquillo e socievole è stato fondamentale.
Nei suoi quadri i soggetti sono soprattutto maschili, uomini dai grandi occhi e grandi mani. Perché? Ritraggo spesso contadini, persone segnate dalla fatica, le mani e gli occhi stanno proprio a rappresentare questo, il segno marcato che ti lascia un duro lavoro.
Quando ha scoperto il suo talento per la pittura? Quando facendo una prova su un cartoncino, un bravo pittore vedendolo mi disse che era molto bello e mi incoraggiò a continuare.
Oltre ad essere un apprezzato pittore lei è anche uno dei pochi maestri artigiani custodi di un’arte antichissima: la lavorazione del papiro.  Me ne vuol parlare?
Con molto piacere … A Siracusa lungo il fiume Ciane, cresce spontaneamente il papiro ed è un’antica  tradizione locale ricavare la carta da questa pianta con la stessa tecnica che usavano gli egizi circa cinquemila anni fa.
Quando ero ancora agli inizi, trovai lavoro da un artigiano che lavorava il papiro, io mi occupavo di dipingere i fogli di carta finiti, ma ero pagato davvero poco, così cominciai ad osservare attentamente le tecniche di lavorazione sino a che non fui in grado di realizzare da solo la carta papiro, quindi mi licenziai e mi misi in proprio fino a diventarne il maggior produttore.
Mi vergogno ad ammetterlo, ma ignoravo che in Italia si lavorasse il papiro. Siete in molti a Siracusa specializzati in questa professione?
In passato eravamo diversi, oggi siamo rimasti solo in due, io e un ragazzo a cui ho insegnato personalmente questo mestiere che richiede molta passione, ma fortunatamente lui ce l’ha, tant’è  che ha realizzato un bellissimo vivaio dove i papiri crescono rigogliosi ed io ora mi rifornisco proprio da lui. Siracusa è l'unico posto in Europa dove il papiro cresce spontaneamente, il fiume Ciane ne è pieno, solamente che essendo diventato riserva naturale, lì non lo si può più raccogliere.
Tengo molto che si rammenti che la carta Papiro è la prima carta fatta al mondo e io per realizzarla uso lo stesso metodo utilizzato sin dal tempo dei faraoni.


Sebastiano Brancato nasce a Siracusa nel 1955, dove tuttora vive e lavora.
I suoi dipinti sono stati oggetto di numerose personali e collettive nella sua regione come in tutta Italia e sì è aggiudicato più volte il primo premio in diversi concorsi di pittura.
A partire dal 26 novembre, sarà possibile ammirare una sua mostra personale ospitata al Palazzo Del Governo di Siracusa sino al 4 dicembre.


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

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lunedì 21 novembre 2011

THE TASTE OF COLOR

E’ a cura di Cristina Madini The taste of color, collettiva che palpita di  vibrante energia con la quale la  Galleria RossoCinabro mostra il ruolo centrale ed espressivo che la tavolozza di un artista gioca nella creazione di un dipinto. Esprimendo  le loro ispirazioni personali in una varietà di stili, questa mostra presenta un gruppo  di pittori uniti nella  comprensione della relazione intima tra colore ed emozione.
Processi creativi difficili da sintetizzare in poche parole, sempre di per sé riduttive per queste dimensioni creative ed estetiche fluide e profonde, vaste e in continuo divenire. E', quello di questi artisti, soprattutto un penser couleur. Pensare colore, ossia percepire delle situazioni visive, non tanto la struttura, gli spazi, quanto piuttosto il grumo emotivo che ne è protagonista primario attraverso il colore.
Possiamo ricorrere al repertorio dei modi della pittura novecentesca per indicare l'ascendente diretto di questi lavori, oltre che nella vicenda dell'informale, nell'espressionismo, nelle chiare suggestioni di qualità simbolica o d'aroma metafisico, tutto vale ben più che pura risultante espressiva.
Non è nella ricerca di una collocazione entro i canoni linguistici del contemporaneo che la motivazione di questi lavori va ricercata, ma piuttosto in una sorta di purezza germinale, in un'autenticità precedente ogni nominazione. In fondo, anche la purezza espressiva è stata uno dei miti più tenaci del secolo artistico precedente.
Opere di: Marcella Biondo, Enzo Cammareri, Aldemì, Gianpiero De Gruttola, Rosalorenza, Carlotta Schiavio.


RossoCinabro
Via Raffaele Cadorna, 28
Roma (Centro Storico)
dal 21 novembre al 3 dicembre 2011
Ingresso libero. Apertura dal lunedì al sabato dalle 11:00 alle 19:30 Orario continuato. www.rossocinabro.com  

venerdì 18 novembre 2011

LEONARD FREED. Io amo l’Italia

In questo periodo la Fondazione Stelline di Milano ospita la mostra di Leonard Freed (New York, 1929 – 2006) dal titolo "Io amo l’Italia". L’esposizione rientra nel calendario ufficiale nazionale delle iniziative per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che hanno ottenuto la concessione del logo, in quanto costituisce un variegato ed esauriente ritratto della società italiana dalla metà del Novecento a questo secolo.
Cento immagini, tra vintage e modern print, ricostruiscono una sorta di diario degli oltre quarantacinque soggiorni compiuti dal fotografo in Italia, terra con la quale intrattenne un rapporto che lui stesso definì “una storia d’amore”.
La mostra, curata da Enrica Viganò, è organizzata dalla Fondazione Stelline, in collaborazione con l’associazione Admira+, con il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Milano, della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano.
La selezione di scatti di Leonard Freed – dal 1972 membro della Magnum, la celebre agenzia fotografica - spazia dagli esordi fino alla maturità, abbracciando le numerose tappe della sua prestigiosa carriera.
Il percorso espositivo milanese, attraverso immagini analogiche rigorosamente in bianco e nero, consente di cogliere il lato più dolce e commovente di Freed, capace di ritrarre la nostra società senza usare stereotipi, con scenari che descrivono uno spaccato umano nel quale sono evidenti le influenze maturate grazie agli incontri che il fotoreportage ha reso possibili.
Quando fra il 1952 e il 1958, mosso dall’interesse per l’arte, compie i suoi primi viaggi in Europa, Freed scopre la passione per la fotografia - che inizialmente costituisce solo un espediente per procurarsi da vivere - e viene conquistato dall’Italia, un Paese con il quale l’artista entra in contatto dapprima nella Little Italy di New York e che diventa presto un luogo di ricerca interiore e, contemporaneamente, un campo di osservazione in cui “il passato è sempre presente non solo nei luoghi ma nella vita quotidiana delle gente”.
Molto più che per l’arte, l’architettura o il paesaggio, l’amore di Freed è per gli italiani. È affascinato dalla vita della gente comune, dal calore e dalla spontaneità di una componente umana - sia essa rappresentata da lavoratori siciliani, soldati seduti su un ponte a Firenze o aristocratici veneziani e romani - che nelle sue fotografie non manca mai. Sebbene il punto di vista non sia mai politico, ma riveli l’acutezza nel cogliere diverse condizioni socio-economiche, i soggetti delle sue opere sono spesso ritratti in prossimità di elementi, in perfetto equilibrio fra loro, che sostengono il movimento e ne svelano la storia - come negli scatti di nobili in posa accanto alle immagini dei loro antenati.
La ricerca di Leonard Freed, sensibile all’antropologia culturale e all’indagine etnografica, scaturisce dalla necessità di ritrovare il senso delle proprie origini attraverso lo studio di comunità tradizionali, pur percependo una profonda distanza con la cultura ebraica della sua famiglia.
Come sostenne lo stesso artista: “Sono come uno studente curioso, che vuole imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione. Poi quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere sempre molto amichevole e neutrale.”
E ancora: “Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema.”
Accompagna la mostra un catalogo Admira Edizioni.



Fondazione Stelline
corso Magenta, 61
Milano

20 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012
Orari: martedì – domenica 10 – 20 (chiuso lunedì)
info: www.stelline.it

mercoledì 16 novembre 2011

Risorgere dal terremoto dell’Aquila con i libri

La casa editrice Textus, finalmente, torna a nuova vita.
Dopo il terremoto dell'Aquila del 2009 che l'ha coinvolta duramente, tra le vittime infatti figura Lucilla Muzi responsabile editoriale di Textus, la cui sede si trovava nel centro storico della città, la casa editrice ha deciso di non interrompere la sua attività, e anzi di scommettere sul futuro, in attesa di poter tornare nel capoluogo abruzzese. Textus ha avviato un'operazione di rinnovamento della programmazione editoriale, investendo in nuove collane di respiro nazionale e internazionale.

Per inaugurare questa ‘rinascita’ dalle macerie di una città devastata, Texuts ha voluto ripubblicare un testo importante del Novecento: “Cristo fra i muratori” di Pietro di Donato – 326 pagine, con la prefazione di Fausto Bertinotti -  un romanzo che, pubblicato per la prima volta in America nel 1939, è uno dei primi grandi racconti sull’immigrazione della letteratura italo-americana e anche uno dei primi a parlare delle morti sul lavoro. Romanzo proletario scritto da un proletario, fu ispirato dalla morte del padre dello scrittore, un operaio edile, morto sul cantiere il Venerdì Santo del 1923.

Textus riparte con tre collane strettamente legate al presente e al mercato internazionale: nuovi autori, dunque, ma anche autori importanti e grandi classici stranieri mai tradotti, individuati dagli intellettuali direttori delle tre collane: “I romanzi della realtà”, diretta da Walter Siti, “Marakanda” diretta da Alberto Manguel e “Filosofia al presente”, diretta da Rocco Ronchi.
Textus è stata fondata all’Aquila nel 1996. Nel 2003 è stata rilevata da Edoardo Caroccia, che ne è, tutt’oggi, il direttore.

NOSTALGIA CANAGLIA: quando le canzoni diventano “da guardare”

Una giovane generazione pittorica che si cimenta con i segni musicali del passato.
La mostra NOSTALGIA CANAGLIA, curata da David Vecchiato e Luca Scornaienchi, è un omaggio alla musica POP italiana da parte degli esponenti delle nuove correnti POP dell’arte visiva contemporanea.
l brani di Giuni Russo, Donatella Rettore, Loredana Bertè, Toto Cutugno e tantissimi altri autori che il popolo indie, garage, hip hop e alternative ha sempre ascoltato di nascosto e disprezzato in pubblico, troveranno la loro massima espressione artistica nelle diciassette opere in esposizione.
Nessuna caricatura o satira, ma pura ispirazione alle melodie che hanno fatto il POP italiano che ha segnato la storia della musica italiana. Un viaggio a ritroso nel tempo nelle cover che hanno segnato la colonna sonora delle ultime 30 stagioni estive. Un tributo alla melodia che passa attraverso il segno vivo, influenzando artisti e audience.
In mostra opere originali di: Nicola Alessandrini, Birò, Cesko, Allegra Corbo, Alberto Corradi, Diavù, Max Frezzato, Francesca Ghermandi, Massimo Giacon, Ale Giorgini, Miss Miza, Ombrascura, Marilina Ricciardi, Andrea Scoppetta, Flavia Sorrentino, Tokidoki, Daniela Volpari.

La mostra è stata ideata nell’ambito della V edizione de “LE STRADE DEL PAESAGGIO”.


Museo delle Arti e dei Mestieri della Provincia di Cosenza
Corso Telesio, 17
Cosenza

dal 19 novembre all'11 dicembre
Tutti i giorni (escluso il lunedì)
10.00/13.00 – 15.00/19.00
Info: info@lestradedelpaesaggio.com                                                                         

Evento in collaborazione con Mondo POP International Gallery, ( Roma )
http://www.mondopop.it/

giovedì 10 novembre 2011

Bric News all'EX3 di Firenze

Oggi alle 18, per il ciclo Bric News. Arte contemporanea da Brasile, Russia, India e Cina, a cura di Lorenzo Giusti, il Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze presenta sino, due nuovi eventi: una mostra personale dei fotografi cinesi Birdhead - nome d’arte della coppia formata da Song Tao e Ji Weiyu -  dal titolo New Village, e la proiezione del video Vot, dell’artista russo Victor Alimpiev.

 BIRDHEAD
BRIC è un acronimo utilizzato in economia per riferirsi congiuntamente a quattro paesi - Brasile, Russia, India e Cina - il cui il PIL pro-capite, negli ultimi dieci anni, è cresciuto esponenzialmente. Il termine è apparso per la prima volta nel 2001 in una relazione della banca d’investimento Goldman Sachs, la quale spiegava come i quattro paesi si troveranno presto a dominare l’economia mondiale.
A dieci anni di distanza dal conio del termine e dalla relativa messa a fuoco di questa nuova realtà economica, il Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze dedica ai paesi dell’area BRIC una serie di eventi (mostre e proiezioni) volti a illustrare, attraverso il lavoro di alcuni artisti nati nel corso degli anni Settanta e già conosciuti internazionalmente, le tensioni emotive a cui le giovani generazioni brasiliane, russe, indiane e cinesi sono sottoposte in virtù del radicale cambio di ruolo e di prospettiva dei rispettivi paesi.

VICTOR ALIMPIEV
I paesi BRIC condividono una grande popolazione, un immenso territorio e abbondanti risorse naturali. Ma al di là di queste specifiche caratteristiche, profonde differenze storiche, culturali, religiose e sociali li separano. Tra punti di contatto ed elementi distintivi, le opere degli artisti coinvolti nel progetto “Bric News” riflettono sull’incidenza dello sviluppo economico, urbano e tecnologico nella costruzione di nuove identità, sia singole che collettive, oltre che sui radicali cambiamenti nella percezione delle diverse singolarità indotti dalla globalizzazione.


EX3 - Centro per l’Arte Contemporanea
Viale Giannotti 81/83/85 - 50126 Firenze
Orario di apertura: dal mercoledì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.00 - venerdì fino alle 22
Chiuso il lunedì e il martedì
 www.ex3.it

UBIQUA

Le Biciclette Art Gallery inagura venerdì 11 novembre "UBIQUA"; per la prima volta a Palermo un’ ampia selezione di quadri, disegni e quaderni inediti dell’artista Monica Carrozzoni Malpighi.
Sarà inoltre proiettato il video The Poor Man's Follies, docu-trip realizzato da Istituto Micropunta,  fondato dalla stessa Monica Carrozzoni Malpighi insieme a Fabrizio Vegliona.

“Alla ricerca del collegamento transculturale. Per la comprensione del singolo e della comunità, per procacciarsi cibo, per sbarazzarsi umanamente dei nemici. Attraverso il viaggio onirico, in un contemporaneo che straborda di parole, dove il significato di queste viene capovolto e piegato dall'uomo mediatico, la ricerca di un antropologico potere non alfabetizzato, simboli, segni, visi, immagini della giungla urbana dinamica. Un viaggio nello spirito dimenticato degli uomini, contenitore psichico universale.”
Monica Carrozzoni Malpighi

I quadri di Monica Carrozzoni Malpighi sono generati da un impulso profondo e informe, un colore, un movimento, il ricordo di un sogno. La sua pittura nasce dal bisogno di ricongiungere la coscienza con le forze creative. Ne scaturisce un regno di forme fluttuanti, dove l’esperienza visiva diventa psichica.
I suoi soggetti parlano di qualcosa che è contenuto dentro un’altra cosa, un gioco di insiemi e sotto insiemi, colorati e multiformi che si intrecciano e si intersecano rimanendo livelli distinti.
Colori accesi e luminosi, caldi e rassicuranti, accostati tra loro sapientemente, come in una formula chimica, sono in contrapposizione con le forme nude e stranianti delle figure. Un seducente inganno che fa ironicamente riflettere sulla necessità di trascendere l’apparenza, andare aldilà di ciò che si vede. La pennellata sembra muoversi in bilico tra l’aspetto esteriore della vita e i suoi flussi più segreti, tra la scienza e la magia. Le figure rimangono isolate nello spazio, non ancorate a nulla, sospese nel vuoto. Un vuoto che ricorda quello della fisica quantistica, pensato come uno spazio ricco di energia fluttuante generata dal continuo scontro di particelle di materia e antimateria.
Teste, volti, corpi incompleti che implorano di ritrovare la loro parte mancante, ma anche archetipi di una giungla tecnologica, monitor di computer, scale, grattacieli, elementi ricorrenti che insieme compongono un universo misterioso, che parla del presente ma allo stesso tempo di qualcosa di antico e universale. Una dimensione temporale ubiqua. I volti che si generano sembrano sussurrare un messaggio: liberarsi da tutto ciò che ci immobilizza per tirare fuori le cose che non sai di avere, la potenza che c’è dentro ogni uomo.


Inaugurazione 11 novembre 2011 ore 20,00
Le Biciclette Art Gallery
Palermo - Via XX Settembre 11
www.bicicletteartgallery.com

12 novembre – 28 gennaio 2012
Orari: dal giovedì al sabato 18.00-22.00

martedì 8 novembre 2011

Un’intervista a... ”PV” Pietro Vanessi

Arte per me vuol dire saper comunicare, il linguaggio è il mezzo espressivo che si è scelto per trasmettere il proprio messaggio, che è e rimane, il fine ultimo.
Faccio questa premessa perché quando ho chiesto a PV se mi concedeva un’intervista per Art Open Space, lì per lì non mi ha risposto con un sì o un no, ma inaspettatamente mi ha chiesto “… dici che è arte, la mia ?
PV è un vignettista che colpisce per il suo tratto deciso, pulito e morbido e  l’uso di colori vivi e brillanti. Il suo umorismo sottile lo affida ai suoi personaggi a dir poco originali e nella satira, anche quando il soggetto è un …organo genitale, riesce a non scadere mai nella volgarità.
La sua “risposta” mi ha spiazzata e incuriosita a tal punto che la mia intervista ho deciso di iniziarla proprio così…

Se stenti a considerare le tue vignette un’espressione artistica, allora secondo te cosa sono? Intuizioni, sberleffi, aforismi mascherati, riflessioni col sorriso, insomma… un’Arte con la “a” minuscola in quanto è fatta di artigianato, passione e piccoli trucchi. L’Arte, quella vera è altro, secondo me.
Nei tuoi disegni c’è più passione o tecnica? Entrambi: senza l’una perderebbe il senso d’esistere dell’altra.
I tuoi soggetti sono molto originali e sicuramente non convenzionali; la morte, il fallo maschile, un guru zen...cosa o chi te li ha ispirati? Se ci penso bene sono tutti prolungamenti o interpretazioni del vivere: il fallo, che io chiamo amichevolmente Picio è legato alla nascita e alla sessualità, la parte più irriverente e boccaccesca di me; le vignette di attualità sono il vivere quotidiano, le incazzature della politica e lo sdegno per certe cose che accadono sotto gli occhi di tutti… poi c’è l’Idiota Zen, un guru sui generis che parla di filosofia applicata al quotidiano o a un ideale “altrove” che non è qui e ora.
Per ultima la Morte Nasona, il personaggio più cinico e snob dei tre, implacabile e beffarda come la vita stessa…
C’è tra i tuoi personaggi uno al quale sei più affezionato? L’Idiota Zen perché ha la leggerezza che vorrei avere io a 60 anni. Il Picio, invece, perché è come mi sento a volte io oggi: monello, infantile e giocherellone…
E uno che può considerarsi un tuo alter ego? Tutti, in un modo o nell’altro sono “figli” di padre certo. In questo caso funziona al contrario.
Anche nelle vita ti contraddistingue l’ironia delle tue vignette? Sono un Pesci, sensibile e umorale. Passo da momenti di simpatia travolgente a giornate di depressione sconfinata. Non sono uno così facile da prendere… ma quei pochi amici che ho, mi conoscono bene e lo sanno.
Una curiosità …. le tue vignette nascono prima dalla battuta o dal soggetto? Dalla battuta. Al 90%... Il disegno è la parte che mi rilassa di più ed è sempre in funzione della prima.
In ambito professionale, c’è un collega che stimi in modo particolare? Altan una spanna su tutti e poi invidio una serie di singoli elementi: la fluidità del tratto di Makkox, la poesia di Biani, l’irriverenza pecoreccia di certe vignette di Vauro, l’uso oculato delle parole di Ellekappa, certe soluzioni grafiche di Bucchi.
Matita per sempre o anche computer? Il disegno è rigorosamente a pennarello nero su carta. I testi e i colori sono al computer. Adoro la carta e amo il computer, quindi per non scontentare nessuno li ho fatti andare d’amore e d’accordo……
Più o meno tutti abbiamo un sogno nel cassetto, c’è qualcosa in particolare che vorresti ti riservasse il futuro? Una salute di ferro e una montagna di soldi guadagnati in modo pulito.
Che dici, l’ho sparata grossa? Va beh, abbassando il tiro direi: vivere dignitosamente di questa passione, pubblicare 2 libri all’anno sia in Italia che in Spagna, Germania, Francia, Inghilterra con una tiratura extra per il mercato asiatico e le americhe.
Nulla è impossibile, no?


PV sta per Pietro Vanessi, classe ’64 nato a Verona e dal 2001 vive e lavora a Roma, professionista nel campo della comunicazione che dopo una pausa di alcuni anni che l’ha visto dedicarsi esclusivamente  all’attività di creativo pubblicitario, riscopre con entusiasmo la sua natura di disegnatore grazie al blog su cui pubblica le sue vignette satiriche e riflessioni sarcastiche su vari temi del nostro vivere quotidiano, dalla  filosofia, al sociale, dalla cronaca alla vita di coppia, visti sempre sotto un’ottica agro-dolce.
Disegna per varie riviste tra cui  “Cuore” e diversi quotidiani nazionali e locali (Mamma, Il Misfatto, Il Vernacoliere, Il Ruvido ecc). Ha partecipato alla trasmissione televisiva Spettacolando” su RAI2 e ha al suo attivo diverse mostre personali.

Il sito di PV: http://www.unavignettadipv.it/


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

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lunedì 7 novembre 2011

Adriana Rigonat e Rosalba Ruzzier “ACCENNI D’OMBRE”


Inserita nel Progetto "DONNE IN ARTE" con il patrocinio della Provincia di Pisa e del Comune di Pisa, si inaugura sabato 12 novembre  alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea CentroArteModerna di Pisa la mostra BI-personale "ACCENNI D’OMBRE" delle note artiste triestine Adriana Rigonat e Rosalba Ruzzier, a cura di Massimiliano Sbrana e Isabella Bembo.
Anche nella più felice delle favole un’ombra aleggia sempre sullo sfondo… Nell’eccezionalità del nostro quotidiano mille nuvole grigie passano infinite volte ad oscurare il cielo. Sono parole, sguardi, sensazioni, emozioni, esperienze, ricordi che proiettano lungo i nostri giorni ombre più o meno spesse, più o meno nere. Più forte brilla il sole più intensa sarà l’ombra proiettata sulla parete, più facile per noi vederla, più facile per noi rischiararla. Ma vi sono ombre fluide, annacquate in infiniti toni di grigio che per i più spesso sono appena percettibili e solo per pochi rimangono tracce leggibili di ricordi e pensieri.
ADRIANA RIGONAT
Il tempo gioca a loro favore assottigliandole fino a farle quasi scomparire .  Non sono tagli netti senza sbavature, forme distinte chiaramente percettibili, sono tracce di figure, di parole, di numeri, di colori che sembrano sparsi e incoerenti senza ordine apparente.
Adriana Rrigonat e Rosalba Ruzzier, ognuna con la propria espressività, creano all’occasione di questa mostra comune un dialogo tra queste ombre leggere, smorzate, evanescenti. Le raccolgono per noi tra le nostre storie i nostri pensieri e una vicino all’altra ci narrano queste nuove storie, dove s’intrecciano gli accenti di tante piccole zone senza  luce che il caso, la coincidenza, il fato o il credo ha riportato in superficie come foglie lungo un fiume.
Un’alchimia dell’invisibile si esprime in segni tracciati su un foglio, piccoli segni per noi riconoscibili, ma solo nell’unità del dipinto resi nuovamente leggibili.
Quadro dopo quadro la narrazione s’intreccia in un rincorrersi di ricordi che ripercorrono le tappe della vita e della storia. Vi è questo buio, questo dolore, quest’ombra sullo fondo che fanno capolino tra il susseguirsi dei giorni e che all’improvviso vengono nuovamente rischiarati, restaurati come i colori spenti di un dipinto antico, riportati in superficie con uno slancio semplice che la Vita porta intrinsecamente in sè. 
ROSALBA RUZZIER

Rosalba Ruzzier, nata a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, opera a Trieste. Dopo aver frequentato diverse scuole, tra le quali la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, inizia a esporre nel 1983. Sue opere sono state esposte al salone degli Artisti Indipendenti, Grand Palais, Parigi, 2008 e sono presenti in numerose collezioni private in Austria, Australia, Croazia, Slovenia, Francia, Stati Uniti d’America.
I lavori presentati costituiscono una rassegna d’opere realizzate con pastelli ad olio e acrilici su carta incollata su tela. Accenni di un passato personale si amplificano per raccontare, in un susseguirsi di elementi ritrovati, l’espressione di un dolore universale, legato alla guerra, alle incomprensioni, alle difficoltà, ai legami spezzati. Utilizzando numeri, lettere, linee inizia a raccontare eventi che, immutati, si ripetono all’infinito e che ancora oggi continuano. Il suo narrare rimane volutamente frammentato per permetterci di fermarci a pensare e rileggere la storia con un possibile lieto fine.

Adriana Rigonat, nata a Trieste, dove lavora, inizia a esprimersi pittoricamente nel 1999 dopo aver  frequentato i corsi di importanti Maestri. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia, in Austria, in Slovenia.
Le opere presentate sono parte di un ciclo realizzato con tecnica mista su supporto cartaceo. La tematica predominante è legata  al ricordo dell’infanzia, tappa iniziale e fondamentale della vita, di cui traspaiono, in controluce, figure, alberi, animali, ombre,  che con la loro semplice essenzialità connotano ben l’universo infantile ma divengono anche, quasi in uno specchio d’Alice, le chiavi di lettura di tutto quel mondo nascosto e inconscio che popola sogni, dubbi di una nostra memoria troppo spesso volutamente dimenticata e che qui ritrovano voce.


ACCENNI D’OMBRE / Adriana Rigonat e Rosalba Ruzzier
Dal 12 al 23 Novembre  2011
CentroArteModerna
 Lungarno Mediceo,26 -  Pisa
 http://www.centroartemoderna.com/ - tel. 050542630
Orari: 10-12,30/16,00-19,00
Domenica 17,00-19,30
chiuso lunedì mattina
Ingresso libero


A Roma con “BE”

“BE”, questo è il nome della collettiva con cui Rosso Cinanbro festeggerà lunedì 7 novembre il suo secondo compleanno. 
Lo  spazio capitolino,  diretto da Cristina Madini, nato per promuovere l’arte italiana, ospiterà per l’occasione questa collettiva di artisti  che con le loro opere rappresentano generazioni e correnti differenti.
RossoCinabro  non vuole essere rappresentativa di una tendenza,  non mira a divenire il tempio dell’astratto o del figurativo, punta sulla qualità, su quello che resterà sempre. 
Crede nel ritorno dell’artista solitario, dell’uomo mistico e visionario, che produce in solitudine nel suo atelier, che con le sue scelte interpreta le emozioni di noi tutti.
Questi artisti sanno dipingere, sanno scolpire, sanno creare ed esprimono quello che la loro sensibilità ha scelto di raccontare.  Le loro opere percorrono luoghi reali o codificati come spazio estraneo alle condizioni fisiche, alle dimensioni conosciute; spesso hanno attitudini di fuga, forse verso quella dimensione (mai definita) dove vivono le emozioni, una casa dove tutti abitiamo senza saperlo, senza vederla.
Il loro mondo trasparente si dissolve tra gli enigmi di codici  espressi nella cultura di questo nuovo millennio. Tutti  vogliono  superare la comprensione dell'esistenza e subentrare nelle sfere più  profonde la conoscenza invisibile.
"Be" è il tentativo di porre nuove frontiere  ai quesiti, dove lo spettatore trova gli spunti necessari per identificarsi nella rete delle comunicazioni contemporanee.
Insieme agli artisti di Galleria saranno esposte le opere di: Monica Bertoli, Martina Buzio, Giosi Costan, Patricia Glauser, Hkosmoh, Armando Novelli, Silvia Piampiano, Giuseppe Rossi.


ROSSO CINANBRO
Via Raffaele Cadorna, 28 Roma (Centro Storico)
dal 7 al 18 novembre 2011. Ingresso libero.
Apertura dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:30 Orario continuato.
 http://www.rossocinabro.com/
Infoline: 06-60658125

STELLA D’AMICO SI AGGIUDICA IL PREMIO ENOGENIUS 2011

Si è chiusa a Barile la terza edizione del “Premio Enogenius”, concorso nazionale di pittura incentrato sul tema “Italia patria del vino”, promosso dalla locale Pro Loco per celebrare il vino Aglianico e il periodo della vendemmia nel Vulture. Alle cerimonia di premiazione dei vincitori, avvenuta all’interno di Palazzo Frusci, hanno partecipato il presidente della Pro Loco di Barile, Daniele Bracuto, il presidente dell’Associazione Orme, Francesco Mastrorizzi, e il vicesindaco di Barile, Antonio Murano.
Il primo premio è stato assegnato, da parte della giuria presieduta dal critico d’arte e curatore Antonello Tolve, all’artista campana Stella D’Amico di Avellino, in concorso con l’opera dal titolo “Tradizioni e radici di un paese”, “per l'armonia compositiva, per la scelta del soggetto che rispecchia appieno il genius loci e per una dimensione cromatica vivace, croccante ed erotica”, come si legge nelle motivazioni ufficiali.
Seconda classificata è risultata Stefania Rossi di Campobasso, con l’opera “Colori e odori del vino”, “per l'eleganza e per la luminosa parabola linguistica, che crea una fragile e pungente fabula de lineis et coloribus”. Terzo classificato Antonio Civitarese di Canosa Sannita (CH), con l’opera intitolata “Segni e colori del vigneto”, “per la costruzione e la presentazione dell'opera e per un intelligente utilizzo di livelli idiomatici spontanei e, nel contempo, programmati”.
La giuria, tra cui Fabrizio Caputo, ideatore del premio, dal collezionista d’arte Aldo Colella, dal professore Francesco D’Angola  e dall’artista Antonella Malvasi, ha voluto attribuire due menzioni speciali a Marisa Collovà di Montemiletto (AV), con l’opera “Tracce di vita”, “per la fluidità creativa e per la capacità di attraversare, con sicurezza e disinvoltura, i vari campi e i vari linguaggi dell'arte”, e a Salvatore Malvasi di Barile (PZ), con il dipinto “Colore diVino”, “per la potenza espressiva della composizione”.
Premiata, inoltre, con il premio della giuria popolare, Eleonora De Giuseppe di Tricase (LE), grazie alle preferenze lasciate dai visitatori della mostra durante i dieci giorni di apertura. A Stefania Rossi è andato anche il riconoscimento speciale da parte della redazione della rivista specialistica “In Arte Multiversi”, rappresentata dall’editore Angelo Telesca e dal caporedattore Giuseppe Nolè, “per la scelta di un'immagine evocativa, per i colori decisi, ma sobri e per l’ottima tecnica, che rendono la visione del quadro un momento di contemplazione”.
La manifestazione ha ottenuto grande riscontro al di fuori dei confini lucani, con adesioni giunte da diverse regioni d’Italia, a partire dalla Lombardia per arrivare alla Sicilia. Viva la soddisfazione manifestata durante la serata conclusiva da tutta l’organizzazione per l’ottima riuscita dell’evento, che ha raggiunto l’obiettivo di partenza di promuovere a livello nazionale il territorio del Vulture e di dare visibilità alle sue ricchezze.
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