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martedì 28 febbraio 2012

Un'intervista a... DAVID DE BIASIO

Con David De Biasio ci si trova in uno di quei rarissimi casi in cui è possibile descrivere un artista potendo utilizzare anche un solo sostantivo: PERFEZIONE.
David De Biasio è la testimonianza di come si può essere contemporanei servendosi dei mezzi e linguaggi legati alla tradizione, perché l’arte contemporanea  non deve necessariamente essere “d’effetto” per essere considerata tale,  ma può tornare a stupire semplicemente sublimando il concetto di estetica, l’arte come bellezza e non come pura spettacolarizzazione.  
Ho conosciuto questo artista attraverso un portale web che espone alcuni suoi quadri che, vedendoli  per la prima volta, ho scambiato per fotografie, e con una convinzione tale,  che quando ho letto nella descrizione “olio su tela” sono rimasta letteralmente a bocca aperta.

Innanzitutto complimenti, sinceri.
Quali sono i princìpi ispiratori della tua poetica?
Grazie per i complimenti sinceri, fa sempre piacere riceverne.
Ho sempre guardato al reale ed alla realtà con molta curiosità, la passione per la forma e per il visibile, come anche per la natura, sono forse la base di partenza per la mia ricerca pittorica. In questo periodo più che di princìpi parlerei di passioni, per l’equilibrio formale che cerco in maniera meticolosa, per l’uso del colore stesso.
Insomma sono alla ricerca  di un’ideale di perfezione molto difficile da realizzare, ma ci provo di continuo.
Quale è la tua concezione di “equilibrio formale”?
Nella composizione di una natura morta cerco l’armonia, l’equilibrio cromatico e volumetrico tra tutti gli elementi presenti; sposto anche solo di qualche millimetro ogni singolo oggetto fino a trovare l’esatta posizione che mi fa dire: ecco adesso si trova in perfetta armonia con tutte le altre forme presenti nella composizione.
Quanto è importante per te la tradizione?
Importantissima, chi fa questo lavoro non può non tenerne conto. Da studente eseguivo copie dei grandi maestri, ho sempre studiato quello che il passato aveva da offrire, ma diciamo che non ne sono mai rimasto schiavo. Fissarsi su dei modelli non va bene, si dovrebbe interiorizzare ciò che la tradizione propone, studiare tanto, ma poi creare un linguaggio che si poggi su di essa ma senza esserne dipendenti.
Come ti è venuta l’idea di usare come soggetto delle bottiglie?
Le avevo in casa e non sapevo che farne … no, scherzo!
Ti dico che gli oggetti a noi familiari, anche di uso molto comune come la bottiglia possono fornire ottimi spunti per realizzare delle composizioni interessanti.
Le bottiglie offrono un repertorio di misure e forme abbastanza vario con cui e’ possibile lavorare, cercando di non essere banale o ripetitivo ovviamente, e l’idea di usarle mi e’ venuta mentre contemplavo un serie di bottiglie da collezione a casa di mio padre.
Le vedevo lì in fila, posizionate con cura ed ordine ed ho pensato allora di reperirne alcune, eliminare il marchio ed ogni altro riferimento commerciale, per iniziare il progetto NO LOGO. Molte di queste bottiglie prive del marchio erano ancora riconoscibili, ti fa capire come il marchio condizioni la psiche, come la pubblicità lavori sulle nostre coscienze.
Le tue nature morte sono davvero magnifiche, sono l’espressione della modernità declinata alla tradizione e viceversa.  Due facce della stessa medaglia?
Ti dicevo, la tradizione e’ fondamentale, la base da cui partire. Ma io sono figlio del tempo in cui mi e’ stato concesso vivere e non credo che ci si possa sottrarre dagli stimoli che vengono dall’ambiente e dal periodo storico che ci riguarda. A New York giravo tanto, ero un grande fruitore di mostre contemporanee e frequentavo settimanalmente vernissage di ogni tipo. Le nature morte sono frutto di tutta la mia ricerca artistica, quella italiana e quella americana.
Hai voglia di raccontarmi un po’ della tua esperienza negli Stati Uniti? Mi piacerebbe sapere cosa ti ha lasciato e se la rifaresti volentieri.
New York è una città eccezionale che richiede molta energia. I primi mesi sono stati molto eccitanti, ero attratto da tutti gli stimoli a cui ero sottoposto. L'arte è vissuta in maniera molto libera, si ha modo di avere un confronto diretto e costante con tanti artisti, non solo pittori ma anche musicisti, attori, ecc. Ho conosciuto personalità molto interessanti e di questo sono felicissimo. New York mi ha dato tanto e consiglio vivamente a chi può di fare un'esperienza di vita in questa grande metropoli. Certo che rifarei la stessa esperienza, il mio obiettivo futuro è di viverci almeno un po’ di mesi l'anno e comunque mantengo vivi i contatti che ho creato, parte del mio lavoro è lì.
Ci sono importanti pittori della storia dell’arte a cui fai riferimento? Te lo chiedo perché osservando i tuoi lavori magistralmente giocati sulla luce, mi torna in mente Caravaggio.
Certamente Leonardo, Caravaggio, i Preraffaelliti, Moreau, Klimt e molti altri.  Sono stati dei sicuri punti di riferimento nel periodo della mia formazione Ho guardato ai loro lavori con lo sguardo dell’apprendista, studiandone la tecnica, la luce ma anche la composizione. Quando vado nei musei mi metto in uno stato di ascolto ed osservo da vicino, ho ancora tanto da imparare e non smetterò mai.


David De Biasio nasce a Jesolo l'8 agosto 1973.
All'età' di 19 anni, compiuti gli studi magistrali, si trasferisce a Roma dove frequenta l'Accademia di Belle Arti. Nel '98 si diploma presentando una tesi sull'opera di Gustave Moreau ( che si trova ora nella casa-museo di Parigi) .
Nel 2003 si trasferisce a New York dove inizia a lavorare come assistente per Mark Kostabi presso il "Kostabi World", dedicandosi al tempo stesso alla realizzazione delle opere proprie.
Il  2006 e’ l’anno della sua prima personale a New York
Nel 2007 partecipa ai corsi della rinomata scuola d’arte newyorkese “Art Student League”.
Nella seconda meta’ del 2008 ritorna in Italia ed apprezzato dal noto critico d’arte Alberto Agazzani partecipa all’importante rassegna “Contemplazioni. Bellezza e tradizione del nuovo nella pittura italiana contemporanea”.
Il 2011 è l’anno della sua prima personale in Italia e nello stesso anno viene chiamato a partecipare al Padiglione Veneto della 54esima Biennale di Venezia.
Nel 2012 partecipa e vince il IV Premio Fabbri - sezione pittura.
Espone in diverse gallerie negli Stati Uniti, in Inghilterra ed in Italia.



Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta



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lunedì 27 febbraio 2012

JACOPO MILIANI - DO YOU BELIEVE IN MIRAGES?

EX3 Centro per l’Arte Contemporanea di Firenze ospita Do you believe in mirages?, progetto di Jacopo Miliani vincitore della seconda edizione del Premio EX3 Toscana Contemporanea.
Il Premio, promosso da EX3 in collaborazione con Regione Toscana, nasce con l’intento di valorizzare le generazioni di artisti under 40, toscani di nascita o di residenza.

EX3 ha nominato una commissione composta da 3 curatori attivi sul territorio: Lorenzo Bruni, Valentina Gensini e Alberto Mugnaini, che ha selezionato una rosa di sei artisti - Yuki Ichihashi, Jacopo Miliani, Studio++, Teatro Sotterraneo, Martina della Valle, Enrico Vezzi - a ognuno dei quali è stato chiesto di presentare un progetto per la sala centrale di EX3.
I progetti sono stati valutati, in una seconda fase da una giuria composta da Tom Morton, Ludovico Pratesi e presieduta da Sergio Tossi, che ha decretato vincitore Jacopo Miliani.

A Miliani è stata quindi assegnata la realizzazione della mostra, appositamente ideata per la sala centrale di EX3, accompagnata da una catalogo monografico.
Al termine della personale, il Centro per lʼArte Contemporanea Luigi Pecci acquisterà unʼopera dellʼartista che entrerà a far parte della collezione del Museo.

La giuria ha così motivato la scelta del progetto: “Il progetto di Jacopo Miliani Do you believe in Mirages? coniuga in maniera valida la relazione tra l’opera d’arte, intesa nella sua molteplice natura di evento, performance, e intervento site-specific , e il contesto socio antropologico nel quale si trova EX3. Un rapporto che l’artista risolve in maniera concettuale ma anche evocativa, attraverso dispositivi e modalità progettuali necessarie per dare vita a due momenti espositivi diversi ma complementari, uniti dalla musica pop italiana ed internazionale che Miliani collega all’idea portante del lavoro. La presenza casuale e non annunciata del danzatore nello spazio esterno al centro espositivo, frequentato abitualmente da persone del posto, è stata considerata come un elemento portante del progetto, in grado di suscitare possibili interazioni, letture ed interpretazioni tra EX3 e il quartiere circostante”.

Do you believe in Mirages? prende spunto da una riflessione sul miraggio e sulla sua percezione.
Come spiega l’artista “L’idea di miraggio evoca molteplici interpretazioni descrivendo sia fenomeni fisico-percettivi che rinviando a realtà/irrealtà immateriali. Non in ultimo è anche sintomo dell’urgenza sociale contemporanea.
L’arte si presenta come miraggio sulla realtà: adotta l’idea di rappresentazione, per poi, attraverso un ulteriore sguardo ravvicinato, rivelare una sensazione di mancanza e urgenza, necessaria per attivare un processo di indagine”.

Il progetto prenderà le forme di un’installazione ambientale composta da due grandi dune di sabbia e una scritta centrale in bronzo accompagnata da una track list selezionata dall’artista.
Alla base del lavoro l’interesse per la mise-en-scène e per il processo di indagine sull’idea di rappresentazione e ricezione, parte significativa dell’opera di Miliani, un’indagine che si sviluppa qui a partire dalla sala grande di EX3 per inoltrasi nello spazio pubblico della piazza.
Il progetto si pone infatti anche come proposta di intervento di raccordo e relazione tra il Centro e lo spazio esterno attraverso azioni performative quotidiane.

In Do you believe in mirages? la strategia dissociativa propria del miraggio viene ripetutamente messa in atto. La dislocazione – interno (sala)/ esterno (piazza) - crea una doppia visione: da una parte l’incontro limitato e casuale con il performer all’esterno che assume i toni di un’immagine mentale in costante cambiamento, dall’altra la trasformazione all’interno della sala, dove la presenza del performer è evocata tramite un’assenza e lo spettatore è chiamato, attraverso la partecipazione diretta del luogo, ad intuire un ipotetico finale, interrompendo così la rigida distinzione tra il ruolo dell’attore e quello dello spettatore.
Attraverso la performance nella piazza, il progetto si struttura inoltre come una collaborazione interdisciplinare con altri artisti: i danzatori, con i quali Miliani ha elaborato la coreografia, e i fashion designer di Boboutic che hanno appositamente realizzato il costume per la performance.


Jacopo Miliani (Firenze 1979) ha studiato al DAMS di Bologna e al Central Saint Martins College di Londra. Ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive nel 2007 con Joan Jonas; nel 2009 segue la Fondazione Spinola Banna per l’Arte con Peter Friedl e nel 2011 con The Otolith Group.
Nel 2009 è stato selezionato per il programma di residenza presso Platform Garanti, Istanbul.
Ha presentato i suoi progetti artistici in diversi spazi espositivi tra cui: Galleria Studio Dabbeni (Lugano), Komplot (Bruxelles), Victoria and Albert Museum (Londra), Nomas Foundation (Roma), Careof (Milano), Istituto Svizzero di Roma, Biennale del libro d’artista di Spoleto, Castello Sforzesco (Milano), Fondazione Lanfranco Baldi (Pelago), CAB Centre d’Art Bastille (Grenoble), Villa Romana (Firenze), Form Content (Londra), Circulo de Belles Artes (Madrid), Galeria Vermelho (San Paolo).
E’ membro, insieme con altri artisti curatori e scienziati, del collettivo OuUnPo (Ouvres d’Univers Potentiel).
Il suo lavoro è un’analisi sulla percezione visiva e il dibattito sulla relazione tra immagine complessa e la forma di rappresentazione della realtà. Realizza installazioni, video, collages, performance e progetti interdisciplinari site-specific.




EX3 - Centro per l’Arte Contemporanea
Viale Giannotti 81/83/85 - 50126 Firenze
Orario di apertura: dal mercoledì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.00. Chiuso il lunedì e il martedì
Per informazioni: tel +39 055 6287091 - www.ex3.it  - info@ex3.it


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mercoledì 22 febbraio 2012

DONNE IN ARTE

Al GAMeC Centroartemoderna di Pisa, un'interessante rassegna d'arte tutta al femminile che esplora e mette in luce una selezione di artiste del panorama artistico contemporaneo.
L'evento a cura di Massimiliano Sbrana direttore responsabile della galleria, vuole essere inserito in un più ampio programma di valorizzazione della realtà artistica femminile che vedrà la programmazione nel calendario artistico-culturale dei prossimi mesi di altre mostre con un forte riferimento al panorama artistico contemporaneo dedicato alle donne.

Questo primo appuntamento è dedicato in particolar modo alle artiste: Marisa Bottazzi Agnesini, Fiamma Morelli, Anna Paglia .

Marisa Bottazzi Agnesini è nata a Palanzano. Nel periodo vissuto a Cesena, ha conosciuto importanti artisti come Sughi e Cappelli, che l’hanno indirizzata all’arte, dopo averne apprezzato l’abilità e la sensibilità verso la pittura. Qui in Mostra lei ha così realizzato una personale interpretazione dei 4 elementi archetipi: acqua-terra-aria-fuoco. La resa artistica nei quattro dipinti è di notevole livello, con una singolare capacità di trasmettere in ognuna delle tele una immediata trascendenza immaginale, dove l’osservatore è rapito nelle vibranti colorazioni di volta in volta caratterizzanti gli elementi materici primordiali.

Fiamma Morelli nata in Toscana ad Orbetello,  si diploma poi maestra d’arte presso l’Istituto d’Arte ”Duccio Buoninsegna” di Siena. Dal 1980 arricchisce la sua espressione pittorica con la tecnica iperrealista dei maestri Fiamminghi, assumendo un’espressione surreale e metafisica. Successivamente con la tecnica a spatola, l’arte del pennello cinese e l’incisione calcografica approda all’espressionismo astratto.La pittura di Fiamma Morelli è inizialmente la verifica dei suoi mezzi tecnico - espressivi, successivamente la ricerca del superamento dei dualismi luce-ombra, bene-male, realismo-astrattismo, visibile-invisibile. Passa quindi dall’iniziale “complessità” introspettiva ad una crescente  “essenzialità” espressiva.

Anna Paglia è nata a Castelnovo ne’ Monti, ha trascorso parte della sua vita a Genova, oggi vive e lavora Cavola di Toano. Un percorso informale portato avanti contemporaneamente alla ricerca figurativa, è quello che scandisce gli appuntamenti di Anna. Un raffronto continuo con la realtà in una connessione inconscia dell'immaginario, luoghi di memoria vissuti in una dimensione cromatica suggerita dalle suggestioni dei sentimenti e dei ricordi, ma anche da sogni e proiezioni future. "Surrazionale" modo di pensare le cose, con riferimenti a classici archetipi espressivi, portati però a scavalcare il passato per andare oltre, nella spazialità suddivisa, impregnata di materia incisa e frammenti poetici.


Dal 25 Febbraio al 7 Marzo 2012
Inaugurazione ore 18,00 Sabato 25 Febbraio 2012

GAMeC CentroArteModerna
Lungarno Mediceo,26 - 56127 Pisa
info:  www.Centroartemoderna.com
Per appuntamenti tel 050542630 o email:   mostre@centroartemoderna.com

Orari: 10-12,30/16,30-19,00 (feriali); Domenica 17,00-19,00 (festivi telefonare) ;  chiuso lunedì mattina.
ingresso libero

sabato 18 febbraio 2012

Un'intervista a... ELISA ANFUSO

C’è chi dipinge paesaggi, chi nature morte,  c’è chi realizza ritratti tanto perfetti da sembrare fotografie ma  c’è anche chi, in modo molto speciale,  riesce a dipingere Emozioni.
Quello di Elisa Anfuso è un realismo garbato, intimo, sospeso tra sogno e realtà, che ti riporta alla memoria  la delicatezza di chi, per non svegliarti, entra nella tua stanza in punta di piedi.

Ho letto che come me adori Praga. Cosa ti attrae in particolare di questa città così magnetica?
Praga è malinconica, fiabesca come solo  un Tim Burtun avrebbe potuto immaginarla, è intima e riesce ad abbracciarti delicatamente l'anima.
I tuoi lavori mi ricordano un po’ le belle foto di un vecchio album di famiglia.  Quanto contano per te i ricordi?
E' l'unica cosa che abbiamo a testimonianza del nostro essere stati. É sui ricordi che si costruisce la consapevolezza del nostro vissuto e della nostra storia. Ed è nella tendenza a sublimarli che si rivela la fragilità del nostro essere umani.
Il filo è un elemento che torna spesso nei tuoi quadri. Legame o sottile ancora di salvezza?
Legame. Legame con gli altri ma anche con noi stessi, con le nostre ineluttabili zavorre ma anche con quella parte di noi che non è carne e, priva di peso, sa volare.
Le tue opere quindi sono anche riflessioni scaturite dall’osservazione della realtà e dall’analisi dell’io più profondo?
Ciò che in qualche modo anima le cose è proprio la tensione tra l'io più profondo e la realtà nel quale questo inevitabilmente tende a riversarsi. E' nella lotta dell'uno sull'altro che si dispiegano le dinamiche più sottili e quelle più contorte, le più intime e le più inconsapevoli, quelle che sono proprie della nostra condizione umana.
Nei tuoi lavori  pittura e disegno vanno a confluire nell’opera trasformandola in un racconto …
L'opera è un momento del racconto. Uno qualsiasi. È l'input al racconto stesso.
C’è soprattutto universo femminile nella tua poetica, perché?
L'immagine femminile porta in sé tutta la simbologia legata alla nascita, alla fertilità, al grembo materno. Ogni grembo ospita dei sogni.
Quanto contano per te luce ed ombra?
È da luci ed ombre che si rivela a noi la realtà, ed è di luci ed ombre che noi siamo fatti. Di ciò che si nasconde e di ciò che si rivela, di cose che non vogliamo rivelare, che abbiamo paura anche a nascondere. Sono le nostre ombre a permetterci di scorgere in noi una luce.

Quale è il filo conduttore di tutto il tuo lavoro?
La tensione che nasce dall'aver i piedi su questa terra e un'anima che sa volare. Alberi con radici che affondano giù e rami che scappano su. Voler essere e poter essere. Sogni e carne.
Tu come lo vivi questo dualismo? Ti è più congeniale la sicurezza delle radici che affondano nella terra ferma o preferiresti  spiccare voli verso dimensioni indefinite?
Credo che questo dualismo sia inscindibile dalla nostra natura umana. Mi sento fatta di piume ma ho le mie radici. Il dolceamaro dell'esistenza.


Elisa Anfuso è nata a Catania nel 1982, dove vive e lavora. Laureata con il massimo dei voti presso l'Accademia di Belle Arti di Catania, ha recentemente conseguito la specializzazione e l'abilitazione all'insegnamento delle Discipline Pittoriche. In questi anni arricchisce la sua formazione frequentando diversi stage di pittura e fotografia.
Viene selezionata e partecipa a importanti mostre e fiere d'arte contemporanea.
Nel 2008 ha inaugurato la prima mostra personale Del corpo... dell'anima presso Artesia Galleria d'Arte di Catania.
Nel 2010 è tra i vincitori del prestigioso premio internazionale Arte Laguna, finalista al Premio Combat e riceve una menzione in occasione del Premio Celeste. Espone a Vienna, Praga e Fukuoka e inaugura due esposizioni personali rispettivamente a Catania (SogNO, Artesia Galleria d'Arte) e a San Gimignano (La mia ombra è lieve, Galleria Gagliardi). Nel 2011 è tra i finalisti del Premio Arte Mondadori.






Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta



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giovedì 16 febbraio 2012

Gli anni di cemento 1968-1982 di MAURO STACCIOLI

In occasione della pubblicazione del volume Mauro Staccioli. Gli anni di cemento
1968-1982, viene presentato in contemporanea alla Galleria Il Ponte di Firenze e alla
Galleria Niccoli di Parma un nucleo di circa 30 opere dell'artista databili fra il 1968 e
il 1982.
Come spiega lo stesso Mauro Staccioli "Pensare di fare scultura significa costruirsi una forma: lavorare per costruire un linguaggio esplicito del pensiero organizzato e trasformare questa pratica in una forma tattile.
Tattilità che deve sapersi sviluppare in una prassi riconoscibile; questa è stata la mia traccia, il mio
modo per darmi una ragione esplicita del fare. Quando ho scelto il percorso della scultura ho seguito tale via, che ho sempre considerato la mia forma di pensiero, una forma di pensiero che ubbidisce a un criterio per me imprescindibile: come fare, cosa fare e perchè fare. Questi sono stati i miei punti di riferimento, i motivi che mi hanno spinto a lavorare.
In ogni lavoro di cemento esistono esplicitamente le forme interne del fare, le proporzioni, le distanze, gli spessori etc., anche nelle parti più violente o apparentemente tali. La violenza è comunque una condizione della nostra realtà quotidiana con la quale conviviamo ma la mia scultura non vuole convivere con essa, semmai superarla. Ho scelto il cemento, sempre pesante, faticoso e concreto, perchè l’ho appreso in casa, da mio padre carpentiere. Quando non ho potuto fare da solo mi sono avvalso della collaborazione di operai, i miei veri aiutanti, che hanno riconosciuto in questo “lavoro artistico” una diversa condizione del fare, in una forma libera, una condizione nuova per loro. La libertà è una condizione perseguibile, è la mia utopia positiva."


Dal 18 febbraio al 21 aprile 2012
Inaugurazione Sabato 18 febbraio ore 18.00
Orario espositivo  9.30 – 12.30/15.30 – 18.30 Lunedì e festivi chiuso

Galleria d’arte Niccoli
Borgo Bruno Longhi 6
43121 Parma

Informazioni Tel. +39 0521.282669
info@niccoliarte.com

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sabato 11 febbraio 2012

Roberto Floreani: Roma

Si inaugura oggi negli spazi della Galleria Russo di Roma e mercoledì 21 marzo alla Galleria Russo-Asso di Quadri di Milano, la mostra ROMA di Roberto Floreani, curata da Marco Di Capua.

Roberto Floreani propone per sua prima personale nella capitale circa 20 opere site-specific,
confermando la caratteristica che lo vuole ideare un progetto specifico per ogni mostra individuale.
L’artista questa volta ha deciso di dedicarsi completamente alla celebrazione della città che lo ospita, battezzando il suo progetto Roma. Si tratta di un semplice omaggio solo in apparenza; in realtà Floreani, in oltre trent’anni di attività in Italia e all’estero, ha sempre deciso nel suo studio la tematica di fondo che avrebbe determinato poi la natura del progetto: i luoghi espositivi ospitavano quindi quanto l’artista aveva ideato altrove. In questo caso invece avviene esattamente il contrario: è la città di Roma la ragione e il fine del progetto. Un vero e proprio tributo alla città, che contiene allo stesso tempo altri elementi da rilevare: Roma è il luogo della memoria, della tradizione storica, della classicità, della bellezza, dell’italianità più esclusiva. In una parola è l’essenza delle diverse tematiche già affrontate dall’artista.
C’è la memoria, già punto di partenza di molti progetti di Floreani: da quello del lontano 1989 (Itinerari della Memoria) a quello del ’99 (Memoria) realizzato per la grande mostra alle Stelline a Milano, dopo Warhol, Kounellis, Baselitz e Matta; ma ci sono anche l’idea della stratificazione profonda del territorio, delle dominanti terrose, della ricerca della bellezza, dell’armonia compositiva, tutte tematiche da sempre presenti nella sua ricerca.
Nelle circa 20 opere del progetto sono quindi contenuti gli sviluppi più recenti già ammirati nella sala personale della Biennale di Venezia del 2009, o negli “Alchemici” della recentissima mostra al MAGA di Gallarate.
La componente  principale di tutte le opere nasce dall’elaborazione preziosa della materia pittorica, resa esclusiva da Floreani, nelle decine di stratificazioni sapienti che veicolano il fruitore verso un risultato finale il più delle volte stupefacente per qualità e misura.
Tutte le opere in mostra presentano le caratteristiche che hanno portato Roberto Floreani ad essere uno dei più significativi rappresentanti della sua generazione: prima fra tutte il Concentrico, vera “sigla” identificativa del lavoro dell’artista, viene declinato nelle sue infinite combinazioni, esaltato dalla presenza di una materia pittorica pulsante e meditativa allo stesso tempo, illuminata dalle accensioni cromatiche che vivificano le superfici terrose.
Ma Roma prende anche uno spunto decisivo e caratterizzante dalla personalità inimitabile della città: non solo dalla presenza innovativa della scritta ROMA su molte delle opere più significative della mostra, ma anche dalla sua luce (Roma II°-la luce), dalla pietra (Roma III°-la pietra), dalla natura del suo territorio (L’antro di Piranesi, La città sepolta), in una sequenza di opere esclusive che rappresentano una novità assoluta per l’opera dell’artista.
Il catalogo è a cura di Marco Di Capua con testo di Geminello Alvi.




Galleria Russo
via Alibert 20, Roma.
Orari di apertura: lunedì 16.30-19.30; da martedì a sabato 10.00-19.30.
info@galleriarusso.com; www.galleriarusso.com
telefono: 06 6789949; telefono e fax: 06 69920692
Galleria Russo – Asso di Quadri
via dell’Orso 12, 20121 Milano
claudia.francese@galleriarusso.it. www.galleriarusso.com
lunedì 14.30-19.30; da martedì a venerdì 10.30 –14.00;
15.00 - 19.30. Sabato su appuntamento

mercoledì 8 febbraio 2012

Asta di arte moderna e contemporanea alla Galleria Poleschi

Gli appassionati di arte contemporanea ed i collezionisti non possono mancare l’appuntamento con  la Galleria Poleschi Casa D’Aste che ha organizzato un’importante asta in cui verrà esitata  una raccolta di circa 210 opere, tra cui si possono menzionare artisti come Adami, Arman, Cascella, De Chirico, Fontana, Morlotti, Pistoletto, Pomodoro, Schifano, Tozzi,  e molti altri.
Nel 2012 la Galleria Poleschi Casa D’Aste ha deciso di introdurre un ulteriore asta di arte moderna e contemporanea nel suo calendario annuale, inaugurando così il 2012 con una vendita all’incanto che si terrà il 22 febbraio - ore 18.30, presso la consueta sede di Milano - Foro Buonaparte 68.
Con questa nuova data la Galleria Poleschi Casa D’Aste vuole proporre una selezione di “piccoli lavori” dei più importanti artisti dell’arte moderna e contemporanea cercando di cogliere l’interesse di coloro che vogliono approcciarsi al mondo dell’arte, senza trascurare le richieste dei collezionisti più affezionati alla ricerca di piccoli capolavori.
E’ disponibile sul sito della Galleria la versione on-line del catalogo delle opere e su richiesta sarà possibile ricevere una copia della versione cartacea dello stesso.


Asta - arte moderna e contemporanea:   22 Febbraio 2012
Orario asta:   18.30
Esposizione:   dal 8 al 20 febbraio 2012    
Orario esposizione:  tutti i giorni 10 – 19.30

info
Galleria Poleschi Casa D'Aste srl
Foro Buonaparte, 68
20121   Milano
Tel. 02.89459708  Fax 02.86913367
info@poleschicasadaste.com
www.poleschicasadaste.com

lunedì 6 febbraio 2012

Un'intervista a... DANIELA LUPI

Figure quasi monocromatiche  che escono dalla tela candida.
I suoi soggetti sono ballerini, fiori, animali, che con i loro colori forti e decisi si stagliano su sfondi bianchi; questo “fare vuoto” intorno ad essi fa sì che risaltino quasi fossero sculture.
Questo è lo stile unico di Daniela Lupi, pittrice che con la sua personale interpretazione del colore si rende inconfondibile; difficile non riconoscere un suo dipinto.
Il colore sicuramente  è la tua nota distintiva, ti andrebbe di parlare di questa particolarità che caratterizza tutto il tuo lavoro?
Ho avuto la fortuna di frequentare  maestri con la “M” maiuscola che mi hanno insegnato tecniche e uso del colore.
Dopo aver dipinto per tanti anni un po’ alla maniera impressionista giocando sul colore e sulla luce, ho avvertito l’esigenza di una pittura che mi rappresentasse di più.
Fondamentalmente sono una donna semplice e ho cercato la semplicità anche nel mio lavoro che oggi è la sintesi di un percorso artistico di circa venti anni.
Effettivamente confrontando i tuoi quadri di qualche anno fa con quelli attuali, è evidente una vera e propria metamorfosi. E’ cambiata la tua sensibilità artistica?
Forse sì …..penso sia una sensibilità più matura scaturita proprio dalla mia evoluzione artistica.
Con un cambiamento stilistico così radicale non temi di poter disorientare il tuo pubblico?
Nella vita ci sono sempre delle scelte da fare, nel mio lavoro più che mai perché non
si è mai soddisfatti, si è sempre alla ricerca del nuovo per creare e per migliorare,
quindi il cambiamento è inevitabile. La mia ricerca è stata lunga e difficile  ma le difficoltà
non sono finite, forse potrebbero essere appena iniziate. Mi chiedi se temo di disorientare
il pubblico? Sì, e anche tanto, ma è un rischio che ho sentito di dover correre nell’istante
in cui mi sono assunta la responsabilità di cambiare.
I tuoi ultimi lavori ritraggono sensuali coppie di ballerini; cosa ti affascina di questo soggetto?
La bellezza e l’armonia del movimento, la passione il coinvolgimento assoluto dei ballerini e tutta la magia di un’atmosfera che si viene a creare grazie alla grande forza della danza.
Le scelte cromatiche hanno anche un significato psicologico o solo estetico?
Sicuramente entrambi.
Colore e luce anche come filosofia di vita?
Assolutamente sì! Penso che in un mondo grigio e triste pervaso dal brutto dei tempi che
corrono il rosso, il blu, il giallo, non siano solo colori ma veri e propri stati d’animo che aiutano le nostre vite ad essere più felici e serene.
Quanto e come pesa la ricerca nel tuo percorso artistico?
La ricerca ricopre un ruolo fondamentale nel mio percorso artistico e il suo è
sicuramente un peso di una certa rilevanza che mi accompagna sempre,
nel bene e nel male, a volte persino eccessivo da sopportare altre volte più leggero,
potrei dire quasi confortevole.
I  tuoi dipinti mi sono piaciuti da subito perchè sembrano scolpiti nella luce. E’ una corretta lettura del tuo stile?
Direi proprio di sì!


Daniela Lupi nasce a Portici (NA) il 30-04-1968, vive e lavora a Caserta.
Da circa 20 anni opera in campo artistico tenendo mostre personali e collettive in varie
Provincia e città italiane, Napoli, Sorrento, Salerno, Caserta, Roma, Formia, Firenze, Milano, Sanremo, Palermo. Ad Ottobre sarà presente al Carrousel Du Louvre , Salon Art Shopping di Parigi.
Hanno scritto di lei il Corriere di Caserta, il Mattino, Repubblica, il Messaggero.






Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta

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giovedì 2 febbraio 2012

ROB JOHANNESMA: World-Wielding

Rob Johannesma è concentrato da alcuni anni in un’esplorazione delle possibilità simboliche e narrative della riproduzione fotografica, mediante la messa punto di una sofisticata metodologia comparativa di lettura delle immagini, volta a istruire un rapporto di risonanza tra icone del patrimonio storico-artistico occidentale e materiali dell’universo mediatico globalizzato. Oggetto della sua ricerca sono i codici formali e narrativi che hanno caratterizzato l’immaginazione visiva occidentale dall’età rinascimentale fino ad oggi, al fine di interrogare la natura delle immagini fotografiche contemporanee e la loro ipotesi di veridicità come evidenza storica.
Le immagini fotografiche privilegiate dalla ricerca di Johannesma sono quelle che accompagnano la cronaca del giornalismo internazionale e costituiscono una risorsa di informazione in presa diretta sulle vicende globali. L’artista focalizza e conserva tali immagini per la loro natura di materiali visivi di consumo iperaccelerato, destinate a invecchiare e scadere nell’arco di poche ore dalla loro pubblicazione. Si tratta prevalentemente di scatti di guerra, immagini di violenza e scene segnate da un forte contenuto geopolitico. Johannesma riunisce comparativamente nelle sue installazioni la riproducibilità meccanica delle immagini con la costruzione ideale della storia attraverso i paradigmi visivi della grande tradizione pittorica europea, da lui individuati nella matrice della cultura rinascimentale olandese e fiamminga.

Organizzata dal Museo Marino Marini di Firenze e dall’ar/ge kunst Galerie Museum di Bolzano e ospitata contemporaneamente nelle due istituzioni, World-Wielding di Rob Johannesma è la prima personale dell’artista olandese in Italia. A cura di Alberto Salvadori e Luigi Fassi, la mostra, suddivisa nelle due sedi espositive, è pensata come un progetto unico e complementare che offre la possibilità di esibire, oltre a un lavoro completamente nuovo, le opere realizzate nel periodo dal 1997 al 2011. Sarà al Museo Marino Marini dal 4 febbraio al 20 aprile 2012 e all’ar/ge kunst di Bolzano dal 28 gennaio al 17 marzo 2012.

In mostra compare un nuovo monumentale lavoro fotografico, World-Wielding (2012), prodotto dalle due istituzioni, che riflette sul rapporto tra fotografia contemporanea e storia dell’arte a partire dalla riproduzione giornalistica di uno scatto pubblicato da un quotidiano olandese nel maggio del 2011. L’immagine raffigura i resti di un corpo umano a Srebrenica, città divenuta nota come il teatro del genocidio dei mussulmani bosniaci compiuto ad opera dell’esercito serbo nel 1995, durante la Guerra Bosniaca. L’artista ha sottoposto l’immagine a un processo di scomposizione e ricomposizione rifotografandola innumerevoli volte, sino a trasformarla in un esercizio di analisi testuale dei suoi possibili significati in rapporto alla storia della cronaca, alla storia dell’arte e al potenziale concettuale della fotografia nel mondo contemporaneo. 
La mostra evidenzia come Johannesma apra la sua ricerca a due orizzonti paralleli, uno di ordine speculativo e uno narrativo, provando a ricondurre ad una possibile unità di significazione frammenti e unità visive tra loro disperse ed eterogenee. In tal senso è possibile accostare comparativamente il suo lavoro al solco dell’opera warburghiana dell’atlante figurativo di Mnemosyne, sia per la rievocazione del rapporto tra immagini e significati da questa messo in atto, sia per il modello polifonico utilizzato da Aby Warburg nella realizzazione dei suoi grandi tableaux iconografici.

Rob Johannesma è nato a Geleen nel 1970. Ha studiato presso la Gerrit Rietveld Academy ad Amsterdam (1993-1997), la Cooper Union School of Art a New York (1996-1997) e presso De Ateliers sempre ad Amsterdam (1997- 1999).
Ha esposto il suo lavoro in numerosi musei e istituzioni in tutto il mondo.

Museo Marino Marini
Firenze, Piazza San Pancrazio - tel.+39  055.219432
info@museomarinomarini.it
www.museomarinomarini.it 
Orario: dalle 10 alle 17, chiuso la domenica e il martedì

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