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lunedì 25 giugno 2012

Un'intervista a ... PIERO RACCHI

Che si tratti di un quadro piuttosto che di una scultura, la protagonista è sempre e comunque la materia in ogni sua declinazione.
Piero Racchi crea le sue personalissime opere d’arte assemblando oggetti e materiali diversi, trasformandoli e reinventandoli; questa sua peculiarità nasce dal grande amore per la natura ma probabilmente ha anche radici lontane, forse da far risalire alla sua infanzia quando facendo di necessità virtù, si ingegnava a costruirsi giocattoli con ciò che trovava, con quel poco che il caso o il destino gli metteva a disposizione.

Quando nasce la passione per l'arte?
La passione per l’arte è sempre stata in me, ma ho iniziato a praticarla nel 1981, a trentatré anni. Prima di questa data lavoravo in fabbrica e nel frattempo suonavo la batteria in un gruppo. Siccome tutte le belle cose prima o poi finiscono, per vari motivi ho smesso di suonare, e per colmare questa bellissima passione non potevo fare altro che sostituirla con un’altra altrettanto bella che tenevo gelosamente nascosta nel cuore: l’Arte.
Nelle tue opere è ricorrente l’utilizzo di materiali diversi, da cosa è dettata questa scelta?
Come tutti i pittori s’iniziano a dipingere le cose più semplici. Avendo frequentato la scuola d’arte, la cosa più semplice per me era la grafica. Dopo aver fatto una personale di grafica, in cui immortalavo tutti i più begli scorci della mia città, sono passato a dipingere quadri surreali a olio. Di queste mie opere ero soddisfatto e insoddisfatto contemporaneamente perché, guardandole, mi dicevo: se non fosse perché c’è la mia firma, questi quadri potrebbe averli fatti chiunque, non mi riconosco! Infatti, dopo due o tre anni di questo genere pittorico, mi sono messo con impegno a sperimentare, inventare. Al contrario di molti artisti guardavo tutto quello che facevano gli altri pittori per non imparare da loro, per non assomigliargli, per cercare di avere una mia personalità, per riuscire a inserire nei miei lavori il mio D.N.A. Cercando di fare tuttavia delle opere razionali, comprensibili e piacevoli. Nell’arte è stato fatto di tutto, e riuscire a creare qualcosa di diverso è veramente impossibile. Qualsiasi cosa si faccia c’è se sempre qualcuno chi ti dice che hai copiato, o ti sei ispirato a un altro artista (per questo ho studiato gli altri pittori, proprio per non cadere in questa trappola). Devo confessare (sicuro di non peccare di presunzione) che, ora, quando guardo i miei quadri, non ci vedo nessun altro artista, e non ho ancora trovato qualcuno che mi abbia fatto un’osservazione opposta. Per arrivare a questo risultato mi sono dovuto appoggiare a materiali diversi: plastica, polistirolo, ingranaggi, tappi, spago, cortecce, radici, pigne, pistacchi, conchiglie, ecc.
L’ispirarsi ad un altro artista nella storia dell’arte è ricorrente (purtroppo anche scopiazzare, ma è un’altra cosa …), solitamente ci si rifà ad un grande maestro o a qualcuno che si ammira fortemente; vieni a sapere che c’è un artista che si ispira proprio a te: quale potrebbe essere la tua reazione?
Di primo acchito sono felice, perché vuol dire che qualcuno apprezza le mie opere. Riflettendoci però, considerando che non sono un pittore famoso, se qualcuno mi imita in qualche parte del pianeta in cui la mia arte è maggiormente apprezzata, c’è il rischio che sia lui a raccogliere i frutti della mia semina.
A proposito di DNA … volendo analizzare quello dell’artista Piero Racchi, cosa racconterebbero i suoi cromosomi?
Racconterebbero di una vita plasmata da genitori semplici e genuini che hanno attraversato una miriade di traversie. La mia onestà, il rispetto per gli altri e per la natura la devo a loro. La cosa che deve aver influito maggiormente sul mio D.N.A. è stata sicuramente la povertà. La mia fantasia si è materializzata per il merito del nulla. Quando non si ha nulla, nemmeno un semplice giocattolo che stimola la gioia di un bambino, sei costretto a far funzionare la fantasia. Con essa ho creato tutto ciò che un bambino potesse desiderare: con il fango e pietre costruivo case in miniatura, con il legno giocattoli, spade, fucili, con le asticelle metalliche degli ombrelli archi e frecce, che naturalmente esibivo ed usavo con i miei coetanei.
Il materiale ricopre anche un ruolo metaforico nel tuo linguaggio artistico?
Sì, perché i miei lavori hanno tutti lo stesso titolo “natura e artificio” e lo stesso significato: la natura che tenta disperatamente di affrancarsi dall’asservimento umano. Per tale ragione, i materiali industriali li uso per rappresentare i manufatti umani, e quelli naturali per rappresentare la natura.
Sei un artista completo, oltre la passione per l’arte coltivi quella della scrittura. E’ uscito il tuo ultimo romanzo “Cannone”, cosa narra?
In verità sono anche compositore: ho scritto più di cento canzoni che tengo custodite in un cassetto. Per colpa della mia pigrizia non ho mai insistito più di tanto per far sì che qualche cantante si interessasse alla mia musica, purtroppo io non ho mai potuto cantare degnamente per motivi di gola, altrimenti mi sarei imposto come cantautore, questa però è un’altra storia...
Il romanzo (inventato di sana pianta) narra la storia di un diciottenne grande e grosso, e un po’ ritardato, vissuto nel 1948, nel paese in cui sono nato. Dopo tante avventure giovanili (belle, brutte, burlesche) egli viene sedotto dalla moglie del suo padrino. Di lì in poi iniziano tutte le sue vere e proprie disgrazie che io non ti posso raccontare per non rovinare la lettura di qualche potenziale lettore.
Ti riporto una piccola parte di recensione fatta dal letterato e critico Carlo Prosperi:

Ma se, in effetti, l’avvio del romanzo si allinea ai paradigmi del comico strapaesano (con il piccolo borgo che funziona da straniante cassa di risonanza delle gesta non proprio eroiche dei nostri eroi), il prosieguo della storia svolta, in maniera un po’ naïve e talora grottesca, verso il dramma. Il personaggio comico, in altre parole, si misura con l’ambigua potenza dell’eros e diventa, a suo malgrado, un personaggio tragico. Sopravvivono, è vero, rivalità di campanile e tratti - diciamo - folcloristici, come le feste di paese, il ballo a palchetto, le danze sull’aia, il suono della fisarmonica, le solenni sbornie, il bucato al fiume - ma con l’irrompere della passione amorosa un nuovo personaggio, una sorta di convitato di pietra, il destino, prende imprevedibilmente in mano i fili della storia e imprime tutt’altro corso alle vicende. Saltano così le convenzioni sociali, le convinzioni morali si allentano e la furia dei sensi si scatena. Ma l’amore non è solo sensualità, perché, dopo le prime titubanze, Cannone, che ama riamato Teresa, la giovane e briosa moglie del suo padrino, si sente pervadere da un sentimento così intenso da trasformarsi intimamente in un altro uomo. “Un’ondata di vita nuova lo aveva travolto e fatto rinascere. Una vita tanto nuova da fargli cancellare dalla memoria i due amici” e da renderlo insolitamente docile e ligio ai voleri e alle raccomandazioni dei familiari. Si tratta di una vera e propria metanoia, con la quale il romanzo cambia ritmo e tono, scivolando via via inesorabilmente verso esiti tragici di amore e morte.


Piero Racchi è nato a Melazzo (AL) il 27 Giugno 1948 e vive ad Acqui Terme (AL). L’attività pittorica l’ha iniziata a trentatré anni, la grafica è stata la sua prima passione in seguito è passato alla pittura ad olio dipingendo quadri surreali. Dopo varie tecniche e sperimentazioni, ha creato una personale serie di quadri polimaterici intitolati “vedute spaziali” e, realizza inoltre quadri e sculture utilizzando materiali diversi.



Intervista per ART OPEN SPACE

a cura di Cristina Polenta


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lunedì 18 giugno 2012

AEMILIA ARTquake: l'arte della solidarietà. Partecipa anche tu!


Io sono di Ancona e, nonostante fossi molto piccola, il terremoto che ha scosso la mia città nel 1972 lo ricordo molto bene. Ricordo che ero in cucina seduta al tavolo, vicino a me mio fratello di pochi mesi nel suo seggiolone, ad un certo punto tutto ha cominciato a tremare fretenicamente, la luce si è spenta, ricordo la paura, la voce disperata di mia madre che bloccata sulle scale gridava i nostri nomi, io e mio fratello terrorizzati, urla, pianti e la casa che si muoveva, muoveva e muoveva. Gli sfollati furono migliaia, alcuni trovarono ricovero nella tendopoli, altri nei vagoni ferroviari; le scosse continuarono per parecchi mesi.
Non posso che essere vicina agli abitanti dell'Emilia, partecipo volentieri a questa inziativa in loro favore e invito tutti a fare altrettanto, perchè, come direbbe Joyce: "Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l'hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre."
Cristina Polenta 

Il terremoto è un evento che, prima ancora che la terra, fa tremare l'anima, il cuore. Non occorre esserne vittime dirette, che ti crolli il mondo attorno e che ti ritrovi, in pochi secondi, a ricominciare da zero. E' un evento che genera panico, quello silenzioso e profondo che ti si radica dentro, minando alla base il castello di sabbia di certezze acquisite e fino ad allora indiscusse. E poi
l'impotenza, l'impossibilità di fare qualcosa contro l'ineluttabile. Terrore panico che non ti lascia tregua. E pena, quella nobile, verso tante persone che in una frazione di vita, dopo tanto lavoro e tante speranze, si trovano senza più nulla. E' un dovere etico, prima ancora che un obbligo frutto della necessità, operarsi per aiutare chi in questo momento vive la drammaticità degli eventi e l'angoscia per un futuro incerto. In questa ottica credo sia doveroso anche da parte di chi vive "la parte più bella del mondo", l'arte, adoperarsi per aiutare chi ha bisogno ora più che mai.

L'idea è quella, supportata primariamente dallo Zonta Club International di Reggio Emilia, dall'Accademia di Belle Arti di Bologna e dal Comune di Reggio Emilia (e di tutti quegli enti che vorranno aiutarci, Regione e Provincia in testa) di organizzare una raccolta di opere d'arte donate da artisti di tutta Italia (sono già più di 600 le adesioni, anche da parte di importanti protagonisti della scena artistica nazionale, raccolte in una sola settimana d'appello vis Facebook) la cui vendita sia finalizzata alla ricostruzione dei comuni di Rolo (RE), Cavezzo (MO) e Quistello (MN), fortemente colpiti dal sisma.
A questo progetto, significativamente intitolato "ARTquake", "il sussulto dell'arte", che non ha altro protagonista se non l'aiuto alle popolazioni colpite, sono chiamati a partecipare artisti d'ogni parte d'Italia, curatori, critici e galleristi dalle formazioni più disparate, semplici cittadini. Ad ognuno di loro verrà semplicemente chiesto di donare un'opera che successivamente, sotto l'egida ed il severo controllo di un ente onlus (abbiamo chiesto all'ANCI di farsene carico), entrerà a far parte di una mostra pubblica a Reggio Emilia prima di essere posta all'asta per devolverne il ricavato a favore delle popolazioni colpite.
Abbiamo già raccolto l'adesione del Comune di Reggio Emilia e dei suoi Civici Musei, dei principali operatori culturali del Comune di Reggio Emilia coordinati da Alberto Agazzani, ideatore dell'iniziativa, con la segreteria organizzativa di Lia Bedogni ed il supporto comunicativo di Lorenzo Paci (equilibriarte.net) e Amedeo Bartolini (NFC edizioni di Rimini). Ci attendiamo l'adesione dei vari Club Service operanti sul territorio: Rotary, Lions, Soroptimist.
La mostra si svolgerà presso il prestigioso spazio dei Chiostri di San Domenico, a Reggio Emilia, dall'11 luglio al 5 settembre, perciò le opere dovranno pervenire all'organizzazione entro e non oltre il 30 giugno. Le opere saranno esposte con l'indicazione di un'offerta minima d'acquisto diretto (on-line presso il sito http://www.artquake.it/ o tramite un apposito modulo con bonifico bancario) per l'acquisto diretto: le opere rimaste invendute "direttamente" saranno oggetto di una lotteria, i cui biglietti saranno venduti al prezzo di 50€ cadauno, nel corso del finissage del 5 settembre.
Il ricavato sarà interamente e direttamente messo nelle mani dei sindaci di Rolo , Cavezzo e Quistello.
Per realizzare tutto questo stiamo lavorando alacremente e ci appelliamo a tutte quelle realtà, anche economiche, desiderose di dare il loro contributo a favore di questa iniziativa.
Chi intende partecipare può inviare la propria adesione a: lartedellasolidarieta@gmail.com.
COME PROCEDERE PER L’ADESIONE
- Iscriversi alla email lartedellasolidarieta@gmail.com con nome e cognome ed indirizzo email
- Inviare l’opera che si vuole donare, munita di attaccaglie e pronta per l'esposizione, entro e non oltre il 30 giugno 2012 all’indirizzo:
Civici Musei di Reggio Emilia/ARTquake
via L. Spallanzani 1
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 456816
Dalle ore 9 alle ore 12.
L’opera può essere consegnata personalmente o con corriere.
- Allegare all’opera didascalia completa:
AUTORE
TITOLO, ANNO, TECNICA
MISURE in cm (altezza x base)
QUOTAZIONE MINIMA DI MERCATO
- INVIARE FOTO DIGITALE dell’opera in formato JPG con risoluzione 300dpi utile per il catalogo online all’email: lartedellasolidarieta@gmail.com
- MODULO DI DONAZIONE OPPORTUNAMENTE COMPILATO (allegato)
Le opere eventualmente invendute verranno donate ai comuni di Rolo, Cavezzo e Quistello ed entreranno a far parte delle rispettive collezioni Comunali.

Ulteriori informazioni alla pagina http://www.artquake.it/


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venerdì 15 giugno 2012

RAFFAELE CAVALIERE ESPONE IN SALA CARGIA’ – GALLERIA D’ARTE

Un nuovo evento della stagione arte 2012 organizzato dalla cara e instancabile amica Ezia Di Capua, nella sua amata Sala Cargià, dove ospita un’esposizione di Raffaele Cavaliere, illustre poliedrico artista suo conterraneo e caro amico della amata mamma Carla. Da non perdere!
Cristina Polenta 

Appuntamento immancabile sabato 16 giugno alle ore17:00 in Sala Cargià alla– Galleria d’Arte, per l’inaugurazione della personale di pittura dell’artista Raffaele Cavaliere che intitola la sua personale : treNote, un titolo interessante che tanto svela dell’eclettico artista amico dell’indimenticabile Carla Gallerini, più volte da lui ritratta.
Raffaele Cavaliere, pittore, scultore, grafico,è nato a San Terenzo di Lerici e vive a Lerici, in località Venere Azzurra, dove ha anche lo studio.
Compiuti gli studi presso il liceo artistico e l’Accademia delle Belle Arti di Carrara (MS), si è dedicato all’insegnamento, svolgendo parallelamente intensa attività artistica e culturale. Ha al suo attivo concorsi, esposizioni collettive e mostre personali in tutta Italia.
Ha esposto varie volte all’estero. Sue opere sono presenti in varie nazioni europee e negli USA.
Ha partecipato, in loco, a numerosissime edizioni de “ Il Piasseo “, “ La Marguttiana”, “La Calandriniana” ecc., ed ha ricoperto per alcuni anni il ruolo di consigliere delegato alla cultura presso il Comune di Lerici.
E’ stato ed è membro di commissioni e giurie, ecc, in mostre d’arte, di eventi letterari e di cultura varia.
Buon ritrattista ha eseguito, fra gli altri, ritratti allo scrittore regista Mario Soldati ed alla cantante Alice.
Per alcuni anni consigliere comunale con delega alla Cultura presso il Comune di Lerici, ha curato le rassegne Artistico/culturali svolte nel Castello di Lerici e San Terenzo, gli “Incontri d’autore” e i convegni studio sulle figure di Paolo Mantegazza e dello trasvolatore De Riseis svolti a Villa Marigola.
Ezia Di Capua gli ha commissionato il Trofeo Cargià nell’edizione 2011.
La Mostra che rimarrà aperta al pubblico sino al 26 Giugno sarà presentata da Luigi Leonardi, scrittore, autore di numerose pubblicazioni.
All’ inaugurazione Sabato 16 Giugno alle ore 17:00, verrà offerto ai presenti “ Aperitivo in Arte “


Sala CarGià - Galleria d’Arte
Via Trogu,54
San Terenzo – Sp
Visitabile tutti i giorni con i seguenti orari:
dalle 10:00 alle 13:00 a.m.
dalle 17:00 alle 20:00 p.m.
Ingresso Libero

http://salacargia.blogspot.it/

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martedì 12 giugno 2012

Un'intervista a ... Luca Cervini

I suoi lavori sono magnetici, ti ritrovi incollato ad osservare immagini che ti trascinano in una dimensione sospesa intrisa di surreale malinconia, in uno spazio temporale indefinito e indefinibile, una bolla d'acqua o  piuttosto una sorta di terra di mezzo del nostro io più recondito o semplicemente del nostro essere umani, fragili, precari, di passaggio.
Luca Cervini ci parla di questo, con le sue fotografie ci rende partecipi della sua interpretazione e la sua indagine sul senso e non senso della vita.


Nelle tue immagini rappresenti corpi deformati, parzialmente liquefatti, mutilati e poi ricomposti con parti artificiali come surreali cyborg.  Mi incuriosisce sapere che rapporto hai con il tuo di corpo.
Il corpo è una macchina preziosa che permette al nostro pensiero di avere un luogo dove esistere e al contempo di muoversi nel mondo, oltre, naturalmente, a tenerci in vita. Questo è quello che penso del mio corpo. Come ci puo’ essere una discrepanza tra pensiero e corpo (per esempio nell’insoddisfazione, nel non accettarsi per come si è o nel dare troppo peso a come si appare agli occhi degli altri), c’è una discrepanza anche tra l’immagine mentale, l’idea (nel mio caso l’idea che diventa un’opera), e la sua effettiva trasformazione in prodotto concreto, materiale e quindi imperfetto. Trovo questa analogia interessante. Le parti artificiali che fotografo sono l’esternarsi dell’animo, sono il pensiero che diventa tangibile, comunica con noi e diviene fragile, insicuro, sostituisce il guscio corporeo e lo deforma.
Le tue foto mi hanno colpito per questa atmosfera onirica e “noir”. Cosa ti ha proiettato verso questa particolare commistione?
Non credo che in generale il mio lavoro sia associabile al termine “noir”, mentre penso che l’atmosfera onirica che emanano le mie fotografie sia una conseguenza dell’esternarsi di situazioni che nella realtà non è possibile vedere con i nostri occhi. Per questo ci viene naturale pensare al sogno. Queste metafore sono utili per cercare di esprimere per immagini un concetto, un semplice pensiero che merita attenzione o a uno stato d’animo particolarmente affascinante.
Dove trovi gli input per i tuoi lavori?
Nella musica, nei già citati pensieri, nelle paure, nella semplicità e nel vuoto delle cose quotidiane. Probabilmente anche in tutti quei posti misteriosi dove quelle persone, che identifichiamo come artisti, riescono a esplorare e scavare per carpire intuizioni che possono solo essere in qualche modo rappresentate, e mai spiegate a parole.
Anche l’incertezza che pervade tutto e tutti in questo particolare momento storico, influenza la tua sensibilità di artista?
Non mi sento particolarmente legato e influenzato dal preciso periodo storico che stiamo vivendo, quello che faccio è parte di un mio percorso personale nel quale non sono altro che un unico individuo, i miei lavori sono molto intimi e poco vicini a ciò che la gente si aspetta di vedere da un certo tipo di artista o, appunto, da ciò che accade nella realtà italiana in un dato momento. Le mie opere sono principalmente il riflesso involontario della mia esistenza.
Riavvicinandomi alla tua domanda, posso affermare con sicurezza che l’incertezza è effettivamente una sensazione terribile, persino la morte è certezza e incertezza nello stesso istante, siamo certi di essere mortali ma non sappiamo come e quando la nostra vita si concluderà. Siamo pieni di incertezze economiche, incertezze lavorative, incertezze di fede. E’ normale sentirsi sensibili di fronte all’incertezza.
Le tue immagini sono magnifiche ma lasciano in bocca un sapore amaro, perché sottolineano senza pietà la caducità a cui siamo destinati. Quale è la tua visione della vita?
Anche la vita è magnifica ma spesso lascia in bocca un sapore amaro. Siamo immersi in una costante entropia, il corpo invecchia, si ammala, ci accompagna alla morte. E’ un concetto semplice quanto spiazzante che racconta una realtà inevitabile, la nostra realtà, fatta di probabilità e caducità. Fattori negativi che rendono ancora più preziosi e delicati i momenti meravigliosi che la stessa vita ci riserva, ma non ci spiega. Parlando della vita e della morte genero quindi un’inevitabile contrapposizione di sensazioni piacevoli e inquietanti che coinvolgono chi osserva l’opera. E’ un invito ad andare oltre la nostra giornata ordinaria, dietro i corpi in coda a una cassa o in fila a un semaforo. Guardare oltre ciò che leggiamo sul giornale, perdersi dietro la facciata di di un problema lavorativo, semplice o complesso, sempre a seconda del lato dal quale lo si guarda, e cercare almeno per un momento di afferrare ciò che manda avanti tutto il gioco della vita. Non mi sento così fortunato da avere una chiara visione dell’esistenza, ma è sicuramente nella ricerca del suo senso che ritrovo costantemente il fulcro del mio attuale lavoro artistico.
Se ho capito bene la tua analisi artistica nasce da un bisogno di verità ed è attraverso l’opera che riversi istintivamente e materializzi i tuoi interrogativi più intimi, è corretto?
Sì, è corretto. L’opera mi permette di comprendere un pensiero delicato, quasi invisibile, che altrimenti non avrei modo di fissare nel tempo. L’opera è per la mia analisi artistica una sorta di blocco per gli appunti per materializzare un’idea e vederla tangibile davanti a me, un puzzle enorme e interminabile dentro il quale incasellare alcune fotografie per cercare, con il passare degli anni, di percepirne magari il quadro generale.



Luca Cervini (Merate, 10 maggio 1984) è un artista visivo che opera principalmente con la fotografia digitale. Ha frequentato studi di grafica pubblicitaria, interessandosi parallelamente all'arte nelle sue varie declinazioni, quali la fotografia, la video art e il fumetto. Nel 2011 la sua prima personale presso la galleria Officine dell'Immagine, a Milano, dal titolo Equilibri e Fratture, con fotografie inedite e critica a catalogo. Vive e lavora tra Paderno d'Adda e Merate (LC). I suoi lavori sono pubblicati su numerosi libri e riviste italiane e internazionali. 

http://www.facebook.com/lucacervini
http://www.lucacervini.com/




Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta


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lunedì 4 giugno 2012

LA PUNTA DELLA LINGUA Poesia Festival


E'giunto alla sua VII edizione, il Poesia Festival LA PUNTA DELLA LINGUA, felice e importante manifestazione che dal 13 al 26 giugno si svolge nella natura del Parco del Conero, sotto le antiche grotte di Camerano, in chiese romaniche, torri e lazzaretti settecenteschi di Ancona.

Toni Servillo, Billy Collins, Mariangela Gualtieri, Aldo Nove e Alessio Bertallot sono solo alcuni degli oltre 30 ospiti che prenderanno parte alla rassegna.

La poesia ironica e visiva di Billy Collins, “il poeta più popolare d’America” (New York Times),
e la poesia napoletana interpretata da Toni Servillo, uno dei più grandi attori europei,
apriranno e chiuderanno, rispettivamente, la VII edizione del Poesia Festival “La Punta della
Lingua” , organizzato dall'associazione Nie Wiem, con il contributo di Comune di Ancona, Provincia di Ancona, Parco del Conero, Amo la Mole, Fondo Mole, Arci Ancona, Pro Loco Camerano, AMAT, con il patrocinio di Ministero dei Beni e delle Attività culturali - Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche - Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche, Regione Marche, Comune di Camerano.
Gli oltre venti appuntamenti in programma per l’edizione 2012 si svolgeranno in autentici tesori
architettonici di Ancona, Camerano e Parco del Conero, tra cui due gioielli della baia di
Portonovo: la Chiesa di S. Maria, una delle più antiche chiese romaniche d’Europa, e una torre
settecentesca, che ospitò poeti come D’Annunzio; il Teatro delle Muse e la Mole Vanvitelliana di
Ancona; gli ottocenteschi Giardini Mancinforte e le misteriose grotte ipogee di Camerano.
Tredici location per oltre trenta ospiti che, come di consueto, permetteranno alla poesia di
incontrare la natura e le nuove tecnologie, culture altre e altre arti.

Un caleidoscopio di appuntamenti dedicati all’incontro, dunque. Incontro tra poesia e teatro,
con Mariangela Gualtieri, che guiderà gli spettatori in una emozionante escursione poetica
notturna nel Monte Conero, e l’attrice Federica Fracassi (premio Ubu 2011), che darà voce al
pièce di Patrizia Valduga Corsia degli incurabili. Incontro tra poesia e video, con omaggi
cinematografici a Tonino Guerra, Wislawa Szymborska ed Elio Pagliarani. Incontro tra
poesia e musica elettronica, con due artisti sperimentali (lo scrittore Aldo Nove e il musicista,
conduttore radiofonico e dj Alessio Bertallot) impegnati in un inedito laboratorio poetico
multimediale in onda sul web grazie a Spreaker. Incontro tra poesia e social network, con la
quarta edizione della Facebook Poetry, un fortunato e partecipatissimo laboratorio telematico,
ideato da “La Punta della Lingua”. Incontro tra poesia e culture altre: la cultura popolare
espressa dai dialetti romagnoli di Giovanni Nadiani e Annalisa Teodorani, la cultura
dissidente del Premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, a cui il festival tributerà un omaggio, e le
culture del Mediterraneo incarnate dal palestinese Khaled Soliman Al-Nassiry e l’italiano
residente a Parigi Jacopo Galimberti. Incontro tra la poesia e i bambini, con gli scherzi poetici
di Alessandra Berardi, paroliera della trasmissione Rai “L’albero azzurro”, e con i burattini di
Vincenzo Di Maio, protagonisti di uno spettacolo inedito dedicato ai grandi poemi epici italiani
e di un laboratorio. Incontro, infine, tra poesia e territorio, con il ciclo “Le Marche della Poesia”, che vedrà protagonisti alcuni dei migliori poeti marchigiani emergenti, come Alessandra
Cava, Natalia Paci Enrico Piergallini, Anna Elisa De Gregorio, ed affermati, come Marco
Ferri e Maria Grazia Maiorino. Ma soprattutto incontro con i tanti amanti della poesia.


LA PUNTA DELLA LINGUA – POESIA FESTIVAL (VII EDIZIONE)
Ancona e Parco del Conero, 13-26 giugno
organizzazione Nie Wiem
Info: www.lapuntadellalingua.it   lapuntadellalingua@niewiem.org  +39.335.1099665


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