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mercoledì 10 ottobre 2012

Omaggio a Giorgio Morandi alla Galleria Wikiarte


“Tutto ciò che è stato scritto su di me, non l’ho più, come se un vento l’avesse soffiato via….”

Giorgio Morandi porta in tutto il suo essere questa affermazione, perche lui rimane l’artista più sorprendente della scena dell’arte contemporanea nella meta del XX secolo. In questo periodo, caratterizzato dalla tendenza di oltrepassare la forma, Morandi, con le sue bottiglie, i fiori e i paesaggi della campagna tosco-emiliana, sembra appartenere ad altri tempi, meglio, fuori dal tempo, con le sue immagini antiche ma incancellabili. La radicale sovra temporalità, lo sfasamento rispetto ai tempi è la forza più propria dell’artista bolognese. Non a caso la città che lo vede nascere è il palcoscenico perfetto poiché da sempre poliedrica e “sfasata” tra le molteplici culture che la compongono.

E’ la stessa città che oggi, proprio nel suo cuore, dà omaggio al suo artista più estemporaneo e indubbiamente unico.
La Galleria Wikiarte, in pieno centro bolognese, raduna tredici artisti, tredici stili diversi per ricordare e raccontare Morandi. Ma lo stile non è mai stato decisivo per lui. Il primo tentativo di legare il suo linguaggio espressivo al Futurismo, provocò solo irritazione. Il legame compositivo con Cezanne e quello surreale con De Chirico sono solo consequenziali. Lo stile, l’appartenenza a una corrente specifica non ha mai interessato il grande Bolognese. E’, dunque, questa la ragione che rende possibile l’Omaggio a Giorgio Morandi nella Wikiarte Gallery.
I tredici artisti raccontano l’importanza della lezione morandiana in maniere stilisticamente diverse, ma comuni nella visione.
La natura viva, che Morandi vede nei fiori e nei paesaggi, è quella che vive anche nei lavori trasparenti di Paolo Beretti, nel neo-scapigliato Massimo Renzi, negli affreschi puristi di Gianpaolo Marchesi e nei rebus floreali di Francesco Caruso, come nella natura essenziale, quasi grafica, delle fotografie di Karim Carella e in quella stilizzata e cubista di Roberto Tomba.
La natura morta, vissuta da Morandi nella pura semplicità dell’oggetto, rinasce con la stessa sensibilità nei vasi di Paolo Remondini, nei bruschi tratti grafici di Paolo Berti, ma anche nei forti contrasti notturni di Lina Moretti Nesticò e nelle dolci forme “succose” e pastose delle nature morte di Stefano Manzotti che tanto ricordano la mano di un giovane Cezanne.
L’uomo, impercettibile nella visione morandiana, torna quasi “oggettivizzato”, come dimostrano i lavori di Alberto Bertolotti, dove l’individuo esiste solo nella massa dei molti e nella loro unica forza trascinante. Ivana Scalco come Roberto Tomba geometrizza il volto, mentre Enrica Toffoli e Ruth Vera Withall lo esagerano con matericità espressionista, innaturale, oltre l’umano.
Il ricordo del passato, di forme “antiche”, proprie dell’arte di Morandi, echeggia fortemente anche nei lavori dei dodici. Dal personalissimo citazionismo di Toffoli alle sperimentazioni cromatiche di Remondini, sono tutte lezioni di arte storica, condannata a non diventare mai passato. In questo sta anche la grande attualità di Morandi stesso e del suo vivere il mondo attraverso l’arte.



Galleria Wikiarte
Via San Felice 18, Bologna

dal 13 settembre all’ 25 ottobre 2012
dal mercoledì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
martedì e domenica dalle 15.00 alle 19.00
lunedì chiuso 

Inaugurazione mostra: sabato 13 ottobre 2012 ore 18.00

www.wikiarte.com


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