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lunedì 12 novembre 2012

Un'intervista a ... CARLO CANE

Nelle sue architetture urbane, Carlo Cane mostra la sua appassionata visione di habitat ideale in cui uomo e natura approdano ad una surreale ma necessaria coesistenza.
Un viaggio in una dimensione fuori da ogni logica spazio-tempo, dove tutto appare come sospeso nel vuoto, sorretto unicamente da quel filo invisibile che io chiamo "sogno".
Le opere di Carlo Cane vanno ad indagare e interpretare il rapporto come spazio di confine tra uomo e natura, elemento questo essenziale e imprescindibile per la vita umana.
Moderni edifici metropolitani dalle geometrie assolute e dalle tinte neutre da cui esplodono rigogliose vegetazioni dai verdi dirompenti, dove insetti e animali si affacciano come a volersi rimpossessare dello spazio perduto: un’esperienza di realtà riunita e riconquistata.
Nei tuoi dipinti c’è un comune denominatore dato dal soggetto, come sei arrivato a scegliere di rappresentare strutture architettoniche e perchè? 
Per la loro importanza, in quanto ritengo che la dimora dell'uomo sia una cosa essenziale per la sopravvivenza della stessa specie.
La dimora come simbolo di protezione o di identità? 
Entrambi le cose.
Il tuo recente ciclo di lavori evidenzia una mutazione o meglio un’evoluzione, la natura fa il suo ingresso; per quanto riguarda la tecnica invece, utilizzi quella di sempre o anche qui è avvenuto un cambiamento? 
Come formazione pittorica sono nato paesaggista, amante della natura, e la mia evoluzione è una conseguenza di una presa di coscienza della fragilità del nostro ecosistema, di cui l'uomo dovrà prima o poi farsi carico.
Farfalle, insetti e animali che fanno capolino da un edificio, la vegetazione che avvolge le architetture.. è la natura che rivendica i propri spazi o un segno di una possibile convivenza tra questa e l’uomo moderno?
Sì, è un segno di doverosa e auspicabile convivenza: ricostruire un mondo dove ogni essere vivente abbia il suo giusto spazio.
A tuo giudizio quale è stata la chiave che ti ha permesso di arrivare al successo in un campo difficile e selettivo, a volte impietoso, come quello della pittura? 
Arrivare al successo? sono parole importanti, a mio modo di pensare non ci si arriva mai..
Io lavoro nove ore in studio e non è mai abbastanza, perchè il mio pensiero insegue sempre fantasmi, che probabilmente non raggiungerò.
Quali fantasmi?
Le idee e le immagini che si sovrappongono nella mia mente e che vorrei trasportare sulla tela, unitamente a sentimenti emozioni e speranze.
Quale è la tecnica con cui ti esprimi al meglio?
Prediligo la tradizione: pittura ad olio
Utilizzi colore e sfumature in modo straordinario, i soggetti ora paiono sospesi su nuvole colorate, ora abbarbicati su colate di tinte semi trasparenti… 
Sto dipingendo un mondo fantastico, dove chi osserva una mia rappresentazione entra in un ecosistema in continua trasformazione, da liquido a solido, dal reale all'immaginario, sino ad arrivare al magico dove cambiano le proporzioni, diversi punti di appoggio, apparizioni di vegetazione, insetti, animali tutto questo per comunicare a noi umani la nostra piccolezza, i nostri egoismi e prevaricazioni che perpetuiamo sul pianeta che ci ospita. Quindi ristabilire un ordine che non è solo nostro.
In questo periodo a cosa stai lavorando?
Nel breve periodo ho diversi appuntamenti che mi attendono, per cui sto lavorando a più progetti.


Carlo Cane nasce a Valenza (AL) nel 1951, si è formato artisticamente alla scuola privata di Giulia Pace Zelaschi, successivamente ha frequentato lo studio del pittore Gian Paolo Cavalli affinando la propria tecnica coloristica.
Nel 1994 inaugura la sua prima e significativa personale a Casale Monferrato, cui fanno seguito numerosi esposizioni collettive e personali.



Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta


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