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mercoledì 18 giugno 2014

Uno scatto per un sogno

Giovedì 19 giugno alle ore 18.00, presso la Sala Mostre della Biblioteca Nazionale di Potenza, inaugura la mostra fotografica “Uno scatto per un sogno”, nata dalla collaborazione tra Associazione Orme di Venosa e Agenzia Tancredi - Agenti Reale Mutua Assicurazioni di Potenza.
L’esposizione è il risultato di un contest lanciato lo scorso mese di aprile nell’ambito della prima edizione della rassegna “Paroleinfoto”.
Alla competizione on line hanno partecipato con i propri scatti decine di fotografi da tutta Italia, tra i quali sono stati selezionati 21 finalisti, 15 votati dal popolo del web e 6 scelti dallo staff organizzativo.
Ai partecipanti al contest è stato chiesto di realizzare uno scatto fotografico che interpretasse in modo creativo la tematica del futuro, filtrandola attraverso la poetica dei sogni e dei desideri. La scelta delle migliori 21 fotografie ha così permesso di comporre un racconto per immagini capace di catturare speranze e prospettive per il futuro dal sapore universale. In esso ogni visitatore potrà riconoscersi, perché i progetti e i desideri accomunano tutti, giovani e adulti, a prescindere dalla loro realizzabilità, e sono la linfa vitale di ciascuno di noi.
L’impiego del termine “scatto” nel titolo della manifestazione non è casuale né va riferito al mero scatto fotografico, ma ha una doppia valenza. Indica, infatti, anche lo “scatto d’orgoglio” di chi, a dispetto delle mille difficoltà quotidiane, decide di essere propositivo, di agire fattivamente, provando a rendere possibili e concreti i sogni propri e degli altri.
L’autore dell’immagine che ha ottenuto il maggior numero di consensi, Francesco Traficante di Picerno con lo scatto intitolato “Gli occhi del cuore”.
Sono stati selezionati per la mostra: Sergio Addario, Debora Anzalone, Sara Cardillo, Sara Colzi, Maria Antoneta Cuni, Salvatore De Caprio, Giulia Maria De Giorgi, Antonio De Stefano, Christian Deledda, Erika Gottardi, Sara Mandis, Andrea Materni, Alessandro Onelli, Ettore Pilati, Elisa Ravagnani, Mahboobeh Rezaei, Rocco Scattino, Michele Signa, Luciano Spera, Teri Volini.
La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 13 fino al 19 luglio, per poi spostarsi in altre location di prestigio nelle settimane successive. Il percorso espositivo sarà arricchito da una serie di frasi celebri e citazioni tratte da libri, tutte riferite in qualche modo ai sogni e alla visione del domani, selezionate con il supporto del personale della biblioteca.



mercoledì 11 giugno 2014

Un'intervista a ... GUALTIERO REDIVO

La Rassegna d'Arte 2014 di Art Open Space è iniziata con la personale dell'artista Gualtiero Redivo dal titolo LA FORMA DELL'ANIMA; questa che segue è l’intervista integrale raccolta per tale occasione e riportata sul catalogo della mostra.

Chi è Gualtiero Redivo?
Sono nato a Genova nel 1946 e solo dopo qualche anno con la famiglia mi sono trasferito a Roma.
A 17 anni ho iniziato spontaneamente la mia esperienza “artistica”.
Nel 1969 ho partecipato alla prima mostra: una collettiva universitaria al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Ho conseguito la laurea in matematica all’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e ho iniziato subito a lavorare presso un primario Istituto di Credito come informatico e successivamente come analista di automazione e organizzazione.
Nonostante Il lavoro mi abbia impegnato molto ho fatto sempre quadri anche se in modo saltuario e ho seguito con costanza la dinamica del mondo dell’arte.
Nel 1996 ho sentito il bisogno di impegnarmi con maggiore continuità, prendendo parte ad alcuni concorsi, promuovendo le mie opere presso alcune gallerie e ho frequentato alcune accademie allo scopo di confrontarmi con altri artisti. E poi … eccomi qui.
..cosa racconta attraverso le sue opere?
Prima di rispondere alla domanda faccio una breve premessa.
Il valore di un’immagine scaturisce dalla relazione tra l’opera d’arte e l’osservatore che trova in sé, nella sua interiorità, cultura e sistema di attese, il senso di ciò che è a lui davanti, stimolato dagli “artifici” messi in atto dall’artista. Solo al fruitore/destinatario compete la responsabilità interpretativa dell’opera perché la sua esperienza estetica non è né prevedibile, né determinabile completamente da parte dell’artista/artefice. Infatti l’idea che il visibile abbia una dimensione matematica e omogenea, ovvero sia indipendente dal soggetto percettore è stata demolita dalla scoperta delle incongruenze dell’occhio: la visione è un atto irripetibile e colui che osserva “produce” l’immagine che guarda.
Tuttavia, ritengo che accostare alle mie opere non simboliche locuzioni - non impossibili commenti, né sterili titoli - che facciano riferimento a temi specifici e caratteristici del mio “vissuto”, fornisca al fruitore indizi significativi per l’esplorazione di inaspettati percorsi di lettura delle opere stesse.
Per ottimizzare la percezione oriento, quindi, l’immaginazione dell’osservatore a integrare in un’unica esperienza lo stimolo visivo, alimentato dalla struttura, e il processo relazionale contaminato col titolo, caratterizzato dall’avere un forte contenuto etico, sociologico e politico.
In questo modo, rendo coevi l’emozione e la ragione con l’obiettivo di creare valore e far apparire l’artefatto in una nuova prospettiva come il riflesso di un pensiero non gregario, la cui forza evocativa sia in grado di modellare lo statuto dell’oggetto arricchendolo di un quid, non accessorio e ornamentale, e far evaporare quell’incompiutezza che in genere il pubblico riscontra nell’arte contemporanea.
Solo allora l’opera dilata i suoi confini, può dar forma al presente interpretando il clima del tempo e testimoniando le sue molte anime.
Hai iniziato il tuo percorso artistico con il figurativo, ispirandoti dapprima a Modigliani e poi a Francis Bacon; cosa ti ha spinto a passare ad un linguaggio più concettuale?
La disposizione verso la presentazione della materia, piuttosto che la rappresentazione della realtà, deriva senz’altro dalla mia formazione non accademica. Dopo un primo approccio con gli strumenti di base del fare, ho usato la materia come fonte di tensione e di ordine compositivo.
La scelta, l’accostamento e la manipolazione di materiali eterogenei danno corso a nuova vita e aprono la percezione a nuove possibilità.
Quindi indagare la materia mi ha permesso non di ricercare una bellezza ma di scoprire l’anima del nostro tempo. Un’operazione che ho cercato di svolgere con meticolosità per suggerire senza traumi una forma, per passare dal caos del processo all’idea compositiva e riscoprire il dominio della coscienza.
Un fare quadri che va oltre l'esperienza informale senza rinunciare all'espressività e al dramma, pretendendo di poter sostenere lo sguardo collettivo e creare quindi le condizioni necessarie per dedurre senso dalla esplorazione della fisicità della materia.

mercoledì 4 giugno 2014

IL FASCINO INQUIETO E POLIEDRICO DELL'ARTE di Francesca Giacomazzi

Alla galleria ArteArte di Mantova, sabato 7 giugno , si inaugura la mostra intitolata "Il fascino inquieto e poliedrico dell’arte", una personale che inquadra l’interessantissimo lavoro della pittrice Francesca Giacomazzi.
La giovane artista opera tra San Fermo di Redondesco (Mantova) e Courmayeur, luoghi in cui si trovano i suoi due show room.
Francesca dipinge, decora, realizza ceramiche, progetta borse, produce immagini per manifesti, disegna oggetti d’arredamento, affresca ambienti…
Le sue opere rimandano dunque un approccio nei confronti della pratica artistica che si fonda sul concetto di mestiere e sull’organizzazione di una bottega. La leggerezza del suo operare si è infatti radicata in un’attività professionale che svolge, a tempo pieno, da vent’anni, tra idee, prassi e antica fatica. 
Francesca vuole essere, infatti, con molta ingenua schiettezza, un’operatrice estetica artigiana, legata alla padronanza del saper fare, anche sulle tracce della tradizione se questo serve a produrre e offrire bellezza, a proporre oggetti che sono espressione tangibile di una rarefatta sensibilità dello spirito.

La rassegna – presentata dal critico d’arte Gianfranco Ferlisi - resterà aperta sino al 21 giugno dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. (ogni giovedì apertura speciale fino alle ore 22,00) - la domenica e il lunedì solo su appuntamento.


Galleria ArteArte
Via Galana, 9
Mantova

inaugurazione sabato ore 17,30

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