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lunedì 8 settembre 2014

UN'INTERVISTA A ... GIANNI COLANGELO - MAD

All’anagrafe è registrato come GIANNI COLANGELO, in campo artistico è conosciuto come MAD, per gli  amici e i conoscenti  è molto più semplicemente  L’UOMO DEL FERRO.
Questa “abbondanza” di nomi rispecchia la personalità autentica e decisa e dalle tante sfumature, di un uomo che nella sua vita ha sostanzialmente due grandi amori: l’arte e la natura.
Il suo carisma artistico è frutto di un talento innato e del profondo legame che ha con l’ambiente in cui vive, una vera e propria simbiosi da cui attinge forza e ispirazione.

Partiamo dal nome. Perchè MAD? ha un significato particolare?
MAD significa pazzo ed io mi sento proprio così, perché solo un pazzo può pensare di fare questo lavoro, in Italia, con la situazione economica del momento.
Quando nasce la passione per la scultura?
Non è databile la mia passione per la scultura perché già da bambino giocavo con la terra creando figure, assemblavo sassi e pezzi di legno ai tempi in cui i videogiochi erano riservati a pochi. Io credo che tutti i bambini siano piccoli artisti, esseri ingegnosi e pieni di fantasia, spontanei e senza riserve. La capacità di mantenere tali doti crescendo, quella sì che è il vero talento.
Svolgi la tua attività in un piccolo centro (dove sicuramente ti conoscono tutti) e per realizzare le tue sculture usi materiali ferrosi di scarto. Capita mai, che qualche compaesano che dismette un arnese tipo un badile piuttosto che una zappa o qualsiasi oggetto in ferro, invece che buttarlo lo porti a te?
Certo che sì, e questo è uno dei tanti vantaggi di vivere in Paese. Ho iniziato a recuperare il materiale svuotando cantine e stalle ed ora che tutti mi conoscono come “l’uomo del ferro” mi capita spesso di ricevere a domicilio quello che per me è oro. Ho anche un amico che lavora all’isola ecologica del Paese, che mi mette sempre da parte pezzi molto particolari: una vera risorsa!
Purtroppo non tutti riescono a comprendere il valore che ha il materiale di scarto e in Italia siamo ancora molto indietro per quanto riguarda il discorso dell’ecologia e del recupero.



Perché hai scelto il ferro come materiale per i tuoi lavori?
Inizialmente non è stata una scelta consapevole, ma piuttosto casuale. Tempo fa acquistai una vecchia casa di famiglia e in quella che all’epoca era la stalla annessa alla casa c
’era tantissimo ferro. Allora mi chiesi: “ora, cosa ne faccio?”; e da quella coincidenza che definirei fortuita nacque la mia prima scultura in metallo riciclato.
Ti sei diplomato in conservatorio, poi una laurea in Lettere e Filosofia ed una specialistica in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila ed ora crei sculture che riproducono l’anatomia di teschi animali; questo percorso - musica/filosofia/arte/teschi - mi incuriosisce non poco .. me ne parli?
Iniziamo per gradi. La musica non è mai stata una vera passione, ma in qualche modo mi è stata imposta. E’ un percorso fatto, iniziato concluso e inserito nel bagaglio che tutti noi ci portiamo alle spalle. Anche la laurea in Lettere e Filosofia, scelta per accrescere la mia cultura classica, è stata un po’ deludente, ma necessaria per capire quello che amavo davvero fare. E’ così che sono arrivato a scegliere l’Accademia di Belle Arti per la mia Laurea Specialistica ed è proprio frequentando l’Accademia che ho avuto modo di confrontarmi con altri artisti e di
conoscere professori validi che mi hanno aiutato ad indirizzare il mio talento. La serie dei teschi, dal titolo Anatomia Meccanica è nata da qualche anno, anche se il mio interesse per le ossa risale a molti anni prima. Infatti, ho una collezione di ossa trovate durante le mie passeggiate montane, che di tanto in tanto osservo e studio. Ed è proprio da questo studio che mi è venuta l’idea di riprodurre in tutto e per tutto il teschio animale, attraverso la mia tecnica artistica, come fosse una sfida continua nei confronti della perfezione della natura.
Per molti l’Accademia è un punto di arrivo, per te invece ha sancito l’inizio del tuo nuovo percorso di vita..
Esatto, è stato proprio così. Quello è stato il periodo in cui mi sono dedicato alla scultura in modo serio e più professionale. Insomma, ho iniziato a fare sul serio.
E’ chiaro che hai un rapporto con la natura molto forte, quasi viscerale, sicuramente i luoghi che abiti ti facilitano in questo; quanto sei attaccato al tuo territorio? Riusciresti a vivere in una grande città?
Quando sto in mezzo alla natura ritrovo davvero me stesso e il luogo in cui abito facilita notevolmente questo legame. Mi basta fare pochi passi per ritrovarmi immerso in un bosco e in un attimo tutto il resto è fuori, la testa si isola ed io mi sento un uomo nuovo. Non saprei farne a meno e questa è una delle ragioni per cui mi ostino a voler restare nella terra in cui sono nato, nonostante offra davvero poco dal punto di vista delle opportunità lavorative. La città non fa per me.
Sei tra i finalisti del Premio Adrenalina 3.0; la tua “ Anatomia Meccanica Ariete” sino al 14 settembre è ospitata allo Spazio Factory del Macro, Museo d’Arte Contemporanea di Roma - complimenti. Progetti futuri?
Grazie mille per i complimenti, inutile dire che fanno sempre piacere.
Di progetti ce ne sono tanti. Innanzitutto dal 13 al 27 settembre sarò in Mostra a Bologna presso Palazzo Fantuzzi, nuova sede espositiva della Galleria Farini, in una collettiva che vanta la presenza del curatore Giorgio Grasso. E poi tante altre novità, ma è ancora troppo presto per rivelarle.



Gianni Colangelo (MAD) si può definire un artista eclettico. La sua estrema fantasia gli permette di spaziare in tanti e svariati campi senza mai divenire banale. Con l’uso delle mani, ma soprattutto dell’intelletto, è in grado di creare ammassi di ferraglia che si trasformano in veri e propri soggetti che da un momento all’altro sembrano prendere vita. Per diversi anni si è dedicato alla realizzazione di lampade ed oggetti di design partendo da vecchie macchinette del caffè ed utensileria varia. Negli ultimi anni le sue opere sono divenute sempre più complesse, perché la sua ossessione di donargli la vita lo ha portato all’inserimento di parti meccaniche e robotiche, che inducono l’opera a chiedere l’interazione con il fruitore. Un diploma di conservatorio, una laurea triennale in Lettere e Filosofia ed una specialistica in Decorazione all’Accademia di Belle Arti non sono altro che un bagaglio che l’artista porta dietro di sé e riversa su tutte le sue creature. Mad lavora tra Pratola e Introdacqua, due Paesi dell’entroterra Abruzzese, in quella valle di lacrime detta Valle Peligna.


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta
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