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lunedì 5 gennaio 2015

Un'intervista a ... PAOLA RATTAZZI

Paola Rattazzi, è un'artista piemontese che vive e lavora a Torino. Nel mese di maggio Art Open Space le ha dedicato una personale dal titolo CON ALTRI OCCHI, questo che segue è il testo integrale dell'intervista che ha accompagnato la mostra e che è stato inserito nel catalogo.

Il sogno è il grande protagonista della tua pittura che è permeata da un’atmosfera tra reale e immaginario. Lo è da sempre?
Il sogno è anche un grande protagonista della mia vita. Quand’ero piccola vivevo in un mondo tutto mio, rielaboravo la realtà creando immagini fantastiche.
Ancora oggi è così: nei miei quadri racconto delle “storie” che appartengono ai miei sogni ma anche alla memoria. Osservo la realtà filtrandola, analizzandola ed interpretandola, colgo l’essenza degli elementi paesaggistici cercando di catturali in una puntigliosa sintesi morfologica; nascono così i paesaggi insoliti, inattesi, descritti come in una fantastica visione onirica.
C’è un tuo sogno che vorresti vedere realizzato, non solo su tela..?
Mi è capitato in passato di fare un sogno ricorrente: correvo in un prato cercando di sollevarmi, saltavo per librarmi in aria, cadevo, ricominciavo, finché alla fine riuscivo a prendere il volo, leggera e libera. Al mattino, svegliandomi, mi sembrava di avere le ali.
Di recente ho rifatto questo sogno poche altre volte e, al di là del significato che gli si può attribuire, ho constatato che ha sempre coinciso con i momenti più belli della mia vita, periodi in cui ho raggiunto una meravigliosa condizione di benessere fisico, psicologico e spirituale.
Ecco. Il sogno che vorrei si realizzasse non ha dei contorni definiti, ma è uno stato mentale, un benessere dello spirito, suggerito dal perfetto equilibrio tra il "volo" dell'anima e la nostra reale esistenza.
I tuoi lavori sono caratterizzati da una fine ricercatezza cromatica; anche questo aspetto è il filo conduttore delle tue opere?
Ogni colore suscita un’emozione e rappresenta uno stato d'animo. Io penso a quadri davanti ai quali si possa avere una pausa di quiete, di benessere…che stimolino i ricordi, come quando in soffitta ritrovi una vecchia cartolina sbiadita e stai lì ad osservarla a lungo, mentre nella testa ti scorrono mille immagini. Quando dipingo ho bisogno di utilizzare colori che mi facciano stare bene, che mi permettano di esprimere esattamente l’emozione che sto provando, perché questa arriverà all’osservatore. Il più delle volte sono i colori caldi quelli che preferisco, i rossi e le terre; ma anche il verde, che è il colore dell’equilibrio. Dipingo strati di colori, sovrapponendoli in modo da creare una trama, che dia una vibrazione, così come i ricordi e le emozioni si sedimentano in noi andando a costituire la struttura del nostro essere.
Esiste un elemento germinale della tua poetica?
Penso che tutto nasca dal forte legame con la mia famiglia, dalla paura di diventare grande e “dimenticare” chi sono e da dove vengo; da qui la mia necessità di far ritorno al nido, di tanto in tanto; di riavvicinarmi alle mie radici attraverso il recupero della memoria come patrimonio primordiale, che rappresenta la fonte a cui attingere per aprire varchi tra il passato e il presente. La mia ricerca affronta il tema del rapporto tra la terra e l’uomo, dalle tradizioni popolari ai legami affettivi, tutti quegli intrecci relazionali che creano la trama di cui è composto il nostro “vissuto”. Il mio lavoro si colloca nel ricordo che ognuno di noi lega al proprio territorio.
La famiglia come ha vissuto la tua scelta di diventare pittrice? Ti è stata vicina durante il tuo percorso artistico? Lo ha condiviso?
La mia famiglia ha sempre condiviso le mie scelte, appoggiandomi in molte circostanze. Ognuno di loro ha in sé la naturale capacità all'amore ed è stato, quindi, altrettanto naturale il loro sostegno, sebbene non sia stata una scelta facile. Nella mia famiglia tutto ciò che fa bene al cuore è più importante di tutte le difficoltà che derivano
da una scelta di questo tipo. Questo legame è la cosa più importante della mia vita.
Se dovessi descriverla, dipingere per te è un’esperienz­­a più fisica o mentale?
È un’esperienza che appartiene ad una dimensione altra, racchiude in sé la fisicità del gesto creativo, dell’abbandono al colore e il viaggio mentale in egual misura ed in modo inscindibile.
Impegni futuri?
Ho in programma altre due importanti mostre pubbliche nei prossimi mesi: una ad Asti ed una a Bordighera. In un futuro, non troppo lontano, mi piacerebbe che si concretizzasse un’esperienza espositiva all'estero, penso che il confronto con altre realtà del mondo dell’arte sia fondamentale per la crescita artistica.


Intervista per ART OPEN SPACE
a cura di Cristina Polenta
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