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giovedì 15 ottobre 2015

Un'intervista a... LISA BARBERA

Lisa Barbera con i suoi quadri colora la vita delle persone, rende la quotidianità meno grigia, regala leggerezza. I suoi bizzarri personaggi colorati a volte ti portano un velo di dolce nostalgia facendo affiorare nella tua mente un ricordo del passato, un momento tenero legato all’infanzia e a quegli affetti che magari non ci sono più, ma nella maggior parte dei casi suscitano stupore e tenerezza, ti riempiono il cuore di gioia e ti donano istanti traboccanti di autentica meraviglia.
Sei in compagnia di un’amica che non vedevi da tanto tempo, ognuna parla di sé, di ciò che ha fatto, che è diventata.. cosa le racconteresti di te?
Di sicuro ne avrei di cose da raccontare, nella mia vita sono successe davvero tante cose, ho fatto tantissimi lavori, accumulando tantissima esperienza. Ho conosciuto tantissime persone, e ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa. Ho viaggiato tanto, altro mio interesse nella vita e ho visto posti meravigliosi, e anche se in parte non ho raggiunto alcuni miei obiettivi, resto sempre una persona ottimista e credo fortemente che “il meglio deve ancora venire” . Ma di sicuro concentrerei i miei argomenti sui lati positivi della mia vita, i miei amori: famiglia, marito e la mia arte.
..e della tua arte cosa le racconteresti?
Raccontandole della mia arte, menzionerei dei miei inaspettati successi.
I miei personaggi sono nati recentemente, nel settembre del 2012 disegnavo il mio primo personaggio. E da allora è stata un’ascesa verso quello che io stessa, imprimendo con matita e pennello, quel giorno non mi sarei mai aspettata. Inizialmente le prime persone che vedevano le mie opere erano amici e parenti, da loro è iniziato un enorme interesse verso le mie creazioni. Volevano arredare casa con questi personaggi colorati e fiabeschi. Grazie ai loro incoraggiamenti ho iniziato a esporre le mie opere pubblicamente e da lì si sono susseguite, mostre, contest artistici e tante altre persone che tutt’oggi mi chiedono di avere un personaggio tutto per loro.
Dalla tua fantasia han preso vita poetici personaggi che si contraddistinguono per avere un solo grande occhio; me ne parli?
Prima di disegnare loro, la mia pittura era astratta, forte anche degli insegnamenti accademici.
A causa di varie vicissitudini, ho smesso per bel pezzo di dipingere e disegnare. Un giorno ho deciso di riprendere una matita in mano e dar vita a quello che avevo dentro…erano successe tante cose, ed io non ero più la persona di qualche anno fa.
Ho iniziato a disegnare e con mio grande stupore sono venute fuori delle immagini di donne, di bambini e di uomini, che mi osservavano con questo grande occhio. Ogni personaggio viveva in me, e continua a vivere in me, ognuno di loro mi racconta una storia, e riempie la mia vita, e da qualche tempo anche quella delle persone che hanno imparato ad apprezzarmi come artista.
Il grande occhio con il quale mi scrutano è la porta dell’anima, un’unica e grande anima. Ovviamente andando avanti è diventato un segno distintivo della mia arte.
Del tuo passato di astrattista cosa ti è rimasto? Senti un po’ la mancanza di quel tipo di linguaggio oppure no?
Credo fortemente che tutto il mio passato abbia contribuito a creare i miei personaggi.
In un certo senso è come se io per anni, avessi messo tutto il mio sapere, tutte le mie esperienze, tutte le mie emozioni in un grande sacco, miscelato per bene, e svuotandolo fossero usciti proprio loro: i miei personaggi. Del mio passato da astrattista, ho imparato a disegnare oggetti e persone in modo immaginario, le forme infatti non rispecchiano una linea anatomica reale. Il segno è rotondeggiante, con l’uso di un tratto marcato e di colori vivaci. Per il resto credo fortemente che ognuno di noi imprima con matita o pennelli la propria personalità, quello che inconsapevolmente vuole comunicare al mondo. E certe cose non si possono modificare se sono dentro di noi.
Come descriveresti il tuo rapporto con l’arte?
Fin da bambina, mi divertiva tantissimo disegnare. Mi ricordo che alle scuole elementari ad ogni tema che la maestra ci dava, io aggiungevo alla fine il disegno che lo sintetizzava. Quindi fin da piccola avevo già le idee chiare, ho scelto infatti di seguire un percorso di studi artistici, perché non riuscivo ad immaginarmi un giorno, di vivere e lavorare al di fuori dell’ambito artistico. Anche se, devo dire, che non è facile lavorare con l’arte, o meglio, non è facile vivere di sola arte. Bisogna sempre reinventarsi, creare nuova arte, trovare sbocchi nuovi, conoscere persone diverse che credono in te. Insomma certi lavori sono più difficili di altri e questo è uno di quelli che se non ci metti tutta te stessa, puoi chiudere bottega. Sintetizzando posso dire che amo estremamente l’arte, in tutte le sue forme, e credo fortemente che gli artisti abbiano davvero una marcia in più; peccato che il mondo a volte dimentichi questa cosa, relegandola come ultimo interesse, mentre per me l’arte dovrebbe occupare e occupa il primo posto nella vita, perché è cibo per l’anima.



Mi sembra di capire che più che una passione, l’arte per te è una vera e propria vocazione.. riusciresti ad immaginare la tua vita professionale in un settore diverso, o lo ritieni impossibile?
In effetti c’è un settore lavorativo che mi piace tanto, ed è l’insegnamento. Ho insegnato per diversi anni.Ho iniziato durante gli anni universitari, aderendo ad alcuni progetti che organizzava il comune di Catania contro la dispersione scolastica, andavo nelle scuole a rischio a fare laboratorio creativo. Lì ho capito che poter trasmettere ad altre persone il tuo sapere, poter trasmettere il tuo mondo è davvero importante, perché lasci un segno indelebile a quelle che saranno le generazioni future. Così com’è stato per me. Ancora ricordo gli insegnamenti di maestre e professori. Poi ho continuato con altri progetti nelle scuole superiori, ho insegnato a persone pensionate e a disabili. Da queste esperienze ho ricevuto il più grande insegnamento di vita, ho capito quando importante sia interfacciarsi con realtà diverse dalle nostre, ma soprattutto ho capito che ogni persona che ti ritrovi davanti, può regalarti una marea di lezioni di vita.
Come artista, ti piacerebbe essere ricordata per …?
Ancora mi ritengo agli albori, ho tanti progetti in mente, tanta voglia di sperimentare e di emozionare. Ma se dovessi pensare un giorno di essere ricordata in un modo, sicuramente mi piacerebbe essere ricordata per un’artista che ha colorato un po’ la vita delle persone. Anche se per un giorno. Guardando i miei quadri, vorrei che le persone provassero tenerezza, gioia e allo stesso tempo un po’ di nostalgia, per qualcosa di perso che mai riusciranno a recuperare. Chessò; l’infanzia, un cuore puro che solo un bambino può avere, lo stupore per ogni cosa bella, la fragilità, i ricordi di un’epoca che non tornerà più, l’odore dei tuoi genitori quando ti abbracciavano da piccola, i sapori della cucina della nonna. So che è difficile comunicare tutto ciò, però io ci provo e vorrei che chi guarda le mie opere lo percepisca e che mi ricordasse per questo, per avergli fatto riprovare, anche solo per un minuto, questa sensazione.
C’è un obiettivo a cui tieni particolarmente e che vorresti vedere realizzato?
In realtà oltre a quello che ho scritto sopra, un altro mio obiettivo (probabilmente comune a molti artisti) è quello di farmi conoscere nel mondo. Comunicare le mie emozioni e lasciare la mia impronta. Inoltre da un po’ di tempo sto cercando di contribuire con i miei disegni alla sensibilizzazione su temi che riguardano le problematiche sociali. Questo progetto, si sta espandendo e spero di farlo diventare un grosso ramo del mio albero creativo.
Per fare ciò so che ho ancora tantissima strada da fare, ma soprattutto questa strada la voglio percorrere in maniera serena e spontanea, senza precostruirmi una direzione o una meta forzata.
Questo tuo progetto è davvero interessante e merita di essere approfondito, puoi raccontarmi qualcosa di più in proposito?
Quest’anno ho conosciuto delle persone che si muovono nel sociale. Già da anni loro hanno creato un’associazione contro il femminicidio , finalizzata a tenere vivo il ricordo di una ragazza del loro paese, morta in questo atroce modo e alla lotta di questa piaga. A fine dicembre 2014 ricorreva l’anniversario della morte di questa ragazza e per questa data hanno organizzato due giorni in suo ricordo, un “incontro e confronto civico”, invitando diverse persone che parlassero in merito a questo tema. Ovviamente le due serate vertevano anche su cortometraggi, spettacolo (sempre a tema) e in questa occasione mi hanno invitata ad esporre delle mie opere inerenti questo argomento.
Per l’occasione ho realizzato sette quadri; ho rappresentato un uomo troppo innamorato che per troppa gelosia teneva ingabbiata la propria donna, donne sole nell’oscurità della paura, donne appese a fili come bambole da manovrare, ecc…
Ho deciso di donare i quadri all’associazione per una raccolta fondi, sono stati venduti e il ricavato è andato in parte all’associazione stessa e in parte devoluto ad Emergency. Questo è stato il mio contributo per una giusta causa. Da questa esperienza è nata una bella amicizia che mi porterà a partecipare ad altre attività con loro e devo dire che in me è nata anche una fiammella di solidarietà, che sicuramente vorrò approfondire anche con altre associazioni.



Intervista esclusiva di ART OPEN SPACE
per la mostra STORIE COLORATE - Rassegna d'Arte 2015
a cura di Cristina Polenta 
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