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giovedì 29 settembre 2016

Un'intervista a... GENNARO BARCI

Come la vita a volte prende pieghe inaspettate, così le sculture di Gennaro Barci assumono autonomamente forme proprie, spontanee.
L’artista si lascia guidare dalla materia e dal colore: osserva e ascolta, il suo plasmare è un percorso nel quale si lascia condurre da ciò che questi due elementi in qualche modo gli sussurra
no. Le sue sculture sono forgiate da un istinto che prende forma attraverso il calore, che adopera per modellare e cristallizzare l’evoluzione di ogni sua opera, per fissare ogni minimo istante, dalla nascita alla realizzazione. In ogni scultura è visibile tutto il ciclo creativo che l’ha resa tale, ogni opera è uno scrigno trasparente di colori che hanno preso forma.
La tua carriera artistica ha inizio con la pittura, di cui ti affascina da subito l’aspetto cromatico. Quando matura in te l’esigenza di personalizzare e sperimentare l’utilizzo del colore?
Comincio a dipingere in un momento particolare della mia vita. L'arte diventa una valvola di sfogo. Dopo un periodo iniziale in cui nei miei lavori domina la materia, trovo quasi subito nel colore il mezzo più effi-cace e diretto per esprimermi.
La mescolanza dei colori e le infinite combinazioni che possono scaturirne, per te diviene vera e propria materia di studio, alla quale dai un nome: “blending”. 
A quali conclusioni sei giunto?
Il “blending” (termine che utilizzo per definire la propensione naturale degli smalti liquidi a mescolarsi tra loro) non è un concetto nuovo, anche se, a mio giudizio, trascurato. L'automatismo che è alla base del blending permette di ottenere una “spersonalizzazione” dell'atto creativo, attraverso cui credo sia possibile svelare gli aspetti più intimi e nascosti dell'inconscio e di favorire l'afflusso di sensazioni, emozioni e, in genere, concetti che vanno al di là della sfera del reale.
Altro passo importante del tuo percorso è la scoperta del metacrilato, dapprima come supporto per i tuoi dipinti e successivamente come materiale principale, unito al colore, di quelle che poi diventeranno vere e proprie sculture. Mi racconti questa esperienza? 
Il processo di metamorfosi che interessa il colore era difficile da mostrare, perché quello che resta del processo è solo la soluzione finale. Lavorando su un supporto trasparente, come il metacrilato, noto che, mentre da un lato i colori si mescolano, sul lato opposto del supporto (il lato non dipinto), resta impresso il momento iniziale del processo creativo, prima che il colore cominci a mescolarsi.
Mi ritrovo cosi di fronte ad un quadro con due diverse facce che svelano due momenti diversi del proces-so di metamorfosi: l'inizio e la fine. Decido dunque di provare a modellare il supporto dipinto per rendere fruibile l'opera nella sua totalità. Con il tempo comincio a pensare che formando il pannello dipinto forse è possibile rendere maggiormente comprensibili le sensazioni nascoste tra le sfumature dei colori: attra-verso la scultura credo si possano rendere le soluzioni dell'atto pittorico più dirette e immediate. Proseguo  la mia ricerca in questo senso e, nel 2014, decido di pubblicare il mio enunciato programmatico sulla Seconda Forma, dove in sintesi dichiaro che, per descrivere e rendere tangibili concetti legati all'immateriale, è necessario attraversare una prima fase di spersonalizzazione del processo creativo attraverso un atto pittorico, seguito da una fase scultorea in cui l'opera pittorica viene resa fruibile.
Quindi, il metacrilato ti consente di cristallizzare in ogni tua opera tutte le fasi dell’intero processo creativo e renderlo in questo modo visibile nella sua interezza
Non solo, mi permette anche di dare forma al colore: il metacrilato è un materiale termoformabile a temperature relativamente basse, il che mi consente di modellare con il calore i pannelli dipinti senza intaccare o, in qualche modo, modificare la struttura e la soluzione estetica del prodotto dell'atto pittori-co.
A cosa ti ispiri per dar vita ad una tua scultura?
Le mie sculture credo siano, nella maggior parte dei casi, il prodotto di un automatismo. Il vero momento in cui mi esprimo è quello in cui dipingo. E quasi sempre non parto da alcun concetto preciso. Sostanzial-mente la fase pittorica è un momento di espressione libera, potrei dire incontrollata. E attraverso la scultura, in un certo senso, ritorno in me, rianalizzo quell'attimo di espressione “incontrollata” e lascio che il quadro acquisisca la sua forma, che in fondo esiste già nel momento stesso in cui dipingo. Si potrebbe dire che quando dipingo fecondo l'anima, il momento scultoreo è la sua gravidanza.
Come per la fase pittorica, anche quella successiva in cui trasformi il quadro in scultura lasci che sia incontrollata e spontanea, o sei tu a decidere e determinare la forma?
Come dicevo prima, la scultura è sostanzialmente la fase in cui tento di ricostruire e dare forma a qualcosa che ho già espresso attraverso la fase pittorica, per cui credo possa definirlo un processo spontaneo. Anche se alcune volte formo i pannelli dipinti traendo spunto dalla realtà che mi circonda, come fiori o farfalle. In quei casi il processo scultoreo risulta maggiormente controllato.
I tuoi prossimi progetti a breve termine?
Ho diversi progetti in mente…
Seguitemi sui social per scoprirli di volta in volta.


Intervista esclusiva di ART OPEN SPACE, pubblicata nel catalogo della mostra personale di Gennaro Barci: FORMA, COLORE E TRASPARENZE - Rassegna d'Arte 2016 di ART OPEN SPACE, a cura di Cristina Polenta.

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