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lunedì 24 aprile 2017

Un'intervista a ... ROBERTA CONGIU

L’uso esclusivo della penna a sfera per la realizzazione dei suoi lavori, lo definisce, il suo marchio di fabbrica. Si esprime con una precisione e nitidezza del segno e dell’immagine impressionante, con strati e strati di trame di fili di inchiostro nero dà vita a forme, luci ed ombre. In ogni suo disegno traspare una grande sensibilità nonché tecnica e passione, questo mix di elementi è alla base del suo straordinario modo di plasmare su carta le proprie ispirazioni. Originale nei ritratti, dove del soggetto riporta solo un dettaglio, un’espressione o una posa sufficiente a mostrare la vera essenza del carattere e della sua personalità: un ritratto dell’anima. Roberta Congiu è un’artista che si distingue per la grande eleganza delle sue opere, un estro creativo unico e uno stile fortemente riconoscibile.
Ti sei diplomata in pittura col massimo dei voti all'Accademia delle Belle Arti di Sassari, con una tesi sull'utilizzo del mezzo fotografico in pittura. Come mai, poi, hai scelto la penna a sfera come strumento per la realizzazione delle tue opere?
L’amore per le penne a sfera in realtà ha radici lontane: è uno strumento che ho sempre utilizzato, per esempio, anche ai tempi del liceo artistico, per l'elaborazione di bozze veloci o come complemento per tecniche miste. Diversi anni fa poi, l’esigenza di ottenere un chiaroscuro intenso e marcato nei lavori su carta ha fatto sì che le impiegassi sempre più regolarmente, fino a diventare l'unico mezzo tecnico con il quale creo le mie opere. Se vogliamo, oramai, è un mio marchio di fabbrica.
Lavori sono solo rigorosamente in bianco e nero o a volte usi anche penne colorate?
Il bianco e nero è la mia dimensione ideale. Sono ormai tanti anni che lavoro in questa modalità monocroma, ma non passa giorno in cui mi riprometto di tornare al colore.
Il ritratto è al centro della tua produzione artistica; lo è da sempre, o ci sei arrivata col tempo?
Il volto umano, che io ricordi, è sempre stato al centro del mio interesse, così come il nudo e gli scorci urbani (tematiche che riprendo periodicamente); col tempo, invece, è arrivata l'esigenza di approfondire la tematica del ritratto, raffinando e curando l'espressività e la caratterizzazione psicologica del soggetto attraverso una descrizione analitica, a volte particolarmente secca e minuziosa, eppure spontanea. Ciò che mi propongo di ricreare è una specie di sunto bidimensionale del soggetto, una riconoscibilità a 360 gradi del suo essere esteriore ed interiore, senza fare ricorso a pose innaturali o idealizzazioni tecniche di sorta. Un'analisi che mira alla caratterizzazione, anche immortalandolo parzialmente attraverso il “ritaglio” di alcune porzioni di viso, per esempio occhi o bocche come nell'opera Multiplicity.



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