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giovedì 28 settembre 2017

Un'intervista a... CRISTIANA ZAMBONI

L'esaltazione della bellezza è la sua cifra stilistica, il corpo è il suo soggetto preferito di cui scru-ta e riproduce ogni dettaglio, dalla tensione dei muscoli alla morbidezza delle linee e delle forme. Corpi che parlano, che si esprimono attraverso la loro magnificenza, la perfezione dei particolari che diventano emozioni che ci ricordano chi e cosa siamo, il nostro essere vivi e rea-li. Cristiana Zamboni è un'artista capace di tradurre in chiave moderna i canoni del rinascimento e dell'arte classica, riportando al centro della scena la perfezione e lo splendore senza tempo del corpo umano.

Sei spesso presente in mostre personali e collettive, i tuoi lavori riscuotono un grande successo. Quando è iniziato il tuo percorso artistico, e in che modo?
Ho sempre fatto arte, in prima elementare ho vinto il mio primo concorso , i bambini dovevano disegnare una foglia per la città di Milano e la mia è stata scelta. Ho sempre disegnato creando grandi disagi in casa, diciamo che le pareti bianche di casa mia sono sempre state un richiamo fortissimo ed erano completamente disegnate con qualsiasi colore, anche il lucido da scarpe andava benissimo.
I miei genitori hanno provato a ridipingerle ma alla fine hanno ceduto e sono rimaste così fino a quando ab-biamo cambiato casa. Ho frequentato il liceo artistico a Bergamo , diplomata volevo fare arte e restauro a Firenze ma la mia famiglia non era molto d’accordo così come per l’Accademia di Brera per cui ho optato per grafica pubblicitaria e design d’interni e giardini, corsi di disegno dal vero e figura.
Subito dopo la scuola di grafica ho lavorato in studi di grafica a Milano, ho creato due pubblicità che sono uscite sul Corriere  della Sera per la Fiera dello Smau, progettavo vetrine e stand per le fiere. Parallelamente ho cominciato a lavorare in uno studio che creava quadri d’arredo , io ero specializzata nel figurativo con grandi dimensioni e mi è sempre rimasta questa traccia, mi hanno insegnato moltissimo, l’uso della tecnica giusta, piuttosto che l’uso dei gessi liquidi e la capacità di stravolgere la tecnica al servizio dell’opera. Diciamo che la bottega mi ha insegnato moltissimo, molto più della scuola.
Con molta fatica cerco di lavorare su dimensioni più piccole per motivi organizzativi delle mostre ma è una grandissima limitazione. Ho avuto una pausa dall’arte lunga dieci anni lavorando come contabile, o meglio, ho sempre disegnato per me ma non esponevo e m’interessavo dell’arte solo visitando mostre poi, sempre per caso, hanno iscritto una mia opera ad un concorso ed ho vinto, diciamo che è stato l’input per ricominciare e tutto è rinato naturalmente fino a ridiventare il mio lavoro da qualche anno.



Le tue tele sono di forte impatto visivo, colpiscono per la loro eleganza e l’armonia, hai uno stile ben definito. Cosa, oppure chi, ti ha ispirato la tua scelta stilistica?
Al liceo ho avuto la bellissima fortuna d’essere guidata da due professori meravigliosi, che amavano davvero l’arte ed i loro alunni ed insegnarla era davvero la loro missione. La mia professoressa d’arte mi ha fatto amare l’arte classica, il periodo rinascimentale e neo classico. Sono molto legata alla loro concezione d’arte, all’utilizzo puro dei corpi umani per rappresentare le emozioni del mondo, aiutare l’uomo ad avere la piena concezione d’essere vivo e reale.  Amo la loro idea di bellezza, il modo d’esprimere con pulizia e doverosa no-vizia di particolari ciò che siamo. Penso alla Nike di Samotracia, la maestosità che l’essere umano ha e che sta completamente perdendo, la continua ricerca della perfezione di Michelangelo, il realismo del Caravaggio ed il suo studio della luce. La morbidezza delle forme del Canova che riusciva , attraverso il marmo, a rap-presentare la più grande morbidezza e dolcezza delle sue statue.
Non credo nella rappresentazione di scene violente per colpire l’attenzione dello spettatore, quasi a dover per forza scioccare per urlare che l’arte c’è, esiste e ci sarà sempre.
Per passare un messaggio che dovrebbe portare l’uomo ad esser consapevole del periodo del nulla in cui vive. Violenza su violenza per esprimere un concetto di bellezza, di per sé non li trovo logici nella stessa frase. Sono molto convinta del contrario, entrare con la bellezza, dolcemente quasi in punta di piedi nell’interno del-la mente dello spettatore sia molto più efficace e duraturo.
Il mio professore di figura era molto pignolo, stava attento alla nostra capacità d’esprimere il particolare. Ha sempre detto che il corpo umano parla ed è l’unico linguaggio davvero onesto che non si può controllare. La capacità di interpretare questo linguaggio è alla base dell’artista. La magia dell’occhio artistico sta nella capacità di vedere anche ciò che non c’è ma è dentro l’uomo, riuscire a recepirlo e riportarlo sulla tela, così che tutti possano vederlo, devono vederlo e, l’intelligenza dello spettatore dovrebbe fare il resto, dovrebbe farlo suo e riportarlo nella sua vita. Il corpo umano è una macchina meravigliosamente armonica, bellissima, che ha la capacità di poter esser manipolata per rappresentare qualsiasi messaggio e attraverso la mancanza di colore e solo col chiaro scuro, si ha la possibilità d’intensificare le emozioni che la nostra mente crea ed elabora, dare allo spettatore l’occasione di potersi riconoscere nell’immagine, di sentirsi parte di un disegno, di una composizione. Quasi ad annullare la sua solitudine emozionale, dargli una conferma che il bisogno d’emozione assopito che in realtà ha , è normale, lo può provare.
Vorrei che chi osserva le mie opere capisca che ogni emozione è naturale, che c’è per esser provata , che guardandosi e rispecchiandosi nei miei soggetti abbia la conferma che lui è così e per questo è stato progetta-to, per questa idea di bellezza che deve esserci nella sua vita.
Se ti dico ARTE, cosa ti viene in mente?
L’arte per me è tutto. Tutto quello che ci circonda, il passato il presente ed il futuro.
L’arte è la bellezza che ci racconta epoche passate, il loro linguaggio rappresentativo e quello che vogliono narrarci, quello che vogliono lasciarci.
La mia professoressa d’arte classica mi ha insegnato a guardare un’opera nel suo complesso, collocandola nel suo periodo storico, osservare cosa volevano raccontarci con quel soggetto e con quella tecnica. Paragonava  una statua od un’opera ad un libro di storia.
Se penso all’arte inevitabilmente mi ritrovo nella Grecia antica, nella Firenze di Cosimo de’ Medici.
L’arte potrebbe davvero cambiare il mondo se non la si usasse per il proprio arricchimento, se la si rispettasse come veniva fatto nelle epoche passate ed usata per fini più alti.
Il più bel ricordo legato alla tua carriera.
Sicuramente la mia partecipazione alla mostra collettiva tenutasi a novembre 2015 al Palazzo della Permanente di Milano, un’importante istituzione nel mondo dell’arte milanese. Che quest’anno ha portato ad un’ulteriore selezione di quaranta opere su circa duecentosedici tra quelle che avevano partecipato, per esse-re inserite in un catalogo di pregio consegnato al Presidente della Repubblica Italiana. Un’esposizione che sta diventando itinerante e sarà portata nell’ambiente del design mondiale. Devo dire un bellissimo ricordo ma ancor più una grandissima soddisfazione.

Intervista esclusiva di ART OPEN SPACE, pubblicata nel Marzo 2017 sul blog e nei cataloghi in occasione della mostra personale di Cristiana Zamboni: OLTRE IL CORPO - Rassegna d'Arte 2017 di ART OPEN SPACE, a cura di Cristina Polenta.




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